Anche questo post deve il suo suggestivo titolo ad una frase pronunciata da King durante un’intervista. L’ho scelta, innanzitutto, perché mi piace molto ma anche perché è paradigmatica di un certo modo di apparire che lo scrittore si è costruito negli anni. L’immagine che la gente ha in mente quando pensa ad uno scrittore horror è quella di un tipo strano, spesso inquietante. E King non ha voluto disattendere alle aspettative del suo pubblico anche se la realtà è ben diversa. Basta leggere On Writing per rendersi conto che dietro la proverbiale prolificità dell’autore c’è solo duro lavoro. Credo che tutti quelli che lo conoscono sappiano che King concepisce la scrittura esattamente come un ordinario impiego più che come estro creativo. Nella stesura delle sue opere è estremamente rigoroso e costante. Concepisce lo scrivere allo stesso modo che recarsi tutti i giorni in ufficio.  E’ lo stesso autore ad affermare che “il talento da solo vale poco. Ciò che separa il talentuoso dalla persona di successo è il duro lavoro”. Credo che tutti i suoi lettori sappiano che la giornata dello scrittore è scandita da orari ben precisi e regolari. La mattina King la dedica al lavoro, seduto alla sua scrivania, imponendosi di buttare giù un numero fisso di battute quotidiane. Il pomeriggio, invece, lo impiega per leggere (una specie di ‘aggiornamento professionale’ a tutti gli effetti). In un’altra dichiarazione King afferma:

Avevo l’abitudine di dire agli intervistatori che scrivevo tutti i giorni eccetto Natale, il Quattro Luglio, e il giorno del mio compleanno. La verità è che quando scrivo, scrivo tutti i giorni, fanatico o no. Ciò significa anche il giorno di Natale, il Quattro Luglio, e il giorno del mio compleanno.

A pensarci bene una tale routine è quanto di più lontano dal concetto di genialità ed ispirazione che si possa immaginare! E questo fa riflettere anche sulla discontinuità della produzione letteraria dell’autore che, spesso, è stato accusato di far scrivere i propri romanzi ad altri. In realtà, a mio parere, l’innegabile varietà di livello della sua produzione è da ricercarsi proprio in questo suo modo di lavorare. Provate voi a scrivere ogni giorno un numero di pagine prestabilito, indipendentemente dal vostro umore e dalla vostra disposizione d”animo, indipendentemente dalla stanchezza o dalla voglia e ditemi cosa ne viene fuori.

Il lavoro di scrittura come quello alla catena di montaggio di una qualunque fabbrica. E’ questo che penso quando rifletto sul modo di lavorare di Stephen King. Come l’operaio, ingabbiato in un ciclo produttivo imposto e ripetitivo, anche lo scrittore diviene un fabbricante di prodotti. Eppure questo rigore lungi dall’infastidirmi mi affascina enormemente. Un po’ perché lo vedo come una manifestazione di rigore morale (è come se dicesse che non ha importanza se il guadagno che trae dalla sua produzione gli permetterebbe di fare la metà di ciò che fa in termini produttivi perché, in fondo, lo scrittore è un lavoro come un altro e va svolto con costanza e dedizione) e un po’ perché si discosta decisamente dal concetto classico di afflato creativo che mi ha fatto sempre pensare che ci siano degli eletti che possono fare cose meravigliose mentre gli altri, la marmaglia, il popolino, hanno precluse certe strade. A me è sempre piaciuto pensare che ognuno di noi, nel suo profondo, abbia infinite possibilità, spesso inespresse, ma che, una volta tirate fuori, gli permetterebbero di compiere qualsiasi impresa gli venisse in mente di affrontare.

(to be continued…)

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