Pensavo di non aver nulla da dire su questo film e se Ralph non me lo avesse chiesto, probabilmente, questo post non lo avrei scritto. Quindi prendetevela con lui.

Fughiamo subito ogni dubbio: non sono una fan di Allen. Dirò di più, non sono mai riuscita ad apprezzarlo veramente, neppure nelle vecchie pellicole, nei suoi classici. Questo non significa che mi accosti al suo cinema prevenuta (come, ammetto, mi accade con altri autori) ma ogni volta che scelgo di andare a vedere un suo film lo faccio con tutte le migliori intenzioni. Soprattutto da quando ha cominciato a fare solamente il regista. Perché, lo devo ammettere, è anche la sua presenza che un po’ mi infastidisce in un film. Non riesco a trovarlo simpatico e vederlo sullo schermo mi suscita sempre un certo fastidio. Per fortuna negli ultimi tempi si limita quasi esclusivamente alla regia. E’ un po’ la stessa cosa che mi succede con Clint Eastwood. Lo giudico uno dei migliori registi che ci siano in circolazione ma come attore… ecco, come attore, è un’altra storia. E purtroppo lui non ha la saggezza di Allen e compare un po’ troppo spesso, per i miei gusti, nelle sue pellicole.

Midnight in Paris (2011)

[Midnight in Paris, Spagna, USA 2011, Commedia, durata 100′]   Regia di Woody Allen
Con Rachel McAdams, Marion Cotillard, Michael Sheen, Owen Wilson, Kathy Bates, Alison Pill, Adrien Brody, Tom Hiddleston, Léa Seydoux, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Carla Bruni, Nina Arianda, Corey Stoll

Attenzione! Contiene spoiler

Lo ammetto. Mi basta vedere Parigi per essere subito ben disposta. E una pellicola che ha Parigi nel titolo e un pezzo di Parigi quasi in ogni inquadratura non può proprio lasciarmi indifferente. E va detto anche che Allen è bravissimo a cogliere la magia ed il romanticismo di questa città. Un po’ meno bravo a costruirci una storia intorno.

Perché penso che sia questo il difetto principale del film. Se Allen fosse stato un pittore ne sarebbe venuto fuori un quadro meraviglioso, affascinante e travolgente. O un musicista. Sarebbe stato capace di tirare fuori una sinfonia magnifica e romantica da quelle strade e da quei palazzi. Ma come regista pare che si sia sentito quasi costretto a raccontare qualcosa (e non è affatto un assunto implicito del mestiere di regista. Assolutamente. Si può benissimo dirigere un capolavoro senza raccontare nulla, o quasi. Ma non è da tutti riuscire a farlo) ed è proprio questo che rende debole il film.

Al di là dell’innesto del fantastico sul reale che avviene senza fornire nessuna spiegazione allo spettatore, cosa che può, legittimamente, destabilizzare, il problema della pellicola è quanto questo elemento fantastico sia condivisibile con chi lo guarda. E, lasciatemelo dire, Woody Allen in questo è stato piuttosto snob. Lungi da me pensare che si debbano a tutti i costi soddisfare i gusti, spesso beceri, degli spettatori o creare solo aspettative che si sia in grado di soddisfare, ma neppure si può pensare che promettere un film leggero e romantico ad un pubblico pagante e propinargli una galleria dei propri personali miti letterari, artistici e musicali di inizio Novecento possa essere sufficiente a soddisfarli. Finisce, inevitabilmente, con uno scollamento tra tu che racconti la storia e lo spettatore che la subisce. Perché penso che chiunque abbia fatto fatica ad identificare tutti i fantasmi che Allen riesuma nel corso della pellicola, soprattutto quelli secondari e, alla fine, la fuga dalla realtà del protagonista del film finisce per diventare un bel giochino citazionistico di miti del passato e niente più.

Pure il protagonista, uno scrittore frustrato costretto a scrivere sceneggiature invece di romanzi, perennemente tirannizzato da una futura moglie anaffettiva, finisce per sembrare ridicolo e posticcio e a stento si capisce come possa aver affascinato la dolcissima Marion Cotillard (lei sì la vera rivelazione del film).

Cosa resta dunque dalla visione di questa pellicola? Delle bellissime immagini di Parigi, descritta davvero bene nelle atmosfere, e lo stimolo ad una riflessione non banale come potrebbe sembrare: saremmo veramente più felici in un altro tempo, in un’altra epoca, se davvero avessimo potuto scegliere quando vivere la nostra vita? Il protagonista del film pensa, evidentemente, di no.
Ritiene che l’esperienza notturna a Parigi sia un qualcosa che può migliorare il suo presente e spingerlo a fare delle scelte diverse per la sua vita (e, infatti, lascia la fidanzata e decide di trasferirsi proprio a Parigi dove ricominciare a lavorare al suo romanzo a tempo pieno).
Il personaggio interpretato da Marion Cotillard, invece, sceglie di perdersi in un’epoca passata con la quale ritiene di sentirsi più in sintonia, dove può essere finalmente se stessa e non più, semplicemente, l’amante di qualcuno.

Si tratta di scelte, in fondo. Ma la cosa più interessante del film è proprio il fatto che uno, alla fine, si ponga questa domanda.