Come avevo già anticipato questo blog non vuole essere solo la descrizione dello stato di avanzamento delle imprese che mi sono prefissata. Vuole essere, nello stesso tempo, un blog che parla di me, delle mie riflessioni e delle mie sensazioni. E spesso pensieri ed emozioni scaturiscono dalla lettura di un libro o dalla visione di un film. E’ per questo che il blog conterrà anche quelle recensioni che ritengo più significative e che penso valga la pena condividere.

Chi di voi avrà letto il libro di cui mi accingo a parlare avrà sicuramente riconosciuto la frase che dà il titolo a questo post. Si tratta di Moby Dick, capolavoro di Herman Melville che racconta in forma romanzata la sua esperienza di baleniere (Per un accenno di biografia di Melville vi rimando alla pagina di Wikipedia).

Moby Dick, ovvero la balena di Herman Melville 1851

Il grido dei balenieri all’avvistamento di una balena, che dà il titolo a questa recensione, ha il ritmo sincopato di una nenia antica. E’ questo il ritmo della lettura di Moby Dick. Un ritmo lento e cadenzato, a volte monotono ma mai – assolutamente mai! – banale.
Premetto che sono un’animalista convinta e che la balena è forse il mio animale preferito. E allora mi chiedo come mai ho letto con tanto interesse e curiosità i molti passi in cui si analizza la testa decapitata del capodoglio o ci si dilunga a descrivere l’estrazione dello spermaceti dalla carcassa della balena? E l’unica risposta che mi viene in mente è che il buon vecchio Melville sapeva scrivere, dannazione! E l’altra considerazione è che davvero Moby Dick è un classico. Senza togliere nulla alle considerazioni sui classici di Calvino mi viene spontaneo affermare che quando ti trovi di fronte ad un classico non c’è niente da fare: lo riconosci. In qualche modo fa già parte di te. Come se fosse scritto nel tuo DNA. E questo succede anche se non lo hai mai letto prima. Ed è esattamente questo che accade quando ti immergi nella lettura del romanzo di Melville. Un romanzo generoso per mole e per impostazione in cui sono presenti tutti i sentimenti epici connaturati alla natura dell’uomo ma che hanno bisogno di uno stimolo profondo per essere risvegliati. E, a volte, questo stimolo può essere anche la semplice lettura di un grande romanzo.

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