Archive for aprile, 2012


Di libri. E di me.

Come Gre che mi ha preceduta e come anticipato nei commenti a questo post di Lady Lindy mi cimento volentieri in questo meme libresco che sta facendo il giro della blogsfera. Si tratta di descriversi attraverso i libri che ci piacciono e che abbiamo letto in 30 punti. Cercherò di non essere banale e non girare ossessivamente su una manciata di titoli ma di variare, se mi riesce 😉

Andiamo a cominciare.

1. Il tuo libro preferito

In assoluto mi riesce sempre difficile dirlo. Ma sicuramente il primo libro che mi viene in mente, se ci penso, è Jane Eyre di Charlotte Bronte.

2. La tua citazione preferita

È’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Anna Frank

3. Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto

Probabilmente Levin di Anna Karenina di Tolstoj. Adoro quell’uomo!

4. Il libro più brutto che tu abbia mai letto

Come per il più bello mi riesce molto difficile dirlo. Se per brutto si intende scritto in uno stile che non mi piace ne ho tantissimi, da Il codice Da Vinci di Dan Brown (lo definirei di stile ricattatorio) a Tu mio di Erri De Luca. Ma se per brutto si intende quello che mi ha fatto stare male per l’argomento trattato e per il modo in cui lo tratta non ho dubbi: Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci.

5. Il libro più lungo che tu abbia mai letto

Non ho fatto un confronto di pagine ma credo proprio che sia It di Stephen King (1328 pagine). Ma adoro i romanzi lunghi quindi potrebbero essercene molti altri che lo eguagliano per numero di pagine 😉

6. Il libro più corto che tu abbia mai letto

La morte della Pizia di Durrenmat (68 pagine), se si escludono i numerosi libri per bambini che, spesso, sono tipo di 10 pagine!.

7. Il libro che ti descrive

Non credo che esista. Ma credo che i miei pensieri si avvicinino molto a quelli del già citato Levin. Per quanto riguarda il mio modo di sentire, però, è sicuramente pericolosamente vicino a quello di Moby Dick di Melville 🙂

8. Un libro che consiglieresti

Sicuramente L’ombra dello scorpione dello zio Stevie. A chiunque.

9. Un libro che ti ha fatto crescere

Niente al pari de Il diario di Anna Frank. E continua a farmi crescere ogni volta che trovo il coraggio di rileggerlo.

10. Un libro del tuo autore preferito

Non credo di avere un autore preferito. Di sicuro ne ho almeno tre. Perché sono tre gli autori che, ogni volta che li leggo, riescono inevitabilmente a trasmettermi qualcosa. Sono Stephen King, Alessandro Baricco e Victor Hugo.

11. Un libro che prima amavi e che ora odi

Non ho mai cambiato così radicalmente idea su un libro. Ci sono libri che un tempo leggevo volentieri e che, adesso, non ho più voglia di leggere, come quelli di Dacia Maraini, ad esempio. Ma, di sicuro, non posso dire che ora non mi piacciono.

12. Un libro che non ti stancherai mai di rileggere

Tanti. Per non citare sempre gli stessi dico Uccelli di rovo di Coleen McCollough.

13. Il libro che in questo momento hai sulla scrivania

L’ombra dello scorpione di Stephen King (ma va’?)

14. Il libro che stai leggendo in questo periodo

Prove per un incendio di Shalom Auslander è uno di quelli che (non) sto leggendo. Ma, come al solito, non mi limito mai ad un solo libro.

15. Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi

La carta più alta di Marco Malvaldi

I quattro vecchietti erano entrati nella stanza un’oretta prima, in ordine sparso, ognuno con una seggiola sotto il braccio, dando solo un’occhiata per accertarsi, probabilmente, dell’assenza del dottor Berton. 

16. La tua copertina preferita

Questa storia di Alessandro Baricco

17. Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno

Jane per incontrare Rochester o Laura per incontrare Walter 😉

18. Il primo libro che hai letto

Non lo ricordo assolutamente. Ma il primo che mi è rimasto impresso è sicuramente Il mago di Oz di Baum.

