Mi è capitato di rileggere questo libro perché è un perfetto libro da borsa e io ne ero alla disperata ricerca dopo aver finito Allegro occidentale. Come? Cos’è un libro da borsa? Ma mi pare ovvio! Un libro di dimensioni e peso relativi e non troppo complesso nella trama. Un libro che ci si possa portare dietro (in borsa, appunto) e leggere nelle più disparate occasioni (in fila alla posta, nella sala d’aspetto del dottore, al cinema prima dell’inizio del film, bloccati nel traffico etc…). Ebbene, nel cercare nella mia libreria un libro da borsa mi sono imbattuta ne La metamorfosi letto ormai diversi anni fa. Lo ricordavo con piacere e ho valutato che una rilettura non mi sarebbe dispiaciuta.

La metamorfosi

di Franz Kafka

Attenzione! Contiene spoiler.

Sebbene ricordassi abbastanza bene la trama di questo romanzo breve di Kafka non ricordavo affatto la sensazione che lascia assistere, come lettore, alla disavventura di Gregor Samsa. O, forse, stavolta ho provato sensazioni che non ho provato durante la mia prima lettura dell’opera. Non lo so. Fatto sta che la vicenda narrata mi ha profondamente scossa, colpita e commossa. Non ricordavo assolutamente le reazioni dei familiari di fronte alla metamorfosi avvenuta nel protagonista. Avevo completamente rimosso le sensazioni di disgusto e di terrore descritte così minuziosamente da Kafka e suscitate dalla vista dell’enorme insetto in cui Gregor si è trasformato nottetempo. Non ricordavo la sofferenza che Gregor prova nel non vedersi riconosciuto da coloro che, sopra a tutti, dovrebbero amarlo. Non ricordavo neanche che i familiari avessero provato un vero e proprio sollievo nell’apprendere la morte del disgustoso insetto che, ormai, per loro non era più né figlio né fratello. E, infine, non ricordavo neppure il particolare della mela conficcata nella corazza che ricopre la schiena di Gregor e lasciata lì, lentamente, a marcire, per giorni (ma questo particolare, adesso, credo che lo ricorderò per sempre!).

Si prova una pena infinita per il protagonista leggendo le poche pagine che dalla metamorfosi lo conducono alla morte. Ci si commuove per l’inutilità dei suoi sforzi e si piange la sua triste sorte ancor prima che si consumi. Perché, da subito, si capisce che la morte di Gregor è l’unica soluzione possibile, che non ci può essere altra conclusione che un ritorno alla normalità fingendo che lui non sia mai esistito.

Gregor muore in solitudine pur se circondato dai suoi familiari. E la sua morte è, per tutti, una liberazione. Per i genitori e la sorella che potranno tornare alla loro vita normale senza il fardello di questo segreto da nascondere. Ma anche per Gregor che, ormai, ha capito di non avere più un posto nel suo mondo, nella realtà che credeva di conoscere così bene.

E Kafka, con la sua scrittura precisa e partecipe, riesce a far accettare al lettore una vicenda impossibile come se fosse la cosa più normale del mondo. Come se chiunque di noi, svegliandosi domattina, potesse ritrovarsi trasformato in uno scarafaggio gigante.

Ma la cosa più bella della scrittura di Kafka è che l’autore riesce a commuovere non tanto nel descrivere i pensieri del suo protagonista o le sensazioni che prova, quanto piuttosto nel farcelo immaginare visivamente, nel farci figurare il divario tra l’aspetto assunto da Gregor dopo la metamorfosi e la normalità del mondo che lo circonda. Sono le immagini che lo scrittore è così abile a descrivere che fanno male ancora di più delle parole.

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