Stephen King è sempre stato al passo con i tempi. Anzi, in diverse occasioni si è dimostrato pure troppo avanti sui tempi. Di lui non si può dire che non sia coraggioso o, se non altro, che non sappia affrontare le sue paure. Forse lo scriverne tanto è servito, col tempo, ad esorcizzarle ma, di fatto, è una persona che non si ferma di fronte alle difficoltà o alle imprese apparentemente fallimentari. Durante la sua vita, da quando le sue risorse economiche glielo hanno permesso, ha sempre preferito seguire le sue idee piuttosto che il facile successo. A questo proposito mi torna in mente di aver letto che pare che la madre abbia detto del giovane King che “era talmente forte il suo bisogno di piacere alla gente che, se fosse stato una ragazza, sarebbe stato sempre incinta“. Se questo è vero possiamo affermare che il Re è cresciuto. Ha imparato a camminare con le sue gambe, a credere maggiormente in se stesso e a seguire solo i consigli di chi gli sta vicino e del cui affetto è sicuro (la vita familiare di King, al di là della parentesi dell’abuso di alcool e della dipendenza da droghe, pare essere perfetta).

Sono molti gli esempi dell’intraprendenza dello zio Stevie. Il primo che mi viene in mente è costituito da romanzo incompiuto The Plant. Siccome King ha sempre amato scrivere, anche al di là del lavoro, ha spesso intrattenuto fitte corrispondenze con i suoi amici. Ed è proprio per loro che nel 1982 ha cominciato a scrivere un romanzo sperimentale da spedire insieme agli auguri di Natale. Il romanzo in questione è, appunto The Plant, pubblicato dalla casa editrice da lui fondata, la Philtrum Press, e rilegato in un’edizione preziosa. Si tratta, appunto, di un romanzo sperimentale in quanto il Re si lascia andare ad uno stile più leggero rispetto alla produzione ufficiale e prettamente umoristico. Il romanzo è narrato in forma epistolare da vari personaggi e prende il titolo dalla pianta che ne è la protagonista (addirittura, in certi momenti, è proprio lei che narra in prima persona). La scrittura dell’opera si interrompe nel momento in cui l’autore si rende conto che ci sono un po’ troppe assonanze tra il suo romanzo e il film La piccola bottega degli orrori di Frank Oz, un piccolo cult la cui protagonista è una pianta carnivora. Nel 1986, quindi, si interrompe la scrittura del libro. La stesura viene poi ripresa nel 2000 quando a King viene l’idea di pubblicare il romanzo solo su web permettendo agli utenti di scaricarlo a puntate al costo simbolico di 1 dollaro. Lo scrittore dichiara che se lo avessero acquistato almeno il 75% di coloro che lo avrebbero scaricato si sarebbe impegnato a continuare a scriverlo e a pubblicare altre puntate fino a completarlo. Ma se le cose sono andate bene all’inizio non è stato così per le successive puntate e King ha deciso di abbandonare alla sesta puntata. Almeno per ora.

Altro esempio significativo dell’intraprendenza dello scrittore del Maine è il One Dollar Deal, un’iniziativa dei primi anni 80 per la quale King ha messo a disposizione gli adattamenti cinematografici di tutti i racconti da lui pubblicati per giovani studenti che volessero realizzarne un cortometraggio, anche questa volta al costo di 1 dollaro. Stessa cosa farà poi successivamente per gli adattamenti dalla saga de  La Torre Nera creando il Dark Tower Contest. I cortometraggi da 1 dollaro (Dollar Babies, come li chiama affettuosamente King) sono quasi sempre degli esordi, alcuni interessanti ed altri meno, ma sono significativi dell’approccio all’universo kinghiano.

Come altri esempi di sperimentazione si potrebbero citare anche Riding The Bullett, un racconto multimediale messo a disposizione per il download gratuito e, successivamente, pubblicato in versione cartacea, o Il miglio verde, uscito inizialmente a puntate come i romanzi di Dickens, autore a cui King deve molto.

Ma la sostanza è che King, in fondo, non ha mai smesso di divertirsi nel fare ciò che fa; è curioso, incline alla sperimentazione e disposto a correre dei rischi per portare avanti ciò in cui crede. Proprio come un bambino (lo so che sembra un controsenso rispetto alla dichiarazione di apertura di questo post ma, a ben guardare non è affatto così). E siccome, come ha dichiarato lo stesso King, “il percorso di crescita, da bambini ad adulti, porta a fare progressivamente a meno della nostra immaginazione” forse è proprio per questo motivo che lui è rimasto in larga misura bambino. D’altra parte lo si potrà accusare di tutto ma non certo di essere privo di immaginazione!

(to be continued…)