Questa estate mi sono dedicata a letture impegnative, devo ammetterlo. Esattamente il contrario di quelle che, di solito, si considerano letture estive. Del resto si sa che sono fatta al contrario…

In ogni caso è proprio d’estate che mi piace affrontare le letture a lungo rimandate, quelle che in inverno rischierebbero di essere abbandonate perché il poco tempo che ho per leggere (purtroppo…) non mi permetterebbe di superare gli ostacoli che spesso riservano le letture più ostiche.

Invece in estate, con più tempo a mia disposizione, mi butto anima e corpo nella lettura di tomi considerevoli (per dimensione e difficoltà). Non a caso la lettura de Il cimitero di Praga succede direttamente a quella di Moby Dick e, ancora prima, a Il conte di Montecristo di Dumas. Tutta robina leggera, come potete vedere 😉

Il cimitero di Praga di Umberto Eco 2010

Attenzione! Contiene spoiler

Non posso negare che la saga dei Malaussène che sto rileggendo in questo periodo non abbia influito sul titolo di questa recensione e su ciò che sto per dire.
Fatto sta che Simonino Simonini (protagonista del romanzo di Eco e meraviglioso e riuscitissimo personaggio) è l’ideale capro espiatorio per tutto ciò che accade in Italia (e non solo!) nella seconda metà dell’Ottocento (Eco, nel romanzo, non dice mai che Simonini fosse ebreo ma, secondo me, in fondo in fondo doveva esserlo anche lui, proprio come Diana). In effetti Simonini sembra trovarsi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato e non può fare a meno di influenzare più o meno inconsapevolmente, con le sue azioni e le sue creazioni ‘letterarie’, tutti gli avvenimenti storici a cui gli capita di partecipare.
La prima metà del romanzo è geniale. Eco riesce con grande maestria a delineare un protagonista odioso ed immorale con un senso della misura e un’ironia impareggiabili. Il lettore non può fare a meno di provare quasi pena per questo smemorato che si dà un gran daffare per ricostruire il suo recente passato pur essendo evidente che tale personaggio non ha alcuna dote di umanità né coscienza.
Il romanzo si indebolisce nella seconda parte (troppa carne al fuoco e troppo frettoloso il racconto) ma, nonostante questo, rimane un libro che regala sprazzi di genialità e momenti di autentico divertimento.
Eco non delude neppure questa volta.

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