*Ammetto che il titolo non è mio ma preso da un articolo della rivista Archeologia viva che, a sua volta, lo prende in prestito dal film di Peter Jackson (o dal romanzo di Alice Sebold, se vogliamo) ma era troppo bello per non riutilizzarlo!
L’argomento di questo post potrebbe sembrare macabro. A qualcuno folle. Perché l’argomento di questo post sono le mummie. Ma non le mummie che si vedono nei film horror ma le mummie quelle vere. Corpi umani mummificati, intendo.
E ora vi chiederete il perché di questo argomento e, probabilmente, il perché, alla fine, non verrà neppure fuori. Ma partiamo dall’inizio. Che è un bel po’ lontano.
Non so di preciso se sia successo qualcosa quando ero molto piccola e che non ricordo ma quello che è certo è che le mummie mi hanno sempre fatto un bel po’ di paura. Quando da piccola viaggiavo con i miei genitori e mio fratello ci capitava spesso di visitare musei di tutti i tipi e in tutte le città europee. E in qualcuno di questi musei capitava che ci fossero delle mummie. Egizie per lo più. E di solito totalmente avvolte in bende da non lasciar trapelare nulla del corpo sottostante. Ma, a volte, erano anche mummie naturali conservate benissimo. Ecco, io ne ero terrorizzata. Quando sapevo che c’era una mummia o pensavo che ce ne potesse essere una non avevo il coraggio di entrare nella sala e mandavo sempre avanti mio fratello per dirmi se faceva paura o meno (non che servisse a molto dato che a lui non facevano mai paura mentre a me sempre). Poi entravo nella stanza di solito nascosta dietro mio fratello, preferibilmente, o i miei genitori, cercando di guardare il meno possibile ma non resistendo alla tentazione di sbirciare. Perché nonostante ne avessi paura ero anche terribilmente affascinata da questi corpi che, un tempo, erano stati uomini e donne come noi. Era quel residuo di umanità che da quei corpi trapelava che mi affascinava enormemente e mi costringeva a sbirciare da dietro una spalla.
Ho avuto sempre un grande rispetto per la vita, anche per quella che non c’è più. Penso che uno al proprio corpo, bene o male, ci si affezioni. È quello che di te gli altri vedono per la maggior parte del tempo, in fondo. E, forse, è proprio questo che mi affascina nelle mummie, il fatto che un corpo possa restare, quasi intatto, dopo la morte, come se conservasse ancora un anelito di vita. È come se la mummificazione riuscisse ad interrompere il correre del tempo, ad arrestare il degrado inevitabile che accompagna la morte. Ecco, una mummia è un furto ai danni della morte. Sì, forse è proprio questo che mi affascina.
E ancora adesso se vedo una mummia sono colta dall’irresistibile desiderio di sapere. Chi era quella persona in vita? Perché il suo corpo si è conservato? È stato intenzionale, voluto o è stato un caso? E anche se ancora adesso non riesco a guardarle senza distogliere lo sguardo non posso fare a meno di girarci intorno perché ne sono irrimediabilmente attratta.

- Donna con due bambini Periodo precolombiano, 1000 – 1400 d.C. America meridionale Musei Reiss-Engelhorn, Mannheim (D). E, secondo me, questa è la mummia più bella del mondo! Volevo fare un ingrandimento di questa immagine ed appenderla in casa ma poi ho pensato che mi avrebbe presa per pazza anche l’omino che viene a leggere il contatore dell’acqua ed ho desistito…
E così se mi capita sottomano un giornale o una rivista dove si parla delle mummie non resisto e mi metto a leggerlo (non subito però che la paura c’è sempre ed è la prima, istintiva sensazione. Di solito lo tengo lì per un po’, anche qualche giorno, e dopo mi decido e lo leggo anche più volte ma, soprattutto mi guardo le foto). Ultimamente ho trovato un articolo della rivista Archeologia Viva che parla delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo in cui sono conservate qualcosa come 8000 mummie tra naturali ed artificiali. Le Catacombe ospitarono fin dal XVI secolo i corpi dei religiosi dell’ordine dei Cappuccini dopo che, come narra la leggenda, a causa di lavori di ampliamento della chiesa soprastante, furono riesumati i corpi di 45 frati cappuccini là seppelliti e furono ritrovati pressoché intatti. Chiaramente l’episodio fu interpretato come un segno divino (mentre, evidentemente, i corpi furono sepolti in un luogo in cui si presentarono le condizioni fisiche e chimiche che innescarono un processo di mummificazione naturale) e i corpi disseppelliti furono esposti. Da quel momento in poi si continuarono a seppellire nelle Catacombe, dopo averli mummificati, i corpi dei frati Cappuccini dell’adiacente convento. Con il trascorrere degli anni le Catacombe divennero sempre più famose e cominciò ad essere considerato un onore poter essere seppelliti al loro interno. E così, nel corso dei secoli, il numero di persone mummificate e conservate nelle Catacombe è aumentato a dismisura tanto da raggiungere la cifra attuale.
