Dopo non so più neppure quanto tempo vorrei riprendere un attimo il controllo del blog ritornando alle due imprese per le quali sarebbe nato. Ogni tanto mi impongo un po’ di ordine nel caos che, di solito, riesco a generare così, senza neppure rendermene conto
E siccome con l’impresa 1 sono ferma al palo avendo abbandonato (diciamo sospeso va’… è un po’ più rassicurante) la lettura de L’ombra dello scorpione sul più bello (e, del resto, adesso che mi sono immersa del caro vecchio Hugo non posso certo tornare indietro!) credo che non mi resti altro che buttarmi sull’impresa 2.
Era da un po’ di tempo, in effetti, che avrei voluto parlare del nuovo centro urbano di San Donato, sorto recentemente proprio vicino a dove abito e che si prospetta (o, almeno, così è pubblicizzato) come il nuovo centro della città. Mi tratteneva solo il fatto che ancora il progetto non è stato completato e che, per come è strutturato ad oggi, non è facile intuire quale sarà l’impatto finale che avrà sul quartiere e sulla città. Ma ormai, con l’apertura del centro commerciale, è diventato una realtà già molto frequentata dai fiorentini e un’idea della percezione che se ne può avere, tutto sommato, me la sono fatta.
Come sempre parto da un po’ di dati ed informazioni che ho raccolto principalmente in rete.
Il progetto del nuovo centro urbano risale al 2000 e si pone come ambiziosa riqualificazione di un’enorme area dismessa precedentemente occupata dallo stabilimento della Fiat realizzato negli anni Trenta dello scorso secolo (di questo rimane un unico edificio affacciato su via di Novoli che sarà recuperato in un’ottica di archeologia industriale). Come dicevo l’area era abbandonata da tempo ed è rientrata in un progetto di riqualificazione delle aree urbane ad opera del Comune di Firenze. Il progetto si pone da subito come ambizioso comprendendo al suo interno un nuovo polo universitario (vi verrà spostata la Facoltà di Scienze Sociali), il nuovo Palazzo di Giustizia, un parco urbano, un centro commerciale e numerosi edifici abitativi e commerciali.
La realizzazione degli edifici viene affidata a più architetti con idee e stili diversi in modo da ottenere un’area variegata nella quale confluiranno varie tendenze dell’architettura contemporanea. L’unica eccezione all’interno del progetto è costituita dal Palazzo di Giustizia, edificato secondo un disegno risalente addirittura agli anni Settanta del Novecento ad opera dell’architetto Leonardo Ricci. E su questo punto vorrei aprire una piccola parentesi. L’edificio può piacere o meno (lo dico chiaramente: a me non piace) ma trovo assurdo, in ogni caso, che si vada a ripescare un progetto vecchio di trent’anni per quanto potesse essere futuristico all’epoca. Nel frattempo una nuova estetica e nuovi principi hanno interessato lo sviluppo dell’architettura italiana ed internazionale e riprendere un progetto così datato significa semplicemente ignorarli, deliberatamente. In Italia abbiamo alcuni dei migliori architetti del mondo ma se ci soffermiamo a pensarci ci rendiamo conto che i loro progetti migliori si realizzano tutti al di fuori dai confini nazionali. Non voglio partire con la solita lamentatio ma penso che l’essere una nazione così ricca di storia e arte troppo spesso ci impedisca di progredire in tutti i sensi.
