Archive for luglio, 2012


4. Centro urbano di San Donato

Dopo non so più neppure quanto tempo vorrei riprendere un attimo il controllo del blog ritornando alle due imprese per le quali sarebbe nato. Ogni tanto mi impongo un po’ di ordine nel caos che, di solito, riesco a generare così, senza neppure rendermene conto 😉

E siccome con l’impresa 1 sono ferma al palo avendo abbandonato (diciamo sospeso va’… è un po’ più rassicurante) la lettura de L’ombra dello scorpione sul più bello (e, del resto, adesso che mi sono immersa del caro vecchio Hugo non posso certo tornare indietro!) credo che non mi resti altro che buttarmi sull’impresa 2.

Era da un po’ di tempo, in effetti, che avrei voluto parlare del nuovo centro urbano di San Donato, sorto recentemente proprio vicino a dove abito e che si prospetta (o, almeno, così è pubblicizzato) come il nuovo centro della città. Mi tratteneva solo il fatto che ancora il progetto non è stato completato e che, per come è strutturato ad oggi, non è facile intuire quale sarà l’impatto finale che avrà sul quartiere e sulla città. Ma ormai, con l’apertura del centro commerciale, è diventato una realtà già molto frequentata dai fiorentini e un’idea della percezione che se ne può avere, tutto sommato, me la sono fatta.

Come sempre parto da un po’ di dati ed informazioni che ho raccolto principalmente in rete.

Il progetto del nuovo centro urbano risale al 2000 e si pone come ambiziosa riqualificazione di un’enorme area dismessa precedentemente occupata dallo stabilimento della Fiat realizzato negli anni Trenta dello scorso secolo (di questo rimane un unico edificio affacciato su via di Novoli che sarà recuperato in un’ottica di archeologia industriale). Come dicevo l’area era abbandonata da tempo ed è rientrata in un progetto di riqualificazione delle aree urbane ad opera del Comune di Firenze. Il progetto si pone da subito come ambizioso comprendendo al suo interno un nuovo polo universitario (vi verrà spostata la Facoltà di Scienze Sociali), il nuovo Palazzo di Giustizia, un parco urbano, un centro commerciale e numerosi edifici abitativi e commerciali.

La realizzazione degli edifici viene affidata a più architetti con idee e stili diversi in modo da ottenere un’area variegata nella quale confluiranno varie tendenze dell’architettura contemporanea. L’unica eccezione all’interno del progetto è costituita dal Palazzo di Giustizia, edificato secondo un disegno risalente addirittura agli anni Settanta del Novecento ad opera dell’architetto Leonardo Ricci. E su questo punto vorrei aprire una piccola parentesi. L’edificio può piacere o meno (lo dico chiaramente: a me non piace) ma trovo assurdo, in ogni caso, che si vada a ripescare un progetto vecchio di trent’anni per quanto potesse essere futuristico all’epoca. Nel frattempo una nuova estetica e nuovi principi hanno interessato lo sviluppo dell’architettura italiana ed internazionale e riprendere un progetto così datato significa semplicemente ignorarli, deliberatamente. In Italia abbiamo alcuni dei migliori architetti del mondo ma se ci soffermiamo a pensarci ci rendiamo conto che i loro progetti migliori si realizzano tutti al di fuori dai confini nazionali. Non voglio partire con la solita lamentatio ma penso che l’essere una nazione così ricca di storia e arte troppo spesso ci impedisca di progredire in tutti i sensi.

Per tornare al progetto di San Donato e alle architetture che lo connaturano vale la pena segnalare alcuni dei nomi principali impegnati nella realizzazione degli edifici. I nomi italiani più importanti sono quelli di Aimaro Isola e Adolfo Natalini, oltre al già citato Ricci. A Natalini si deve la realizzazione degli edifici del Polo Universitario caratterizzati da una spiccata geometria e dall’alternanza nell’utilizzo di materiali diversi, per caratteristiche e per colore. Allo studio Aimaro Isola, invece, si devono le strutture residenziali realizzate fino a questo momento. Tali edifici sono caratterizzati da un’omogeneità di fondo dovuta essenzialmente alle scelte cromatiche (la presenza di elementi verde acqua alternati alle superfici crema e ai mattoni a vista) pur distinguendosi tra loro per altezza, forma e dimensioni. Altra caratteristica comune è la presenza di logge e terrazze che insieme a delle torrette terminali sono presenti in tutte le strutture. Sempre allo studio Aimaro Isola si deve la realizzazione del centro commerciale, imponente struttura ellittica con cortile centrale di cui avrò modo di parlare ampiamente nel post dedicato alla visita (ma anticipo che è proprio questo l’edificio che costituisce la pietra della discordia tra due modi opposti di concepire l’architettura e che, secondo me, mette bene in evidenza le caratteristiche di arretratezza tipiche del nostro sguardo su ogni cosa che si pone come elemento di rottura con il passato).

