In questi giorni, oltre ad essere completamente assorbita dallo studio intenso su King, mi sono messa anche a pensare alle ragioni del portare avanti una tale impresa e al perché mi è venuto in mente di dedicargli un blog. Qualcosa ho accennato nel primo post ma, magari, vale la pena di approfondire.

Non tanto tempo fa ho letto un articolo su Mark Zuckerberg (per chi non lo sapesse è il fondatore di Facebook. Ne approfitto anche per consigliarvi la visione del film di David Fincher The Social Network che parla proprio di Zuckerberg e di come gli sia venuta l’idea di Facebook) in cui si raccontava che il giovane miliardario si prefigge ogni anno un obiettivo, una specie di sfida da portare avanti per la durata di dodici mesi.  L’anno scorso, per esempio, ha deciso di imparare il cinese (io sono anni che ho voglia di mettermi a studiare il coreano…) mentre quest’anno si è prefissato di avvicinarsi al vegetarianesimo ma di farlo a modo suo. La sfida, infatti, consiste nel non mangiare altri animali se non quelli uccisi con le sue mani. Sì, lo so, di primo acchito può sembrare folle (l’ho pensato anche io quando l’ho sentito) ma la motivazione ha un suo senso. Zuckerberg ha dichiarato che non ci rendiamo mai conto, ogni volta che mangiamo carne, che un animale è dovuto morire per noi perché noi potessimo gustare quel piatto. Il fatto di mangiare solo animali da lui uccisi è un modo per interiorizzare questo concetto.

Non ho idea dei risultati che stia dando questa sfida ma il presupposto di base non è totalmente da buttare. Nella vita di tutti i giorni capita molto spesso di fare azioni con leggerezza e senza pensare, e non ci rendiamo conto che le nostre azioni hanno, in realtà, delle conseguenze, sugli altri o nel modificare certi eventi. Cercare di consapevolizzarsi di questo è sicuramente un modo per essere più responsabili.

E’ un po’ lo stesso percorso che fa Jonathan Safran Foer nel suo libro Se niente importa perché mangiamo gli animali? (che è nella mia wishlist e, prima o poi, andrà letto…). Al di là dell’apparente estremismo della scelta è importante farsi delle domande ed essere veramente responsabili di ciò che si sceglie.

Io sono assolutamente convinta che, se vivessimo in una società primitiva e dovessi procurarmi il cibo cacciando o allevando animali per poi mangiarli, sarei vegetariana. Non credo che avrei il coraggio di uccidere un animale per nutrirmene (ma, del resto, neppure avrei il coraggio di amputare una gamba in cancrena o domare un incendio… Deo gratias che esiste la società!)

Ma sono andata un po’ fuori argomento. Il punto è che leggere delle sfide di Zuckerberg mi ha dato l’idea di crearmi una mia sfida personale, di affrontare finalmente qualcosa che avevo sempre avuto voglia di fare ma a cui, per paura di non avere la costanza di portarla avanti, avevo sempre rinunciato. E così nasce l’impresa 1, la sua idea di base.

A condividerla in un blog che ne documentasse la genesi l’ho invece pensato grazie alla visione del film di Nora Ephron Julie & Julia, in cui una giovane moglie, stufa della sua solita vita e desiderosa di avere un obiettivo, decide di realizzare tutte le ricette raccolte nel manuale di cucina francese di Julia Child, famosa cuoca americana ma residente per anni a Parigi a seguito del marito che lavora in ambasciata. Julie decide di aprire un blog personale in cui descrivere la realizzazione di tutte le ricette.

Al di là del valore del film (non molto alto, a mio avviso…) mi è piaciuta molto l’idea della condivisione attraverso il blog. E’ un modo per non perdere di vista l’obiettivo prefissato e per costringersi ad arrivare fino in fondo. E la condivisione con gli altri fa il resto! A quel punto è una specie di impegno ufficiale che ti sei presa e tornare indietro sarebbe un po’ come fallire.

Ecco, era questo lo stimolo che cercavo. Ero pronta a partire. Il resto ce lo racconterà solo il tempo…

Annunci