19. Un libro il cui film ti ha deluso

Qui c’è l’imbarazzo della scelta! Quasi tutti, direi. Forse il peggiore è la traspo9sizione di It di Tommy Lee Wallance.

20. Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse

Come ho già detto non ho mai trovato in un libro un personaggio che mi rappresentasse completamente. Ci sono delle cose di determinati personaggi che ritrovo anche in me ma non posso dire che mi rappresentino completamente. Per tanti aspetti mi sento affine a Jo March di Piccole donne di Louise May Alcott.

21. Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te

Tokyo Blues. Norwegian Wood di Haruki Murakami. E a mia volta l’ho consigliato io ad una persona molto importante per me 😉

22. Un libro che hai letto da piccola

La storia infinita di Michael Ende. L’ho voluto leggere subito dopo aver visto e amato il film.

23. Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita

Più delusa che colpita, di solito. Il primo che mi viene in mente è L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. Continuo a non capire come non si riesca a coglierne la superficialità.

24. Il libro che ti fa fuggire dal mondo

Non so… forse tutta la saga dei Malaussène di Pennac. Perché mi fa desiderare di far parte di quella strampalata famiglia.

25. Un libro che hai scoperto da poco

Ho scoperto da troppo poco tempo Moby Dick di Melville. Vorrei averlo letto da adolescente perché ha una dimensione epica che, secondo me, è perfetta per quell’età.

26. Un libro che conosci da sempre

Devo citare ancora Il mago di Oz che mi accompagna da anni. Ha la copertina tutta rotta e le pagine si stanno irrimediabilmente scollando ma, per me, ha il sapore della mia infanzia.

27. Un libro che vorresti aver scritto

Sicuramente Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares di Pessoa. Quel modo di sentire mi appartiene a tal punto che, se sapessi scrivere, vorrei scrivere solo così!

28. Un libro che farai leggere ai tuoi figli

Il diario di Anna Frank. Perché è imprescindibile per chiunque. Credo che si sia capito 😉

29. Un libro che devi ancora leggere

Uno? Stiamo scherzando? Non riesco neppure a contarli! Ma uno che voglio assolutamente leggere e aspetto solo il momento giusto per farlo è I Miserabili di Victor Hugo.

30. Un libro che ti ha commosso

Trilogia della città di K. di Agota Kristof. Non so se si possa parlare di vera commozione. Più che altro mi ha spiaccicata al suolo per la sua crudezza!

Ecco. Qui c’è molto di me. E adesso, rileggendo il tutto, mi rendo conto di quanti libri importanti siano rimasti fuori da questo elenco. Ma è inevitabile quando si devono compiere delle scelte.

E voi? Quali sono i vostri libri? Quelli importanti che vi rappresentano e vi completano? Quelli che dicono qualcosa di voi o raccontano ciò che vorreste essere o che vorreste fare?

Imprescindibile

Esistono film che non è possibile recensire. Perché quando li guardi non riesci in nessun modo a percepirli come un film. Non vedi la regia. Non vedi la fotografia. Non senti la musica. E non ti accorgi neppure di come recitano gli attori. Perché c’è qualcosa di più importante che non riesci proprio ad ignorare, anche se vorresti. Vorresti con tutto il cuore non aver visto, non dover sapere. Ma non puoi.

Forse è difficile comprendere tutto questo senza l’imprescindibile visione di Diaz, l’ultimo film di Daniele Vicari. Partiamo da questo assunto: Diaz è un film che va visto. Mai come in questo caso si può parlare di film necessario. E questa necessità non ha niente a che vedere con il cinema. Perché, come dicevo sopra, non lo so se Diaz è un bel film. Non ne ho assolutamente idea perché mi mancano totalmente gli elementi che mi consentirebbero di giudicarlo dal punto di vista cinematografico. Nella visione della pellicola non ho notato nessuna di quelle cose che, normalmente, mi permettono di valutare la riuscita o meno di un film. Ero troppo occupata a piangere e tremare, ve lo giuro. E non solo io. Ho già detto da un’altra parte che adoro vedere i film al cinema per l’atmosfera che si respira nella sala cinematografica, per la comunione della visione con estranei. Per la prima volta nella vita ho sentito applaudire in sala al di fuori di un evento festivaliero. Perché le emozioni che scatena questa visione, alla fine, devono in qualche modo esplodere e deflagare e un applauso liberatorio, spesso, è il modo migliore per farlo.