Altri architetti internazionali si affiancheranno nei prossimi anni a quelli appena citati realizzando gli edifici che completeranno la lottizzazione dell’area al di là del parco di San Donato, nella zona contigua al nuovo Palazzo di Giustizia. Zaha Hadid realizzerà un edificio residenziale che si affaccerà sul parco e affiancherà quello progettato da Odile Decq. All’estremità più lontana da via di Novoli sorgerà l’edificio progettato dall’architetto spagnolo Carme Pinos.

Come punto centrale di tutto il progetto si pone il parco di San Donato, un vasto polmone verde che si sviluppa in una delle zone più urbanizzate della città. Il parco è concepito come luogo di svago con diversi viali in cui passeggiare alternati a laghi e cascate artificiali.

E’ necessario citare, infine, anche il nuovo Centro Direzionale della Cassa di Risparmio di Firenze adiacente al Palazzo di Giustizia, realizzato su progetto di Giorgio Grassi e concepito in maniera da non creare una rottura con le caratteristiche architettoniche della città rinascimentale ma riprendendo in chiave contemporanea alcuni dei principi costruttivi di Leon Battista Alberti, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo orizzontale dell’edificio e la scelta dei materiali impiegati.

Visite al nuovo centro urbano ne ho fatte già molte ma ho intenzione di tornare e fotografare per poter documentare in maniera più puntuale quello che è il più ambizioso progetto architettonico concepito a Firenze da decenni e destinato a cambiare il volto della città. Inoltre mi preme soffermarmi proprio sul discorso della rottura con il passato e della ricerca di una nuova dimensione architettonica che, a mio parere, non può che essere positiva.

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Beh… dunque… quando si riceve un premio bisognerebbe fare un discorso ma in questi giorni non ho grande lucidità per metterne in piedi uno per cui, mi perdonerete, se, come al solito, farò un po’ le cose a modo mio 😉

Ecco, ho ricevuto un premio. Il premio Blogger Affidabile che mi pare una cosa enorme e mi viene già il dubbio che Sonja non fosse molto lucida quando me l’ha elargito. In ogni caso gliene sono grata anche perché questa cosa mi dà l’occasione di ringraziare un po’ di gente e capirete perché. In cosa consiste questo riconoscimento? Nel rispettare 5 semplici regole che pare siano fondamentali per considerare un blog come affidabile.

  1. È aggiornato regolarmente. Ecco… e qui già casca l’asino. Perché è vero che il blog l’ho aggiornato regolarmente per un po’ di tempo ma poi, come dire, mi sono un po’ persa. Colpa del poco tempo ma, soprattutto, della mia incostanza. Diciamo che cercherò di rimediare e di tornare ad una parvenza di regolarità, ok?
  2. Mostra la passione autentica del blogger per l’argomento di cui scrive. Su questo direi che non ci sono dubbi, a costo di peccare di presunzione 😉 Il problema, semmai, è l’opposto: troppa passione x troppe cose = grande confusione! Sì, semmai è quello il problema. Ma mi impegno a continuare con ancora maggior passione (e conseguente casino totale!).
  3. Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori. E questo è il punto che mi ha dato e mi dà più soddisfazione di tutti. Sarà che ho il pallino dei rapporti. Sarà che mi piace il dialogo in tutte le sue forme. Sarà che mi piace conoscere le persone. In ogni caso mi fa immensamente piacere vedere che chi passa di qui, di solito, lo fa per restare. È la cosa più bella di questa esperienza.
  4. Offre contenuti ed informazioni utili ed originali. Sull’utilità non dico nulla ma sull’originalità non ho dubbi dato che è quasi tutta farina del mio sacco derivata, principalmente, dal mio modo di sentire e vivere certe cose e certe esperienze, che si parli di arte, letteratura, cinema, musica o vita vissuta 😉
  5. Non è infarcito di troppa pubblicità. Questa è facile perché direi che non ce n’è per niente di pubblicità. D’altra parte mica è un lavoro, no? Magari se mi pagassero potrei anche garantire una regolarità svizzera dei contenuti 😉