Per tornare al progetto di San Donato e alle architetture che lo connaturano vale la pena segnalare alcuni dei nomi principali impegnati nella realizzazione degli edifici. I nomi italiani più importanti sono quelli di Aimaro Isola e Adolfo Natalini, oltre al già citato Ricci. A Natalini si deve la realizzazione degli edifici del Polo Universitario caratterizzati da una spiccata geometria e dall’alternanza nell’utilizzo di materiali diversi, per caratteristiche e per colore. Allo studio Aimaro Isola, invece, si devono le strutture residenziali realizzate fino a questo momento. Tali edifici sono caratterizzati da un’omogeneità di fondo dovuta essenzialmente alle scelte cromatiche (la presenza di elementi verde acqua alternati alle superfici crema e ai mattoni a vista) pur distinguendosi tra loro per altezza, forma e dimensioni. Altra caratteristica comune è la presenza di logge e terrazze che insieme a delle torrette terminali sono presenti in tutte le strutture. Sempre allo studio Aimaro Isola si deve la realizzazione del centro commerciale, imponente struttura ellittica con cortile centrale di cui avrò modo di parlare ampiamente nel post dedicato alla visita (ma anticipo che è proprio questo l’edificio che costituisce la pietra della discordia tra due modi opposti di concepire l’architettura e che, secondo me, mette bene in evidenza le caratteristiche di arretratezza tipiche del nostro sguardo su ogni cosa che si pone come elemento di rottura con il passato).
Altri architetti internazionali si affiancheranno nei prossimi anni a quelli appena citati realizzando gli edifici che completeranno la lottizzazione dell’area al di là del parco di San Donato, nella zona contigua al nuovo Palazzo di Giustizia. Zaha Hadid realizzerà un edificio residenziale che si affaccerà sul parco e affiancherà quello progettato da Odile Decq. All’estremità più lontana da via di Novoli sorgerà l’edificio progettato dall’architetto spagnolo Carme Pinos.
Come punto centrale di tutto il progetto si pone il parco di San Donato, un vasto polmone verde che si sviluppa in una delle zone più urbanizzate della città. Il parco è concepito come luogo di svago con diversi viali in cui passeggiare alternati a laghi e cascate artificiali.
E’ necessario citare, infine, anche il nuovo Centro Direzionale della Cassa di Risparmio di Firenze adiacente al Palazzo di Giustizia, realizzato su progetto di Giorgio Grassi e concepito in maniera da non creare una rottura con le caratteristiche architettoniche della città rinascimentale ma riprendendo in chiave contemporanea alcuni dei principi costruttivi di Leon Battista Alberti, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo orizzontale dell’edificio e la scelta dei materiali impiegati.
Visite al nuovo centro urbano ne ho fatte già molte ma ho intenzione di tornare e fotografare per poter documentare in maniera più puntuale quello che è il più ambizioso progetto architettonico concepito a Firenze da decenni e destinato a cambiare il volto della città. Inoltre mi preme soffermarmi proprio sul discorso della rottura con il passato e della ricerca di una nuova dimensione architettonica che, a mio parere, non può che essere positiva.




Non capisco niente di architettura, ma secondo me il nuovo centro commerciale (con annesso il multiplex) è di una bruttezza da fare spavento… e visto da dentro è ancora più inquietante! Se i nostri architetti meglio non sanno fare è bene che vadano all’estero a fare scempi simili!!
So bene cosa ne pensi perché me lo avevi già detto. Approfondirò la cosa nel post della visita non temere. Non che ti voglia far cambiare idea ma vediamo se riesco almeno a spiegare in maniera esauriente il mio punto di vista
Leggendo il commento di kelvin mi viene da pensare che sono inevitabili due cose negli sviluppi urbanistici contemporanei: uno, che il mutamento funzionale ed architettonico contro ogni fase di stagnazione “artistico/storica” si propone inevitabilmente con i suoi nuovi canoni e pertanto deve integrarsi (bene o male) con tutto il precedente; due, che spesso l’interazione non si concretizza perchè i progetti di innovazione si muovono autonomamente rispetto a al preesistente. (a Napoli potrei citarvi l’esempio del Centro Direzionale, che resta un’isola -neppure più felice- all’interno di un’area depressa!)
