Il lavoro mi sta risucchiando completamente in questo periodo e sto arrancando per cercare di portare avanti, faticosamente, tutte le cose che per me contano e, tra queste, anche l’impresa 1. Spero che vengano tempi migliori e di poter riuscire, nei prossimi giorni, a postare con più regolarità. Va a rilento anche la rilettura di Le notti di Salem anche se ogni sera sono lì a fare il conto alla rovescia sulle pagine che mi mancano alla fine. Ma, immancabilmente, mi addormento sulla pagina

Intanto, se siete passati in questi giorni, avrete notato che ho inserito un nuovo widget sotto la casella di ricerca. Nelle mie intenzioni dovrebbe svolgere la funzione di microblogging, per dare rapidi aggiornamenti su notizie inerenti al blog ma non abbastanza ampie da necessitare dello spazio di un post. Mi sembrava una buona idea per la rapida condivisione, che ne dite?

Infine vi lascio la recensione di un piccolo film che, credo, abbiano visto in pochi data la scarsa distribuzione. Vale la pena recuperarlo per le atmosfere e il paesaggio, raramente ripreso così nel cinema italiano recente. Ma se non siete appassionati lasciate perdere perché, in quel caso, non vi lascerà molto altro.

Io sono Li

[ Italia, Francia 2011, Drammatico, durata 96′]   Regia di Andrea Segre
Con Zhao Tao, Rade Serbedzija, Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston

Un esordio intensamente poetico quello del giovane documentarista Andrea Segre. Il film sa essere delicato ed intenso e trascina lo spettatore in un mondo sconosciuto fatto di persone semplici sfruttate dagli uomini o dalla vita. Tanto non fa differenza. Ed in questo mondo, sempre bagnato da un acqua che da elemento fisico si fa spesso simbolo, galleggiano due solitudini che si riconoscono, si scelgono e si aggrappano l’una all’altra.  La poesia (quella del poeta cinese che Li celebra facendo galleggiare candele colorate e quella di Bepi, poeta per vocazione perché abile nel creare rime) e la luce (quella abbagliante e quella soffusa, fotografate entrambe in maniera perfetta da Luca Bigazzi) sono gli elementi che connaturano questa pellicola intensa dove, purtroppo, c’è qualcosa che non funziona fino in fondo. Forse il motivo è che questo film è un esordio e, come tutte le opere prime, risulta ancora acerbo, non perfettamente consapevole dei suoi mezzi. In effetti il lirismo della storia rischia di rendere il film molto bello da certi punti di vista ma facilmente dimenticabile poco dopo la visione. Come questo ci sono decine di altri bei film di cui, spesso, non ricordiamo neppure il titolo. Quello che manca è, forse, una personalità che lo renda diverso da tutti gli altri film uguali: grandi qualità ma niente per cui valga la pena esser ricordato.