Devo riuscire a spiegare perché è necessario vedere questo film. Non sarà facile. Ci provo.

Vedere sullo schermo una mattanza gratuita ed immotivata come quella della scuola Diaz e realizzare che non stai guardando un film o, meglio, che non stai guardando solo un film, ma che quello che ti stanno raccontando è successo davvero qui, nel nostro Paese che si suppone civile e democratico, poco più di dieci anni fa (ieri, in termini storici), è insostenibile. Vedere la manifestazione chiara della violenza insita nella natura umana ed accorgersi di essere impotenti di fronte al suo propagarsi è terribile. Fa piangere e tremare, appunto. Come piangono e tremano i ragazzi del film totalmente increduli di fronte a ciò che sta succedendo loro. Perché non ci si può capacitare di una cosa del genere. Perché accettare una cosa del genere significa perdere irrimediabilmente la propria umanità.

E non è un fatto di buoni o cattivi. Ci tengo a precisarlo. Né di schieramenti politici. Perché in Diaz, per fortuna, di politico non c’è nulla. E in questo vedo veramente una scelta registica. C’è chi ha visto in questa caratteristica un difetto. Chi avrebbe voluto un film più politico. Per me non è così. Diaz è un film sulla natura umana ed in questo risiede la sua forza. Ogni altro elemento avrebbe distratto da questo messaggio.

Diaz andrebbe proiettato nelle scuole. Perché è la nostra storia.

Perché quando hai 20 anni e ancora credi in qualcosa così tanto da voler manifestare, da voler esprimere il tuo punto di vista, da credere davvero che questo potrà ancora portare a dei cambiamenti non puoi venire massacrato ed umiliato senza ragione.

A questo proposito ancora più male del massacro della Diaz fa assistere alle violenze e alle umiliazioni consumate nella caserma Bolzaneto. Perché se è comprensibile (assolutamente non giustificabile) che, in una perquisizione con centinaia di persone coinvolte e con la tensione accumulata nei giorni del G8 ed in seguito all’assassino di Carlo Giuliani, si possa arrivare a perpetrare quel genere di violenze gratuite contro persone indifese resta però incomprensibile (oltre che disumano) che in una caserma si possa arrivare a ledere i diritti umani fino all’umiliazione e alla tortura, fisica e verbale. E non in Afghanistan o in Cina. Qui. Dietro casa nostra. Di questo non si può riuscire a capacitarsi in nessun modo.

Guardatelo. E poi provate a dimenticarlo, se ci riuscite.

Ancora sullo zio Stevie

(segue dal post precedente)

Riguardano Rose Madder le altre indiscrezioni trapelate recentemente. E in questo caso si può tranquillamente parlare di una prima volta in quanto il romanzo scritto dal Re nel 1995 non ha finora conosciuto adattamenti cinematografici. Adesso pare che Naomi Sheridan (figlia del più famoso Jim Sheridan e sceneggiatrice di In America girato proprio dal padre) stia lavorando alla sceneggiatura. Per ora di questo adattamento non si sa altro. Tra l’altro Rose Madder è uno dei libri dello zio Stevie che non ho mai letto quindi, per me, più il progetto viene posticipato e meglio è 😉

E veniamo alla penultima notizia che riguarda le trasposizioni cinematografiche di lavori di King. In questo caso si tratta di un progetto ancora più ambizioso e complesso dell’adattamento de L’ombra dello scorpione. Al centro di tutto è il regista Ron Howard, qui in veste di produttore, che ha coinvolto Brian Grazer, Akiva Goldsman e lo stesso Stephen King nella trasposizione della saga de La Torre Nera. Attualmente il progetto è stato notevolmente ridimensionato per problemi di budget ma, inizialmente, erano previsti tre film per il grande schermo tratti dalla saga e due miniserie per la tv. Attualmente si parla di un solo film diretto proprio da Ron Howard a cui seguiranno gli altri solo in caso di successo al botteghino. La notizia positiva, però, è la presenza di Javier Bardem nel ruolo di Roland Deschain, protagonista della saga. Anche se la notizia è stata confermata e poi smentita in varie occasioni è una di quelle anticipazioni che fanno gola e che potrebbero contribuire a dare qualità al prodotto. Anche in questo caso la complessità della trama e delle sottotrame nonché i numerosi riferimenti ad altri romanzi del Re rende l’operazione piuttosto complessa. Inoltre Ron Howard, pur essendo un regista di solido mestiere, non ha, secondo me, l’estro necessario per ridimensionare cotanto materiale e renderlo a misura di schermo. Spero vivamente di venire smentita e che ne venga fuori un piccolo capolavoro 😉

