La lettura del mio secondo romanzo di Cassola (dopo La ragazza di Bube) mi ha letteralmente conquistata. Amo il suo modo di descrivere i personaggi femminili ma anche di dipingere un mondo contadino che sento molto vicino a me, un po’ per la prossimità geografica (le campagne della Valdera) e un po’ per le radici comuni della mia famiglia (anche i miei nonni facevano parte di quell’universo rurale post bellico).

Vi racconterò un aneddoto. Mi sono avvicinata a Cassola per un motivo, apparentemente, poco pertinente. Amo molto i film di Paolo Virzì (un giorno, forse, pubblicherò sul blog anche un mio personale viaggio attraverso la sua filmografia che ho già condiviso su un sito di cinema). All’inizio dell’estate mi è capitato tra le mani un modesto libricino che voleva essere, nelle intenzioni degli autori, una specie di biografia del regista livornese. Mi sono messa a leggerlo e vi ho trovato di interessante solo l’elenco degli scrittori (Virzì è un lettore accanito fin dall’adolescenza) e dei registi da lui amati e che, in un modo o nell’altro, hanno influenzato la sua filmografia. Tra questi un posto d’onore è riservato proprio a Cassola. E in effetti in Ovosodo Piero racconta ai suoi compagni di fabbrica proprio La ragazza di Bube (e nel leggere il romanzo non ho potuto fare a meno di ripensare al collega che interrompe continuamente la narrazione di Piero chiedendo “ma trombano?”), il romanzo più noto di Cassola.

Da lì ho deciso di leggere La ragazza di Bube che mi è piaciuto molto e ha dato il via alla mia esplorazione dell’opera dello scrittore. Credo che il prossimo passo sarà Gisella. Ma vi terrò aggiornati.

Paura e tristezza di Carlo Cassola 1969

Attenzione! Contiene spoiler

Cassola ci regala un altro bellissimo ritratto femminile delineato con una sensibilità ed una partecipazione uniche. Anna, nel suo piccolo, è una donna rivoluzionaria. Seguire la sua vita dall’infanzia all’età adulta significa seguire un percorso che la porta dalla consapevolezza alla rassegnazione. Anna è una donna che sa che essere donna, nell’epoca e nel paese in cui lei vive, significa avere una vita segnata da un destino di infelicità. Anna è sempre fuori luogo, sempre diversa dalle altre. Non capisce il modo di pensare e di agire delle sue coetanee. E non capisce, soprattutto, l’amore. Per lei amare significa la perdita della libertà. L’amore, tanto vagheggiato dalle altre, lei che è bella lo vive come una condanna. E quando capisce di non avere scampo e trova il coraggio di compiere il più estremo dei gesti non ci riuscirà. E sarà condannata per sempre. Sarà costretta a ripetere l’errore della propria madre senza la possibilità di affrancarsi e trovare la sua strada verso la felicità.
Paura e tristezza è il titolo più calzante che questo romanzo, che parla essenzialmente di infelicità, potesse avere.

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