In numerose interviste Stephen King ha affermato che l’unico modo per scrivere bene ed avere successo è scrivere di qualcosa che si conosce, scrivere il vero.

E’ interessante che a fare un’affermazione del genere sia chi, per decenni, ha deliziato migliaia di lettori con libri che parlano di vampiri, fantasmi, telecinesi, possessioni e mostri in genere. E’ interessante -si diceva- ma non stupisce affatto. Perché ciò che appassiona nelle opere di King è proprio la verosimiglianza  del comportamento dei personaggi. Nella maggior parte dei casi il Re non fa altro che collocare persone normali in situazioni eccezionali studiandone, poi, le reazioni. Da bravo entomologo zio Stevie analizza quelli che sono i comportamenti dei suoi personaggi chiedendosi, di volta in volta, se tale reazione sia plausibile in quella determinata situazione o meno. Non importa quanto assurda sia la situazione in cui i personaggi sono coinvolti, quello che conta è la verosimiglianza delle reazioni che tali personaggi manifestano. Perché King ha capito una cosa fondamentale (e assolutamente non banale): sentimenti, sensazioni ed emozioni sono universali. Ogni uomo è in grado di riconoscerli, se li ha provati almeno una volta nella vita.

E, guarda caso, questa è un po’ la stessa cosa che afferma Aristotele (paragone azzardato? non credo proprio) quando parla della tragedia e del potere catartico che la connatura. Aristotele afferma, infatti, che il vedere rappresentate sulla scena vicende umane di fantasia ma trattate in maniera verosimile suscita nello spettatore un’empatia tale che, grazie all’immedesimazione, riesce in qualche modo a purificarsi (ed è proprio questa la famosa catarsi). Nella Poetica Aristotele afferma che “quelle cose che ci fanno soffrire quando le vediamo nella realtà, ci recano piacere se le osserviamo in immagini che siano il più possibile fedeli, come i disegni delle bestie più sordide o dei cadaveri”. E questo è esattamente l’effetto prodotto dai romanzi di Stephen King grazie all’abilità dello scrittore del Maine di rendere verosimili eventi di fantasia attraverso la rappresentazione di emozioni, sentimenti e reazioni aderenti al vero. Ed è ancora questo il motivo per cui i personaggi di King restano impressi nel cuore dei lettori, anche i malvagi, anche quelli che muoiono dopo due minuti che sono entrati in scena (soprattutto quelli! Ne farò una lista poi…) perché sono, semplicemente, UMANI.

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