Ho guardato la data del mio ultimo post e mi sono stupita che sia passato quasi un mese. Alcune volte la vita va veramente troppo veloce perché io riesca a starle dietro!

Non ho scritto ma, in compenso, mi sono guardata un sacco di film, ho letto un mucchio (no, non libi, purtroppo…) ma, soprattutto, ho fatto un sacco di cose. Adesso vediamo se riesco un po’ a rallentare per poterne anche parlare in questo piccolo spazio che, comunque, si sta allargando sempre di più (almeno come numero di visite, a giudicare dalle statistiche di WordPress…).

50 e 50

[50/50, USA 2011, Commedia, durata 99′]   Regia di Jonathan Levine
Con Joseph Gordon-Levitt, Seth Rogen, Anna Kendrick, Bryce Dallas Howard, Anjelica Huston, Julia Benson, Jessica Parker Kennedy, Beatrice King, Marie Avgeropoulos, Philip Baker Hall

Attenzione! Contiene spoiler

50 e 50 - Locandina

50 e 50 è esattamente la misura di quanto questo film mi abbia convinta. Infatti se, da una parte, si fa apprezzare la scelta coraggiosa di affrontare un tema così serio come il cancro utilizzando i toni della commedia, dall’altra bisogna ammettere che la pellicola sfiora, in più di un’occasione, la noia.

50 e 50 - Anna Kendrick e Joseph Gordon-Levitt

Questo non significa che non abbia ravvisato spunti interessanti in questo film indipendente che, dopo aver ricevuto il premio del pubblico al Torino Film Festival dello scorso anno, ha convinto, più o meno unanimemente, sia pubblico che critica. Il tocco lieve della commedia riesce nell’intento di alleggerire una sceneggiatura drammatica che porta a confrontarsi con una malattia che lascia il 50 percento di probabilità di sopravvivere (a questo allude il titolo italiano, per una volta identico a quello originale e certamente più accattivante di quello provvisorio che faceva diretto riferimento alla malattia) e certi momenti del film fanno sorridere e, nello stesso tempo, riflettere. Ma c’è qualcosa che evidentemente non funziona in tutto il meccanismo e quello che viene fuori, alla fine, è un film che rischia molto presto di finire nel dimenticatoio.

50 e 50 - Seth Rogen, Anna Kendrick, Anjelica Huston e Serge Houde

Quello che sicuramente salva la pellicola è la presenza di Seth Rogen (qui anche nelle vesti di sceneggiatore e produttore per un progetto molto personale e fortemente voluto). L’attore statunitense, ormai osannato oltreoceano ma ancora poco apprezzato da noi, costruisce un personaggio sopra le righe, sfrontato, infantile, casinista ma anche capace di infinita tenerezza ed insolita profondità, come si vede soprattutto in una delle ultime e più riuscite scene del film nella quale si presta a medicare la cicatrice dell’amico con evidente riluttanza.

E tutto il film è, in qualche modo, un’esaltazione dell’amicizia tra questi giovani uomini apparentemente così diversi ma, in realtà, estremamente affini. Il personaggio interpretato da Joseph Gordon-Levitt (una faccia così particolare che non può non rimanere impressa. Io non la dimentico dai tempi del bellissimo Mysterious Skin di Gregg Araki, pellicola cupa ed inquietante che affronta il difficilissimo tema della violenza sui bambini) è quello di un individuo mite e passivo, che pare vivere la sua vita come se non lo riguardasse fino al momento della scoperta della malattia, si contrappone a quello interpretato da Seth Rogen, apparentemente privo di profondità ma, in realtà, capace di forti slanci quando si tratta di difendere l’amico con le unghie e con i denti dall’insensibile fidanzata (una Bryce Dallas Howard cinica e superficiale) e dalla stessa malattia (delicatissima la scena in cui Adam trova nel bagno dell’amico un libro che spiega come affrontare il cancro).

50 e 50 - Bryce Dallas Howard e Joseph Gordon-Levitt

Infine un ulteriore nodo focale del film è costituito dal rapporto di Adam con la famiglia di origine costituita da una madre invadente ed apprensiva (un’Anjelica Huston invecchiata e poco espressiva sebbene incensata un po’ da tutta la critica per questo ruolo) ed un padre colpito da Alzheimer che non si rende conto di ciò che sta accadendo. Centrale, a questo proposito, ciò che dice la psicoterapeuta che guida Adam nell’affrontare la malattia e che finirà per innamorarsene (Anna Kendrick, sempre più deliziosa dopo la convincente interpretazione della gradevole commedia di Reitman Tra le nuvole): prima di giudicare tua madre pensa a come deve essere per lei la vita con un figlio che a stento le parla e un marito che quasi non la riconosce. Da questo momento il protagonista farà un percorso che lo porterà anche a vivere in modo diverso il rapporto con i propri genitori.

E alla fine della visione e nonostante il lieto fine risulta difficile non commuoversi neppure un po’ di fronte all’evidente paura della morte che prende il protagonista nel momento in cui sta per affrontare l’operazione che ne decreterà la guarigione o la prematura scomparsa. A questo punto ti aspetti il lieto fine ma hai il dubbio e la paura che possa non arrivare.