Man mano che vado avanti nella lettura di Ossessione mi sembra sempre più incredibile che un libro del genere sia stato scritto da un King uscito da poco dall’adolescenza. Perché implica una visione lucida e distaccata di una fase della vita e di un sistema di relazioni che è difficile avere a così poca distanza temporale.

E si nota bene, fin da questa sua prima opera, quale sia lo stile di Richard Bachman e quanto sia distante da quello di Stephen King. Bachman non lascia spazio alla comprensione e all’empatia, in nessun modo. Il suo stile è freddo e distaccato e penetra dentro come una lama affilata. Non capita mai che si identifichi con i suoi personaggi e ti aspetti che, da un momento all’altro, possa decidere di farli fuori e di liberarsene senza nessuna giustificazione apparente. Bachman è un magnifico architetto della tensione. Riesce a tenere il lettore col fiato sospeso, pronto a tutto quello che potrebbe accadere. Non si dilunga mai su descrizioni inutili e non gli interessa approfondire le motivazioni dei personaggi. Bachman è uno scienziato che osserva le sue creature letterarie al microscopio senza partecipare della loro vita più di quanto non lo farebbe un tecnico di laboratorio che osservi un mucchietto di globuli rossi su un vetrino.

Si resta allibiti a pensare che in realtà è lo stesso autore che ama i suoi personaggi e che partecipa delle loro sofferenze in tanti bellissimi romanzi. King non è mai distaccato dalle sue creature ma è coinvolto emotivamente in tutte le loro gioie e i loro dolori. Ed è proprio quello che, in definitiva, rende le sue creature letterarie così belle e vere.

In Ossessione si ha l’impressione di stare nel confessionale del Grande Fratello, laddove un pubblico di voyeurs se ne sta a guardare persone che mettono in piazza i loro sentimenti e i loro segreti più intimi. È proprio questo che fa Charlie Decker, il protagonista del romanzo, spinge i suoi compagni di classe a tirare fuori ciò che di più nascosto ed intimo hanno dentro. E genera, in questo modo, un gioco al massacro che contribuisce a rendere tutti vulnerabili. E la cosa pazzesca è che sembra che i compagni di Decker coinvolti nella vicenda desiderino che questo accada, che non aspettino altro. È come se ci fosse qualcosa troppo a lungo trattenuto che finisce per esplodere e così le confessioni si susseguono come un fiume in piena, portando a galla segreti sempre più intimi ed inconfessabili. Tutto il racconto precipita, inevitabilmente, verso un finale che sai già non potrà essere edificante perché è come se Bachman ti sussurrasse che non ci può essere riscatto se non quello apparente, e che ognuno di noi vive per precipitare nell’abisso, in un modo o nell’altro.

Questo pessimismo cosmico che trapela dalle pagine di Ossessione ha un potenziale distruttivo notevole e si capisce che King stesso ne sia rimasto spaventato, facendo, infine, ritirare il libro dal commercio. Perché questo suo lato duro e cattivo, nonostante tutto, affascina ed attrae.

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