E’ con immane fatica che ho superato la metà di Ossessione, anche se non so perché. Adoro quel libro ma, alla fine, non mi fa mai voglia di leggerlo. Non deve essere il periodo più opportuno. Per fortuna che ne leggo sempre tre o quattro insieme così posso alternare.

Ma intanto ho cominciato a documentarmi sul prossimo libro del Re, L’ombra dello scorpione. E non stiamo parlando di un libricino poco impegnativo ma di un tomo che, in origine, doveva essere di 1400 pagine e che è riconosciuto universalmente come uno dei suoi libri migliori. Diciamolo subito a scanso d’equivoci, è così anche per me che non mi so mai decidere se nel profondo del mio cuore ci sia L’ombra dello scorpione o It.

King comincia a maturare l’idea di fondo del libro (le vicende di un’umanità post apocalittica quasi completamente sterminata da un potente virus influenzale) ai tempi dell’Università quando elabora e pubblica il racconto Risacca notturna (ripubblicato poi e compreso all’interno della raccolta A volte ritornano del 1978) che parla per la prima volta di Captain Trips, il terribile virus influenzale costruito in laboratorio che provocherà la fine dell’umanità e della civiltà per come noi la conosciamo. Il presupposto non è dei più originali e deriva da influenze letterarie molteplici e più o meno dirette. Mi preme citare soprattutto Io sono leggenda di Richard Matheson, autore molto amato da King per sua stessa ammissione. Anche nel romanzo di Matheson si parla di un’umanità decimata da un’epidemia solamente che in questo caso gli effetti del virus sono la trasformazione degli umani in vampiri assetati di sangue. Nel caso di King la virata horror è molto meno presente (anche se sembra strano affermarlo ma per chi conosce il Re non lo è poi così tanto, dato che ha sempre affermato che il male vero, quello più terribile, è dentro ognuno di noi, dentro l’uomo che ha la capacità di compierlo, e non viene dall’esterno, da un mostro incomprensibile che ci minaccia e che non sappiamo come combattere) e la narrazione si concentra sull’analisi delle reazioni dei superstiti a questo nuovo mondo in cui si trovano a vivere. Nel caso di Risacca notturna si tratta di un gruppo di adolescenti mentre per L’ombra dello scorpione King sceglie di concentrarsi su due gruppi distinti di adulti che, semplificando la complessità della trama, incarnano il Bene e il Male in perenne lotta tra loro per affermarsi e sopraffarsi a vicenda. Come sempre le implicazioni psicologiche e i riferimenti culturali del romanzo li analizzeremo durante e dopo la lettura (l’ennesima lettura, direi, dato che l’ho già letto ben tre volte. Ve l’avevo detto che è uno dei miei preferiti? Sì, mi sa che l’ho già detto 😉 ), in questo post mi interessa raccontarne la genesi e la storia editoriale.

Ripartiamo da Risacca notturna. Dopo la pubblicazione del racconto King continua a pensare al tema affrontato e comincia ad elaborare l’idea di renderlo l’argomento centrale di un nuovo romanzo. L’idea è quella di scrivere un fantasy di ampio respiro che affronti la dicotomia Bene/Male creando un universo parallelo ispirato al mondo de Il Signore degli Anelli ma scegliendo di collocarlo in una realtà nota ai suoi lettori in modo da incanalare la riflessione sui grandi temi in luoghi ed ambientazioni familiari. E’ per questo che sceglie l’America a lui contemporanea perché chiunque legga il romanzo si possa identificare completamente con i suoi personaggi partecipando emotivamente ai loro dubbi e  alle loro scelte (qualcosa di simile avverrà in The Dome, circa trent’anni dopo, a mio parere il romanzo di King più vicino, come impostazione e tematica, a L’ombra dello scorpione).

La genesi del romanzo è lunghissima e per la prima stesura lo zio Stevie impiega ben 16 mesi. Questo avviene anche perché una volta arrivato a scrivere 500 pagine King entra in crisi e ha un blocco creativo. Ritiene che tutti i personaggi, buoni e cattivi, abbiano finito per assomigliarsi e non riesce più a sciogliere certi nodi della trama in modo da poter continuare la narrazione. Più tardi ammetterà che tale impasse si è potuto sciogliere solo grazie all’improvvisa comprensione che la natura violenta è parte di ogni uomo e che solamente ammettendo la facilità con cui il male può influenzare ogni uomo si può scegliere di compiere il bene.

Il romanzo viene pubblicato nel 1978 sempre dalla Doubleday anche se, come già per Shining, King sarà costretto ad effettuare drastici tagli per ridurre il libro a non più di 1000 pagine. L’editore teme che l’eccessiva lunghezza del romanzo ed il conseguente aumento del prezzo di copertina potrebbero comportare un calo nelle vendite e sceglie di sacrificare parti della storia giudicate poco importanti per rientrare negli standard editoriali. I tagli saranno effettuati, a malincuore, dallo stesso King che, però, comincerà a pensare di rivolgersi ad un altro editore per le pubblicazioni future. Per fortuna nel 1990 lo zio Stevie è riuscito a ripubblicare il romanzo integrandolo delle parti decurtate nella prima versione ed operando alcune modifiche ed integrazioni alla storia. Nella versione integrale la storia è stata posticipata di una decina di anni per renderla più attuale (nuova ambientazione negli anni 90 al posto degli 80) ma questo ha comportato la presenza di diversi refusi che rendono anacronistica la vicenda (soprattutto per quanto riguarda i prezzi che appaiono paradossalmente bassi). Oltre a questo sono state inserite una nuova introduzione sulla fuga di Captain Trips dal laboratorio e un epilogo che chiude il cerchio della vicenda e le sorti dei vari personaggi.

Concludo con la dedica del romanzo che è, ancora una volta, per Tabitha

A Tabby questo cupo scrigno di prodigi

E con una curiosità. Il nome Captain Trips dato da King alla super influenza de L’ombra dello scorpione è mutuato dallo stesso soprannome attribuito a Jerry Garcia, membro della rock band Grateful Dead e motivato dalla sua dipendenza dall’Lsd. Oltretutto sono proprio i numerosissimi tour della band su e giù per l’America che hanno ispirato King per il modo in cui il virus si diffonderà, di persona in persona, all’interno del romanzo.

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