Una doverosa premessa che è anche un ringraziamento a Man from Mars per aver condiviso con me le idee scaturite dalla visione di questo film. La stesura è mia ma i contenuti sono, per gran parte, suoi.

Carrie, lo sguardo di Satana (1976)

[Carrie, USA 1976, Horror, durata 95′]   Regia di Brian De Palma
Con Sissy Spacek, William Katt, Piper Laurie, Amy Irving, John Travolta

Attenzione! Contiene spoiler

Dopo aver finito di leggere Carrie ho avuto voglia di rivedermi anche il film di Brian De Palma tratto dal romanzo del Re. Lo ricordavo piuttosto bene, nonostante fosse passato molto tempo dalla prima visione. E questo fa capire quanto la pellicola  sia efficace.

Come avevo già avuto modo di sottolineare i film tratti da romanzi di King e diretti da grandi registi tendono a dare un’interpretazione della storia da cui prendono spunto. Tale interpretazione non si misura nelle differenze che corrono tra la pellicola e il testo (che pure ci sono anche se, in questo caso, non sono numerose, ma le vedremo in seguito) ma da un particolare sguardo, quello del regista, che finisce per mettere in secondo piano la storia. Perché i registi dalla forte personalità hanno un timbro registico perfettamente riconoscibile e tale timbro finisce per influenzare tutta la visione. Nel caso di Carrie, lo sguardo di Satana il modo di creare tensione tipico delle pellicole di De Palma (da Vestito per uccidere a Femme fatale) è evidente ed è qualcosa che non è presente nel romanzo o, meglio, non è connaturato al romanzo per quanto il romanzo si presti a suscitare questo tipo di tensione.

La scelta più originale di Brian De palma consiste nel presentare la sua storia ad uno spettatore inconsapevole a differenza del lettore di King che, come abbiamo detto, viene informato fin dall’inizio sugli sviluppi della vicenda. Questo serve al regista proprio per alimentare la tensione, per creare quella suspance che  nel romanzo di King manca. Il potere di Carrie, ad esempio, non è subito chiaro ed evidente. Si capisce che c’è qualcosa che non va ma non si sa cosa esattamente (si vedono fulminare le lampadine durante la scena della doccia o cadere il portacenere quando Carrie è nell’ufficio del preside ma nessuno ci dice esplicitamente che è lei a farlo). Inoltre lo scherzo del ballo viene preparato senza rivelarlo. Piano piano gli indizi si accumulano e, ad un certo punto della visione,  appare evidente cosa sta per accadere, ma il regista evita accuratamente di comunicarcelo.

Ma la differenza più evidente si registra nella scena della morte della madre di Carrie. Quella descritta da King nel romanzo è, secondo me, bellissima ed originale (Carrie ferma, semplicemente, il cuore della madre grazie al suo potere) ma davvero poco cinematografica. De Palma realizza una morte molto più spettacolare e fa morire Piper Laurie crocifissa allo stipite della porta della cucina per mezzo di coltelli e altri utensili lanciati da Carrie grazie al suo potere telecinetico. E’ una scena dal forte impatto visivo e dal chiaro intento simbolico: è come se la madre fosse uccisa direttamente dalle sue ossessioni religiose (altro particolare degno di nota è che, nel morire, la signora White ansima e grida come in preda ad un orgasmo più che dell’agonia della morte). Inoltre l’efficace scelta del piano sequenza che abbraccia in un solo sguardo il corpo della madre trafitta ed una statua del Cristo crocifisso e trapassato in più punti dalle punte di lancia dei soldati romani tende a sottolineare maggiormente questa valenza simbolica.

Ancora di più che il libro di King il film di De Palma narra della fine dell’innocenza. Lo spunto è l’ingresso nell’adolescenza, simboleggiato in Carrie dal menarca, quindi la fine dell’infanzia, periodo di inconsapevolezza ma anche di purezza (King ha sottolineato più volte nelle interviste e nelle sue storie quanto l’infanzia sia il periodo della salvezza per l’uomo, quanto i bambini siano puri ed innocenti). Ma De Palma fa di più e paragona questo passaggio alla perdita dell’innocenza per antonomasia: la caduta di Lucifero (e, per una volta, il titolo italiano del film ci viene in aiuto per comprendere questa interpretazione, in quanto in inglese il titolo della pellicola è, semplicemente, Carrie). Come è noto Lucifero (dal latino portatore di luce) era, in origine, un angelo che, divenuto invidioso della gloria divina, volle elevarsi a Dio, per questo fu punito e precipitato giù dal Paradiso e, nella caduta, aprì la voragine dell’Inferno.

Il regista assimila la figura di Carrie a quella di Lucifero e il potere che la ragazza scatena è, evidentemente, scaturito dalla perdita di quell’innocenza tipica dell’infanzia e dal desiderio di essere, per una volta, al centro dell’attenzione di tutti. Carrie usa il suo potere per vendicarsi di chi le ha fatto del male (la madre, i compagni, gli insegnanti, fino ad arrivare a tutta la cittadina) ma, ancora di più, per dimostrare, a se stessa e agli altri, che è in grado di farlo, per affermare la sua personalità. E cancellare definitivamente la sua innocenza. Perché se essere innocenti significa essere deboli Carrie decide di non esserlo più. La scena del ballo, in quest’ottica, è paradigmatica.

All’inizio tutto è bello e a Carrie sembra di stare in un sogno. Tutti l’ammirano veramente per la prima volta nella sua vita. Per un attimo si illude di aver finalmente raggiunto la grazia (nel senso di grazia divina ma anche di grazia femminile) semplicemente mettendo da parte il suo potere e trovando il riscatto nella normalità. Ma al momento del crudele scherzo del sangue di maiale Carrie si consapevolizza in maniera definitiva della sua natura, dell’ineluttabilità del suo potere e dell’origine malvagia delle sue pulsioni. Anche il suo sguardo cambia, a questo punto, non è più smarrito ma diviene folle, allucinato. La natura distruttiva di Carrie non può più essere trattenuta ma colpirà tutto e tutti senza scampo. E l’epilogo con la mano di Carrie che spunta dalla terra ad afferrare Sue è il più chiaro simbolo della discesa agli inferi della ragazza, dell’angelo caduto per aver osato credersi simile a Dio.

Concludo con un’ultima osservazione sulla scena iniziale del film, la scena delle docce e dell’arrivo delle prime mestruazioni di Carrie. La descrizione fatta da King già si presta a sviluppare fantasie sessuali ma la scena di De Palma è addirittura softcore con i primi piani di Sissy Spacek che si insapona sotto la doccia molto arditi per il 1976, anno in cui il film è stato girato. E a proposito della Spacek ci tengo a sottolineare quanto la sua interpretazione sia intensa e convincente, sia quando è timida e smarrita, quasi fragile, sia quando sviluppa tutta la sua furia distruttiva. Come Jack Torrance in Shining avrà sempre, nella mia memoria, il volto allucinato di Jack Nicholson anche Carrie White avrà sempre il volto turbato di Sissy Spacek.