La premessa alla recensione di questo libro è che sono un’appassionata dei romanzi vittoriani (a parte Jane Austen, sì, lo ammetto, proprio non mi va giù… colpa mia sicuramente) et similia (grandi storie d’amore tormentate con donne forti e caparbie per protagoniste spesso alle prese con misteri ed intrighi più grandi di loro).
Amo all’inverosimile Jane Eyre, La donna in bianco, Uccelli di rovo e la maggior parte dei libri di Daphne Du Maurier. Su Anobii non si fa che parlare bene di questo romanzo ed era diventato una specie di caso editoriale un po’ di tempo fa. E così, complice l’avvento del Natale, me lo feci regalare.

Non è un brutto romanzo, intendiamoci. Ma sicuramente non merita di essere incensato come chissà che. Una lettura piacevole. Estiva. Da ombrellone.

A volte questo è più che sufficiente.

I giorni del tè e delle rose di Jennifer Donnelly 2004

More about I giorni del tè e delle roseE’ questo l’effetto che mi ha fatto questo romanzo. Ho avuto bisogno di farlo decantare come una buona tazza di tè. Ho avuto bisogno di tempo per capire cosa non mi convinceva del tutto. E non che non sia stata una lettura appassionante o che la storia non mi abbia preso, non è stato questo il problema. Ma al di là dell’accuratezza dell’ambientazione e della ricostruzione storica, al di là della piacevolezza della scrittura, ho avvertito, fin da subito, la sensazione che ci fosse qualcosa che non tornava. E alla fine ho capito. Questo romanzo è anacronistico.

L’Ottocento che descrive, sebbene accurato, non è vivo e vibrante.

L’autrice sembra voler attuare una specie di operazione nostalgica che, alla fine, si rivela solamente un’imitazione, una copia. C’è qualcosa che suona stonato nella resa finale del romanzo. E’ come se Jennifer Donnelly volesse ricreareun mondo che non esiste più. Non riesce mai a far immergere il lettore in quel mondo ma lo trattiene sulla soglia come se fosse uno spettatore e non partecipasse della vita che gli scorre davanti. E il lettore rimane per tutto il tempo sulla porta, come un ospite inatteso che non sa se sarà ben accolto dal padrone di casa.