Tra queste la più bella e la più impressionante allo stesso tempo è la mummia di Rosalia Lombardo, morta poco prima di compiere due anni nel 1920 di broncopolmonite. Questa mummia artificiale conservata benissimo è anche nota come la Bella Addormentata proprio perché la bambina sembra dormire. La mummificazione venne eseguita dal dottor Alfredo Salafia che conservò il segreto del suo metodo di mummificazione fino alla morte.
C’è in tutto questo un senso di rispetto e di pietà per questi corpi, come se, attraverso la cura e la dedizione con cui sono conservati, si potesse mantenere in vita anche l’anima di questi defunti. La stessa sensazione la provo anche davanti ai corpi delle mummie naturali, come la donna con i bambini raffigurata sopra o di fronte alla famosa mummia di Ötzi.
Una sensazione di fastidio, di disagio e anche un po’ di sana rabbia, invece, me la procura la mostra attualmente in corso a Roma: Body Worlds – Il vero mondo del corpo umano. Non so se ne avete sentito parlare ma pare stia riscuotendo parecchio successo. Si tratta di corpi umani plastificati secondo la tecnica messa a punto da Gunther Von Hagens. La mostra ha lo scopo di illustrare il corpo umano come non è mai stato visto prima attraverso l’esposizione di corpi, organi e tessuti plastificati. Pare che ci siano delle persone che hanno volontariamente donato il proprio corpo per questo (del resto, da questo punto di vista, io sono assolutamente per il libero arbitrio. Ma il mio, di corpi, per una cosa del genere non lo avranno mai! Questo sia chiaro) e che tale pratica si stia diffondendo sempre di più.
Ecco, questo è esattamente il contrario di ciò che intendevo prima. Mentre le mummie di cui parlavo trasmettono un senso di rispetto per i corpi tanto da volerli conservare intatti, quasi vivi, le mummie plastificate mi danno l’idea di corpi violentati, oltraggiati, svuotati volontariamente della loro anima per divenire oggetto di appagamento intellettuale dimenticando completamente il rispetto, la compassione e la pietà per la scomparsa della persona a cui quel corpo apparteneva.
E quindi proprio perché amo le mummie e il rispetto che emerge dalla conservazione di questi corpi non credo che potrò mai amare le mummie più famose del XXI secolo.



Concordo con te. Io in passato (da giovane) ho anche visitato i Cappuccini di Palermo ed effettivamente oltre ogni reazione c’è il rispetto oer quello che sono stati in passato quei corpi. Ci sono storie racchiuse in quei corpi essiccati e in apparenza informi. Si crea una sorta di ammirazione per quelle mummie che testimoniano si il nostro passato, ma sono anche l’essenza di persone che hanno vissuto di vita propria. Testimonianze del genere sono tante, la stessa mummia Otzi di “recente” scoperta rappresenta da solo una storia di una persona la cui vita è stata poi cristallizzata dalle nevi. Negli anni di studio, ho lavorato a scavi archeologici (in Normandia) e ho partecipato e trovato in prima persona, sepolture medievali. Certo non erano le mummie egizie o quelle dei Capuccini, ma il loro ritrovamento, mi incuteva un rispetto e mi sollecitava tutta la curiositá di boler conoscere quello che era stata la storia e la vita di quegli storici resti!
Per quanto poi riguarda quel pazzo (crefo tedesco!) medico, anestetista che si è “dedicato all’arte”, credo non valga neppure la pena sprecarsi, e chiederei a tutti boicottare una strumentalizzazione che non ha niente di rispettoso ne di artistico!
La mummia è una sfida al tempo e alla morte stessa; in genere mi affascinano, più raramente mi intimoriscono, anche se quelle particolarmente ben conservate sembrano davvero potersi rianimare da un momento all’altro.
Ho visitato anch’io di recente le Catacombe dei Cappuccini di Palermo e devo dire che, forse anche per “l’ambientazione” ristretta, sono stato abbastanza a disagio. Mi è sembrato differente dal solito vedere mummie vecchie di poche centinaia di anni anziché un migliaio, e la sensazione di vicinanza nel passato di quelle vite mi ha messo alla prova.
@lois: Sono molto contenta che tu concordi per quanto riguarda Body Worlds. Credo però che il successo che sta avendo la mostra anche da noi dimostri il contrario di ciò che pensiamo io e te. Purtroppo il pubblico, oggi, è abituato alla spettacolarizzazione del corpo in tutte le sue forme. Da questo ai corpi plastificati ottenuti da Von Hagens il passo è breve.