E finiamo questa carrellata di anticipazioni con la notizia più ghiotta. È ormai iniziata la lavorazione del remake di Carrie lo sguardo di Satana di Brian De Palma. Il fatto che in questo caso si parli di remake del film di De Palma e non di adattamento dal romanzo di Stephen King è il primo punto a sfavore di questa operazione. Questo perché, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, l’opera di De Palma si pone come opera autoriale a tutti gli effetti, distaccandosi dal lavoro dello zio Stevie e reinterpretandolo attraverso uno sguardo, quello del regista, che più cinefilo non si potrebbe. Temo che, se di remake si tratta, il romanzo di King, in questo caso, possa entrarci veramente il giusto. Più probabilmente il film diventerà una rilettura dell’opera di De Palma allontanando ancora di più l’originale kinghiano. Va detto però che più fonti riportano che l’intenzione è quella di aderire più fedelmente al romanzo di King ma, in questo caso, non avrebbe senso parlare di remake.

Per quanto riguarda i nomi che sono venuti fuori sono senz’altro interessanti. Alla regia ci sarà Kimberly Peirce, la regista di Boys Don’t Cry, interessantissima pellicola del 1999 che affronta il tema dell’identità sessuale e che ha come protagonista una bravissima e ancora poco conosciuta Hilary Swank. Per quanto riguarda la sceneggiatura è stata affidata a Roberto Aguirre-Sacasa, autore televisivo conosciuto soprattutto per la serie Glee.

Il ruolo della protagonista, dopo che erano trapelati i nomi di Megan Fox e Hailee Steinfeld, è stato affidato a Chloë Moretz, recentemente vista in Hugo Cabret di Scorsese. Per il ruolo che fu di Piper Laurie, invece, si parla di Jodie Foster (ce la vedrei benissimo!) o di Julianne Moore.

Per finire vi lascio con l’immagine del fan poster realizzato come locandina per il nuovo adattamento di Carrie che ha entusiasmato perfino la regista che ha deciso di postarla sulla sua pagina di Facebook. Che ne dite? A me sembra piuttosto suggestiva anche se un po’ troppo patinata.

Fan poster di Carrie di Kimberly Peirce

Qualche news kinghiana

Avvertenza. Ho iniziato a scrivere questo post come semplice aggiornamento su alcune notizie che riguardano prossime uscite di film tratti da romanzi di Stephen King. Doveva essere un post veloce, un semplice aggiornamento. Poi mi sono resa conto di avere superato le 1000 parole in un lampo! Così ho deciso di essere magnanima, non tediarvi e dividerlo in due 😉

In questo periodo di arresto della lettura de L’ombra dello scorpione non crediate che non abbia continuato a tenermi aggiornata sullo zio Stevie e sulle notizie che lo riguardano. E’ da un po’ di tempo che trapelano varie cose soprattutto sul fronte cinema. La prima riguarda proprio L’ombra dello scorpione dato che le ultime indiscrezioni danno ormai certa la realizzazione di un film tratto dal libro. Fino ad ora solo Mick Garris nel 1993 aveva avuto il coraggio di affrontare la trasposizione del romanzo più amato dai fan del Re. Lo aveva fatto con una serie tv in quattro puntate che, sebbene personalmente io non abbia ancora visto, si dice da più parti essere un prodotto del tutto insoddisfacente. E la cosa non stupisce affatto dato che il materiale presente nel romanzo è tantissimo (e non solo per le dimensioni ma anche per il numero dei personaggi e la struttura della storia) e difficilmente trasportabile sullo schermo senza perderne lo spirito.