E ovvio che poi ogni sviluppo porti con se le proprie vicende e le proprie caratteristiche. Ma a questo punto, non avendo visto il centro in oggetto, mi aspetto una tua lettura (corredata di foto) per vedere il vs nuovo moderno centro
In realtà non volevo sollevare nessuna questione con questo post. Non ho argomentato nulla semplicemente perché doveva essere di introduzione alla visita. Ma so che ci sono certi argomenti e temi che generano, inevitabilmente, discussioni. Sull’integrazione sono perfettamente d’accordo anche se bisogna intendersi su cosa significhi integrazione perché è un concetto molto diverso da quello di continuità. Ad esempio, per prendere un modello eclatante ed estremamente noto, la piramide di Ming Pei del Louvre è, a mio parere, perfettamente integrata nel contesto urbano che la accoglie ma è assolutamente un elemento di rottura e non rappresenta certo la continuità. Il problema è che quando si parla di certe cose si è necessariamente molto influenzati dal proprio gusto e si tende a sorvolare su altri elementi che permetterebbero di comprendere i motivi di certe scelte e la loro valenza estetica. Comunque, come dicevo, avremo occasione di riparlarne
Con molto piacere. Anche se poi l’integrazione, vedi la piramide che hai citato, diventa tale solo nel tempo per un accettazione tacita che muta un oggetto decontestualizzato in elemento rappresentativo. Oppure mi viene in mente il Museo Gugghenaim di Bilbao, che poteva sembrare un astronave fuori dal mondo eppure ha ridato vita, con la sua presenza e con il suo perfetto innesto, ad un centro potenzialmente spento!
Attendo il tuo post
buona giornata
Una sola osservazione, che mi è venuta da quando ho iniziato a leggere l’articolo. Diciamo che ho finalmente realizzato la cosa che secondo me stona. Ma perchê chiamarle impresa 1 e impresa 2? Altamente spersonalizzante e non sta bene
ci vogliono nomi evocativi e con un bel gioco di parole, tipo quelli usati dalla polizia quando fanno le indagini a largo respiro, che ne so al posto di impresa 1 che mi ricorda tanto un fiscalista, potresti nominarla “Operazione il Re è nudo” e l’altra “architetto per caso”
Non sono le proposte migliori, fai un referendum che votiamo
La tua creatività, ogni volta, mi spiazza! Ci farò un pensierino
Ad aprile sono venuto a Firenze per lavoro e ho visto il nuovo Tribunale dall’esterno, anche se sono nell’edificio della Corte di Appello in Via Cavour, una piccola oasi di tranquillità, con tanto di panchine e fontanella ! Impensabile nel caotico mondo della giustizia genovese…
Sicuramente è un edificio funzionale e collocato in una posizione perfetta per l’utilizzo che deve avere. Inoltre è una struttura dalla forte personalità che, volente o nolente, caratterizza e caratterizzerà sempre di più il paesaggio urbano circostante. Sono convinta che diventerà un punto di riferimento architettonico per Firenze. Ammesso che non lo sia già adesso.
Da profano il nuovo tribunale sembra disegnato da una scimmia sotto l’effetto di LSD…
Gli edifici residenziali non sono bellissimi ma almeno hanno quelle logge e terrazze che non sono poi terribili, almeno confrontate con gli altri palazzi circostanti, specialmente quelli sulla via di Novoli.
Gli edifici universitari sono ordinari, apparentemente funzionali ma mi hanno detto già insufficienti
Il centro commerciale non mi pare terribile. L’unica cosa terribile sono quelli che fanno ginnastica nella palestra e sono praticamente in vetrina!!!
Il parco però non l’ho ancora visitato…
Visto che l’argomento ti interessa sarebbe bello se potessi scrivere qualche opinione sul defunto (e per fortuna demolendo) proto-centro commerciale di Pratilia…
—Alex
Sai che di Pratilia non so niente? L’ho solo sentito nominare e non ho mai avuto neppure l’occasione di passarci.
Del complesso di San Donato gli edifici universitari, secondo me, sono il pezzo forte. Probabilmente è difficile dar loro il giusto valore per la collocazione che li vede soffocati in spazi troppo ristretti che non permettono di ammirarli con la giusta prospettiva. Comunque avremo occasione per riparlarne