Mi capita spesso di farmi fregare dai best sellers. Faccio un giro in libreria e trovo un titolo nei primi posti della classifica dei più venduti. Non conosco l’autore. Leggo la terza di copertina e la trama mi sembra ok. Penso che se ha venduto tante copie dovrà esserci un motivo. Certo. Sicuramente ci sarà. Ma spesso non ha niente a che fare con la qualità del libro in questione.

E invece stavolta -come dire?- sono stata smentita. E ho capito che anche tra i best sellers possono nascondersi dei piccoli capolavori. Nonostante le apparenze.

La tredicesima storia di Diane Setterfield 2006

Attenzione! Contiene spoiler

Questo libro mi ha catturata piano piano e non mi ha mollata più. Qualcuno, in una recensione che ho letto, l’ha definito ipnotico ed è, sicuramente, una definizione calzante. E’ un libro dal gusto persistente che non svanisce alla fine della lettura ma che ti rimane appiccicato addosso come la nebbia della brughiera di cui è intriso, come le pagine indimenticabili di Jane Eyre di cui anche l’autrice (come me!) è innamorata, come il profumo della cioccolata calda che la protagonista sorseggia quasi in ogni pagina.
E’ un romanzo difficile da definire perché non è mai ciò che sembra. Per quasi tre quarti sembra essere una storia di fantasmi, quasi un racconto gotico, per ambientazione e descrizioni. Ma poi capisci che di fantasmi non ce n’è nemmeno l’ombra. Forse i vivi, in questo libro, sono i veri fantasmi. Sono persone che hanno una storia da raccontare ma non hanno nessuno disposto ad ascoltarle.
Ma il lieto fine c’è, ed è dietro l’angolo. Un lieto fine pieno di morti che, finalmente, possono andarsene in pace, finalmente sereni. E la morte non è mai stata descritta in maniera più dolce.
E poi quel modo di scrivere! E’ quello che, di sicuro, ha contribuito a conquistarmi. L’autrice ha uno stile particolarissimo, talmente dolce e compassionevole che ti arriva dritto al cuore.
L’unico rammarico è che sia un’opera prima e che non ci sia traccia di un secondo romanzo, almeno per il momento.

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