Tempo fa si fece anche il nome di George A. Romero per un adattamento cinematografico del romanzo e pare che lo stesso King ne fosse entusiasta. Ma poi sembra che l’autore de La notte dei morti viventi si sia tirato indietro e non è dato saperne il motivo.

Dopo che la Warner ne ha acquistati i diritti ha affidato la regia a David Yates, regista di quattro degli otto film di Harry Potter, che si era dichiarato entusiasta dell’impresa in quanto grandissimo estimatore di King. Tra l’altro sarebbe stato affiancato dal suo sceneggiatore di fiducia Steve Kloves con il quale aveva già iniziato a lavorare al progetto. I motivi per cui i due, ad un certo punto, si sono ritirati sarebbero da ricercare proprio nella complessità e nella stratificazione del romanzo e nel fatto che, pur essendo sostanzialmente un romanzo d’avventura, in realtà è quasi del tutto privo di scene d’azione. Yates stesso avrebbe dichiarato:

Ciò che amo del lavoro di King e de L’ombra dello scorpione è il fatto che Stephen King ti fa davvero entrare nelle vite di queste persone, vedi il mondo da un livello intimo e umano. Ma realizzare un film così costoso da questo materiale è pressante, e poi mancavano quelle scene d’azione straordinarie che invece ci sono nei libri di Potter, ed ero preoccupato che alla fine non avrei realizzato il film che lo studio sperava. Forse una miniserie l’avrei vista possibile, una interessante, complessa, stratificata e divertente storia a lungo termine, ma per me mancavano i grossi momenti, le scene d’azione.

Da qui all’abbandono del progetto il passo è stato breve. Ed è a questo punto che si è cominciato a fare il nome dell’attore Ben Affleck come regista della trasposizione. Diciamo subito che la mia stima di Affleck come regista è inversamente proporzionale alla mia opinione di lui come attore. A livello di recitazione riesco a sopportarlo ben poco, lo devo ammettere. Lo trovo statico ed inespressivo. Ma all’esordio dietro la macchina da presa si è dimostrato un regista consapevole dei propri mezzi e tutt’altro che banale. Gone Baby Gone, il suo lungometraggio di esordio, è un film solido e dolente che affronta argomenti non facili e che si avvale di un cast di tutto rispetto. Ho sentito parlare molto bene anche del suo secondo film The Town che, però, non ho ancora visto. Insomma la scelta di Affleck dietro la macchina da presa di L’ombra dello scorpione non mi dispiace affatto.

Accanto ad Affleck lavora lo sceneggiatore David Kajganich che, per King, aveva già sceneggiato It e Pet Sematary, con risultati abbastanza deludenti, in realtà. Sono curiosa di vedere che cosa ne verrà fuori anche se resto convinta che un adattamento cinematografico di questo romanzo sia pressoché impossibile.

È curioso che, più o meno nello stesso periodo, siano cominciate a trapelare notizie anche sull’adattamento del romanzo di King più affine a L’ombra dello scorpione, vale a dire The Dome. In questo caso tutto è partito da Steven Spielberg che in agosto ha acquistato i diritti cinematografici del libro cominciando subito a cercare uno sceneggiatore. Pare che, alla fine, lo abbia trovato in Brian K. Vaughan, fumettista e autore di alcune puntate di Lost (e questo, personalmente, mi fa ben sperare!). In questo caso parliamo di una serie televisiva e non di un film per il grande schermo. Forse anche questa è una notizia positiva dato che, negli ultimi tempi, pare che le cose migliori si riescano a vedere proprio in tv. Anche in questo caso staremo a vedere anche perché qui manca ancora un’ipotesi sul nome del regista, per cui mi riservo di valutare la cosa quando ci saranno più elementi da poter analizzare. Certo è che The Dome è un romanzo che ben si presta ad essere portato sullo schermo perché ha forti elementi di spettacolarità che, se ben realizzati, sono convinta che potranno rendere benissimo a livello cinematografico anche se limitatamente alla visione domestica. E poi Spielberg è una garanzia, almeno per me.

