Capita che ti trovi di fronte a film come questo di cui non riesci a comprendere la ragione. Di solito sono pellicole osannate da pubblico e critica ma che ti lasciano indifferente, a volte perplessa, altre volte schifata. E ti chiedi il motivo. Sei tu che non hai li strumenti per capire o sono questi film che non hanno nulla da dire e tutti hanno preso un abbaglio collettivo e molti, poi, non hanno il coraggio di ammetterlo?

Shame (2011)

[Shame, Gran Bretagna 2011, Drammatico, durata 99′]   Regia di Steve McQueen (II)
Con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware, Elizabeth Masucci, Jake Richard Siciliano, Robert Montano, Anna Rose Hopkins, Alexandra Vino

Shame - Locandina

Dalla visione di questo film sto ancora cercando di capire cosa mi spinga a decretarne la totale stroncatura e, nello stesso tempo, cosa possano averci trovato coloro che lo esaltano. E non sono riuscita a trovare una risposta soddisfacente a nessuna delle due domande. Ho qualche ipotesi ma nessuna risposta. Mi viene da pensare anche che, forse, non dovrei scriverne senza quelle risposte ma poi credo che non arriveranno mai per cui tanto vale accantonare l’argomento.

No, aspettate, c’è un’altra cosa che non capisco. La Coppa Volpi a Fassbender? Ma siamo impazziti? Già non mi era piaciuto in A Dangerous Method di Cronenberg dove, per lo meno, recitava ma qui dove passa la maggior parte del film a fare sesso con qualcuno o ad andarsene in giro nudo con la telecamera che lo pedina ad altezza… insomma, avete capito a che altezza, no, qui proprio non lo capisco.

Shame - Michael Fassbender

A me Fassbender sembra assolutamente inespressivo. E non credo che dipenda dal personaggio che interpreta perché mi sembrava tale anche nel film di Cronenberg. E poi, se proprio vogliamo fare un confronto, c’è modo e modo di interpretare un personaggio freddo, algido, apparentemente distaccato. Basta confrontare il Brandon di Fassbender con il protagonista di Drive interpretato da Ryan Gosling. Adesso io sarò pure fissata con il film di Winding Refn ma volete mettere l’interpretazione di Gosling con quella di Fassbender? Sono agli antipodi eppure i due personaggi hanno più di un punto in comune.

Liquidato il protagonista resta il film. Sono qui che mi chiedo cosa c’è che non va in questo film, e non può essere solo il fatto che, ad un certo punto, mi sono pure addormentata (va bene il sonno e la stanchezza accumulata ma erano le sei del pomeriggio!) il motivo è da ricercare nella narrazione.

Shame - Michael Fassbender

Al di là della sceneggiatura che mi è sembrata eccessivamente allungata e sfilacciata come se per esprimere un unico concetto ci fosse bisogno di usare un sacco di parole per far durare il tutto il tempo di un film, c’è che lo sviluppo degli eventi è totalmente prevedibile, senza tensione né sorprese. È una discesa agli inferi programmata che non ha niente da aggiungere a ciò che lo spettatore già si aspetta. E questo, inevitabilmente, non coinvolge. Perché non ci si preoccupa neppure di inserire altro, vale a dire una messa in scena inusuale o una fotografia particolare. No, tutto sa di già visto nella pellicola di McQueen. Niente riesce né a stupire né ad affascinare.

In molte recensioni ho sentito usare i termini di elegante e patinato in riferimento a questo film, ed usarli in senso positivo come a sottolinearne la qualità intrinseca. Ma se io penso a queste due parole per definire una pellicola non posso fare a meno di richiamare alla mente il bellissimo A Single Man di Tom Ford (non per niente il regista è uno stilista) dove ogni inquadratura ed ogni dettaglio trasmettono eleganza e creano un’atmosfera da rivista di moda perfetta. Ma nella pellicola di Ford tutto questo è al servizio di un contenuto forte ed importante e non può fare a meno di trasudare passione e coinvolgimento pur utilizzando strumenti espressivi apparentemente distanti da tutto questo.

Nel film di McQueen, invece, tutto appare vuoto, privo di valore e di passione. E non diventa neppure esercizio di stile perché di stile, a mio parere, ce n’è veramente poco in questo film.

Tra gli altri aggettivi utilizzati per questa pellicola ho riscontrato spesso il termine provocante. Come se, ancora oggi, ci si dovesse sentire provocati da ripetute scene di sesso o dal primo piano di genitali maschili. Non credo che ci sia ormai più niente di provocante in tutto ciò. A meno che la proiezione non avvenga in un cinema parrocchiale, sia chiaro.

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