Ancora una volta la scelta di questa terza visita è obbligata da un evento ben preciso: l’imminente conclusione della mostra monografica dedicata allo scultore Lorenzo Bartolini che si tiene alla Galleria dell’Accademia fino al 8 gennaio.

Bartolini è uno dei miei artisti preferiti e non mi volevo lasciar sfuggire l’opportunità di vedere raccolte insieme 70 delle sue opere, alcune delle quali non ho mai visto dal vivo.

La scelta di esporre queste opere proprio alla Galleria dell’Accademia non è casuale in quanto proprio all’interno della Galleria è ospitata la Gipsoteca Bartolini, vale a dire la raccolta dei gessi originali da cui sono state tratte le opere dello scultore. Ma andiamo con ordine.

La Galleria dell’Accademia viene istituita nel 1784 da Pietro Leopoldo come atelier di formazione per gli allievi dell’adiacente Accademia delle Belle Arti. Nelle intenzioni del suo fondatore doveva esporre esempi illustri di pittura e scultura sui quale gli allievi potessero esercitare le proprie capacità artistiche ed allenare lo sguardo. Proprio per questo motivo la scelta viene limitata alla scuola fiorentina dal 1300 al 1500 in quanto, all’epoca, veniva ritenuta l’arte migliore possibile, la più pura e meno inquinata dalla degenerazione dei secoli successivi.

Ma la data più importante è il 1873, anno in cui il David di Michelangelo viene rimosso dalla sua collocazione di fronte a Palazzo Vecchio, per motivi conservativi, e collocato all’interno della Galleria dell’Accademia. Da questo momento in poi la scultura michelangiolesca monopolizzerà l’attenzione dei turisti che, in effetti, si recano alla Galleria quasi esclusivamente per vedere il David ed il nucleo di sculture di Michelangelo, ignorando del tutto le altre collezioni presenti. Ed è anche per questo che ogni giorno davanti all’ingresso c’è una fila che non finisce più (purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista).

Non fraintendetemi. Non è che io non ami Michelangelo (si può non amare Michelangelo? No, non credo) o che non ammiri il David (in realtà lo adoro!) ma considero la Galleria dell’Accademia uno dei più bei musei fiorentini per il patrimonio di opere conservate e per l’estrema varietà delle sue collezioni e l’innegabile centralità del David un po’ mi infastidisce, ecco.

Proprio per accogliere la scultura di Michelangelo nel 1882 viene costruita un’apposita tribuna da Emilio De Fabris che costituisce una specie di quinta architettonica che valorizza la scultura permettendo anche al visitatore di girarci intorno per ammirarla nella sua interezza.

Oltre al David la Galleria espone altre sculture di Michelangelo tra cui i quattro Prigioni (insieme ai due conservati al Louvre avrebbero dovuto costituire la base del grande mausoleo funebre di Giulio II) e il San Matteo (commissionato dall’Opera del Duomo di Firenze per essere collocato nei contrafforti esterni della Cattedrale di Santa Maria del Fiore) oltre a diversi calchi in gesso di opere michelangiolesche conservate in altre città d’Italia.

Alle sculture michelangiolesche fa da contraltare la raccolta di gessi ottocenteschi che costituiscono la cosiddetta Gipsoteca Bartolini dove, come già segnalato, sono conservati i gessi originali dello scultore ma anche un nucleo importante di gessi di Luigi Pampaloni, allievo di Bartolini e a sua volta insegnante nell’adiacente Accademia delle Belle Arti.

Ma come dicevo poco fa la Galleria dell’Accademia è particolare proprio per l’eterogeneità delle sue collezioni. Accanto a questi due importanti nuclei scultorei, molto diversi tra loro, ospita una vasta raccolta di pitture, anche queste molto distanti tra loro per genere. Al piano terra sono ospitate le sale della pittura fiorentina e quelle bizantine. Le prime raccolgono esempi di pittura fiorentina del Quattrocento, in genere pittori considerati minori come Alessio Baldovinetti, Cosimo Rosselli o lo Scheggia ma conservano anche opere di Perugino, Botticelli e Paolo Uccello (per citarne solo alcune). In pratica offrono una panoramica di ciò che si produceva a Firenze in quel periodo spaziando dall’eccellenza all’opera di bottega. E’ chiaro che non bisogna aspettarsi le grandi opere conosciute da tutti che sono esposte agli Uffizi ma se uno ama l’arte di questo periodo non può che rimanere incantato davanti a questi quadri. Le Sale Bizantine, se possibile, sono ancora più interessanti perché ci offrono una raccolta non indifferente di pittura pregiottesca che, forse, è superiore anche a quella degli Uffizi (ma non la ricordo benissimo, ne riparleremo dopo la visita).  Ora lo so che la pittura pregiottesca non incontra il favore di molti (un po’ come l’arte contemporanea, invisa ai più) forse perché è una pittura distante da quella che siamo abituati a considerare bella ma è un pregiudizio. Giotto è stato un rivoluzionario. Dopo di lui la pittura è cambiata completamente. Ma Giotto è nato da questo tipo di pittura, da queste tavole fatte di particolari preziosi, da queste Madonne rigide ed inespressive, da questi paesaggi privi di profondità. Questo era ciò che Giotto vedeva intorno a sé e che, in qualche modo, gli ha permesso di creare la pittura che lo ha reso famoso. E io amo queste pitture che mi ricordano tanto le favole. In qualche modo è come se raccontassero l’infanzia dell’arte e proprio per questo mi piacciono così tanto.

Infine il piano superiore. Le sale del primo piano ospitano la pittura fiorentina del Tre e Quattrocento ma conservano anche una pregevole e curiosa collezione di icone russe. Apparentemente fuori luogo qui (ma nelle eterogenee collezioni della Galleria dell’Accademia niente è veramente fuori luogo😉 ) queste icone sono la testimonianza dello spirito collezionista dei Lorena e costituiscono una raccolta unica in Italia anche se di qualità non omogenea. Inoltre tra le opere esposte al primo  piano spicca il nucleo di opere di Lorenzo Monaco che permette di valutare cronologicamente i progressi di questo pittore ma anche un cospicuo numero di tavole ascrivibili al cosiddetto Gotico Internazionale, dove alla linearità del disegno fiorentino si unisce una ricercatezza materica e coloristica particolare.

Da una ricerca su internet ho anche scoperto che la Galleria, di recente, ha accolto nelle sue collezioni anche una serie di strumenti musicali precedentemente conservata nell’adiacente Conservatorio Cherubini. E questo avvalora ancora di più la vocazione alla varietà di questo museo che, in effetti, si distingue proprio per questo dalle altre gallerie fiorentine che, in genere, hanno un’impostazione molto più definita e circoscritta. Ma ne riparliamo dopo la visita. Promesso.