@Man from Mars: Capisco la sensazione che puoi aver provato nelle Catacombe dei Cappuccini. In effetti la contiguità temporale fa ancora più effetto rispetto a un qualcosa di lontano da noi. Io quelle non potrei mai visitarle. Non basterebbe una spalla dietro cui nascondersi! Ma da quando ho trovato l’articolo di cui parlavo non faccio altro che sfogliarlo. Non c’è verso, è più forte di me.
non ho mai pensato alle mummie o alla mummificazione e al loro messaggio di rispetto per il corpo e la vita.Mi hai fatto pensare
E alla fine mi pare che seppure bene conservate siano involucri,ma la persona ,che per me è il suo intelletto e non il suo corpo,dove è finita?Nel nulla,nell’oblio,svanita,lasciando la confezione a noi.
Insomma preferisco diventare polvere
E’ vero. La persona non c’è più. Ma l’involucro sì e, in certi casi, è commovente che quel che resta lo faccia così a lungo ed in maniera così evidente che è come se avesse ancora qualcosa da dire, una storia da raccontare. E’ questo che mi affascina e mi commuove. Ed è questo che merita il rispetto di cui si parlava.
Quando penso alle mummie mi viene in mente…… Tomb Raider 4! Sbucavano all’improvviso e mi facevano una paura matta! Tornando seri, le mummie (quelle vere) non mi trasmettono nulla di più di uno scheletro: anche quello è il resto di un corpo, conservato peggio, questo sì, ma un tempo era pur sempre una persona. Anzi, le mummie mi sembrano addirittura più innaturali nei loro dettagli, dall’incarnato alle rughe sulla pelle. È uno sfuggire alle regole del mondo, che sia la decomposizione o il precetto religioso “cenere sei e cenere ritornerai”. Innegabile però l’aiuto che un resto ben conservato fornisce agli studiosi; talvolta è possibile addirittura ricostruire le abitudini alimentari analizzando il contenuto dello stomaco (sic!).
A proposito, vorrei ricordare anche un altro tipo di “mummie”: i calchi dei morti di Pompei. Non so se li hai mai visti (io una sola volta, quasi 10 anni fa), ma ti assicuro che fanno una certa impressione: uomini, donne e bimbi fotografati nella roccia lavica nel momento della loro morte. Quelli sì che sono davvero toccanti!
Dei calchi di Pompei volevo anche scriverne nel post! Non li ho messi solo perché già mi sembrava di aver toccato troppi argomenti e poi quelle, tecnicamente, non sono mummie, appunto. Però sì, li ho visti e devo dire che la sensazione è esattamente la stessa che provo con le mummie. Questo senso di fuga dalla morte o, se preferisci, il tentativo vano di voler preservare la vita. Davvero non ti commuove?
Ti ripeto, anche per gli scheletri ho lo stesso senso di rispetto e commozione, l’idea che un tempo erano vivi esattamente come me e te non può non sfiorarmi e farmi rabbrividire. Sarà che ho un’idea più pragmatica della morte e dei resti umani, ma se tutti noi non morissimo oppure ci conservassimo intatti eternamente, tutta la Terra non basterebbe e le future generazioni sarebbero costrette a camminare su strade lastricate di mummie! Quando qualcuna di esse sfugge a questa regola in modo naturale (senza processi umani di imbalsamazione, tipo egizi o altri) è inevitabile sentirle particolarmente vicine, ma quasi tutte sono ferme nel loro (dolce?) sonno di morte. Già i calchi di Pompei sono più particolari, perché trasmettono l’orrore della vita strappata prematuramente dal cataclisma, l’agonia e la paura sono impresse nelle pose tese e spaventate. Visivamente è più facile accettare una morte che sembra serena (nonostante poi possa esser avvenuta nel modo più crudele della storia) rispetto a una irrigidita dalla roccia lavica….
Anch’io sono sempre stata attratta dalle mummie fin da piccola; in special modo mi hanno sempre incuriosita le mummificazioni “naturali”, quelle che non hanno avuto bisogno dell’intervento umano. Stranamente non ne ho mai avuto paura (sono una fifona in genere) ma provo le stesse emozioni che hai descritto tu molto bene.
P.S. Quando ho letto il titolo “Amabili resti”, credevo volessi parlare del libro! Mi è piaciuto moltissimo, molto meno il film che non ha saputo ricreare la vera essenza.
O.T. Non c’entra nulla col topic, ma ti vorei segnalare un libro che potrebbe piacerti: “Dannazione” di Chuck Palahniuk. Geniale!
E’ da molto che volevo leggere qualcosa di Palahmiuk. A questo punto mi sa che principierò proprio da questo
Per quanto riguarda le mummie mi rassicura apprendere di non essere completamente pazza ma di vedere che anche altri provano le mie stesse sensazioni (o forse siamo più pazzi messi insieme… a questo non avevo pensato, invero…).
Quindi non hai ancora letto “Fight Club”??? :-O
No
Palahniuk è nella mia wishlist da secoli ma non si è mai trasformato in lettura concreta. Ovvia, rimedierò!