Una giornata nel Lot è quella descritta in uno dei capitoli più belli ed efficaci di Le notti di Salem. King utilizza l’espediente letterario del raccontarci una giornata intera nella cittadina del New England scandendo i diversi paragrafi con i diversi orari in cui avvengono i vari episodi descritti. In questo modo lo zio Stevie ci presenta tutti i personaggi che avranno un ruolo nella storia che ci sta raccontando entrando direttamente in medias res all’interno delle loro vite. E questo mi fa riflettere anche sul modo con cui King ritrae i suoi protagonisti, quel modo così personale e caratteristico che ogni lettore del Re ben conosce. Stephen King introduce sempre i personaggi designandoli per nome e per cognome, come se fossero persone reali che, uscendo, potresti incontrare per strada. E’ come se i protagonisti delle sue storie fossero i suoi vicini di casa, o i suoi colleghi o, perfino, i suoi amici. E’ di questa gente comune che le pagine dei romanzi dello scrittore del Maine sono piene ed è di questa gente comune che il lettore kinghiano si innamora, a questa che si appassiona, perché è consapevole che sono esattamente gli stessi di cui è circondato e che, se potesse spiare le loro vite e i loro pensieri, li troverebbe esattamente identici a quelli che lo scrittore descrive.

Un’altra osservazione che mi sorge spontanea, arrivata ormai intorno a pagina 200 del romanzo, riguarda la traduzione. Quella di Carlo Brera è, evidentemente, una traduzione datata. Probabilmente nel 1987 (data di pubblicazione dell’edizione che sto leggendo) la nostra società non era ancora così americanizzata come è adesso che la globalizzazione ha fatto la sua comparsa. Pensate che Brera si permette di tradurre le miglia in chilometri o New England come Nuova Inghilterra (lo so, non si può proprio sentire…) o, ancora, utilizza il termine Comune per designare le città limitrofe di Jerusalem’s Lot quando i Comuni sono una realtà amministrativa prettamente italiana mentre negli USA il governo locale è identificato con i municipi (municipalityincorporated place).

Inoltre quello che più mi infastidisce di questa traduzione è il ricorrente utilizzo di ‘sto al posto di questo. Trovo questa scelta fastidiosissima perché non serve a riprodurre lo slang americano (come credo fosse nelle intenzioni del traduttore) ma solo a far sembrare i personaggi dei burini romani! E questo lo fa anche Brunella Gasperini in Carrie, purtroppo.

Al di là di questi incidenti di percorso dovuti alla traduzione, però, fa piacere notare che ne Le notti di Salem lo stile di King è già perfettamente sviluppato. Ciò che in Carrie era ancora allo stato embrionale qui è già maturo. Lo scrittore al suo secondo romanzo è già consapevole delle sue capacità e padrone dei suoi mezzi espressivi. Insomma, King è già King!

Concludo con una curiosità questa prima analisi di Le notti di Salem. Uno dei personaggi descritti nel romanzo, Larry Crockett,  l’agente immobiliare che vende casa Marsten a Straker, si è arricchito con il commercio di roulotte utilizzate come abitazioni alla periferia di Salem e nelle cittadine contigue. Questo, inevitabilmente, fa pensare all’esperienza personale di King che ha passato i primi anni di matrimonio proprio in una roulotte, la stessa dove ha visto la luce Carrie.

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