(to be continued…)

Puntualizzazioni

Mi accorgo, sebbene senza stupore, che è quasi passato un mese dall’ultima volta che ho aggiornato il blog. Bella cosa per una che aveva nelle proprie intenzioni di scrivere un post al giorno, nevvero? Non voglio però neppure fare come il mio amico Mirko che ogni tanto minaccia di tornare solo per sparire di nuovo (scherzo, naturalmente! Anche perché, alla fine, è tornato sul serio 😉 ).  Ma non volevo neppure stare assente per troppo tempo pur se non ho molto da scrivere.

Ecco il punto. È un periodo in cui i pensieri e le cose che vivo non riesco ad elaborarli più di tanto. Per cui restano lì a galleggiare nella mente senza mai prendere veramente forma. Le imprese sono praticamente ferme perché sono ormai davvero mesi che non prendo in mano L’ombra dello scorpione (ma neppure altri libri, in verità) e la cosa mi fa anche un po’ rabbia perché avrei voglia di continuare, di portare avanti l’impresa ma proprio non ho nessuno stimolo a leggere. L’impresa2 langue con il post sulla visita alla Galleria dell’Accademia scritto a metà e lasciato lì anche lui a candire da mesi.

Faccio cose, come dicevo. Ma queste cose non si traducono quasi mai in pensieri compiuti che mi fa voglia di condividere. E non mi va neppure di stare a riflettere troppo sul perché. La vita è così. O almeno per me. A periodi fortemente creativi si alternano quasi inevitabilmente periodi più riflessivi, più intimi. È un po’ come il succedersi delle stagioni quando l’inverno, apparentemente arido e freddo, in realtà sta già preparando le gemme che spunteranno in primavera, col primo sole.

Ci sono stati due eventi significativi in questo periodo. Eventi che segnano anche a distanza di tempo.

Il primo è la morte della mia nonna materna di cui vi avevo già accennato. Mi rendo conto che anche adesso, a distanza di tre mesi, mi capita di fermarmi e pensare a lei dopo aver colto un particolare che me la ricorda. Mi capita anche di scoppiare a piangere improvvisamente e capire, solo dopo un istante, che è perché sento la sua mancanza. Ho messo un sacco di cose sue in casa mia. Le guardo e, a volte, provo sollievo nel trovarmele vicine. Altre volte, invece, mi rendono incredibilmente evidente che non c’è più. Ma sono contenta che pezzi della sua vita siano entrati a far parte della mia.

L’altro evento riguarda il lavoro. Ho attraversato una grossa crisi che mi ha portata a decidere di lasciare il mio attuale impiego. Il motivo principale era il fatto che non mi sentivo più coinvolta, stimolata. Ci sono stati dei cambiamenti a livello di direzione che mi hanno costretta a rivalutare il mio ruolo e le mie responsabilità. E ho capito che certe cose non facevano per me. Avevo già preparato la lettera di dimissioni con tutto ciò che comporta mettersi alla ricerca di un nuovo lavoro nella situazione attuale. Ma mi ero decisa ed ero pronta ad andare fino in fondo. Poi le cose sono cambiate. Sono sempre stata convinta che parlare, comunicare sia la scelta giusta, sempre e comunque, anche quando qualcuno, apparentemente, sembra non volerti ascoltare. Per questo motivo ho parlato chiaramente con il mio capo e gli ho detto tutto quello che, secondo me, non andava. Ed è successo il miracolo. Non tutto insieme ma, a poco a poco, le cose sono cambiate. E io ho ritrovato la carica necessaria e la passione per ricominciare. Adesso ci sono ancora cose da sistemare ma, in generale, i problemi che c’erano cominciano a sembrare un ricordo sempre più sbiadito.

Ecco. Questo è tutto. Intanto c’è una gran voglia di rinnovamento e parto cambiando il tema del blog (ditemi se vi piace, mi raccomando 🙂 ). Poi si vedrà. Anche perché la virata culinaria che ultimamente ha preso il blog di Ralph piace molto anche a me. Niente dolci però!

No, non temete. Continuerò sulla strada che ho intrapreso. Abbiate solo un po’ di pazienza 🙂