Il premio prevede anche che spieghi quando e perché ho aperto il blog. Il quando è facile perché tra poco è un anno e gli anniversari, di solito, mi rimangono abbastanza impressi. Il perché è un po’ più complicato dato che è partito in un modo e ha finito per andare un po’ allo scatafascio! Il motivo fondamentale è stato la decisione di buttarmi nell’impresa 1, complice l’estate ancora da vivere e quasi niente da fare in ufficio. Poi sono arrivate l’impresa 2 e un mucchio di cose nel mezzo spuntate come funghi ad annacquare un po’ il tutto… Ma tanto non mi metto neppure a far finta che non sia normale per me questa incoerenza 😉

Infine il premio prevede di nominare altri 5 blogger che rispettino le caratteristiche sopra elencate e che, a mio parere, meritino il riconoscimento. E, quindi, ecco i miei meritevoli vincitori (assolutamente in ordine casuale!):

  1. Silver Arrow. Perché il suo blog trasuda tutta la sua passione per musica, Moto Gp, fisica e tutto ciò che stimola la sua curiosità e scatena la sua fantasia.
  2. Suibhne. Perché i suoi post sono sempre lievi ed arguti e raccontano di vita vissuta in maniera personale ed intelligente.
  3. Lucia. Perché il suo blog è un punto di riferimento irrinunciabile per tutti gli appassionati di horror. Senza nessun pregiudizio e con estrema passione.
  4. Ralph Magpie. Perché le sue elucubrazioni a 360° gradi sono entusiasmanti ed appassionanti. Sempre e comunque.
  5. Viga1976 (o babordo76 o Davide o comunque lo vogliate chiamare! Tanto è sempre lui. Sempre riconoscibilissimo). Basta dire che molti suoi post si intitolano Atto d’amore! Mi sembra estremamente indicativo. E anche perché è genuinamente incazzato. Anzi, SOPRATTUTTO perché è genuinamente incazzato 😉

Premio meritatissimo per tutti e 5 quindi! Ma non finisce qui. Nel senso che voglio fare una piccola postilla ed approfittarne per ringraziare un po’ di persone semplicemente per il piacere di averle potute incontrare. Perché, effettivamente, tutto è partito da questo blog e, quindi, mi sembra doveroso inserire qui questo ringraziamento. Sono tutte persone che, in un modo o nell’altro, frequentano la blogsfera e che rappresentano gli incontri più significativi e belli che ho fatto in questo spazio che, per quanto mi riguarda, di virtuale ha solo il nome 😉 Li elenco in ordine esclusivamente alfabetico per non fare torto a nessuno:

  • Frannie: grazie perché ha una passione immensa per lo zio Stevie e ama condividerla e confrontarsi
  • Kelvin: grazie per tante cose ma anche per la sua passione e competenza cinematografica. E per lo stupore nello scoprire di essere d’accordo per un medesimo giudizio su certi film ultimamente 😉
  • Lady Lindy: grazie per il suo candore, per la sua cultura e per la sua ironia. Ma, soprattutto, per le comuni passioni letterarie (altrimenti Rochester non glielo avrei mai concesso! Non che Levin sia un ripiego, intendiamoci…)
  • Laragazzaconlavaligia: grazie per l’entusiasmo e il coinvolgimento in ogni cosa che fa 🙂
  • Lilith: grazie per tutti i punti in comune: la passione per i gatti, la livornesità, l’amore per lo zio Stevie e per la voglia di dialogare
  • Lois: grazie per Parigi e l’arte ma, soprattutto, per l’immensa sensibilità
  • Lucia: grazie per aver condiviso i nodi da sciogliere. E per River. E per Alice. Ma, soprattutto, per Clarissa
  • Man from Mars: grazie per l’ironia e per l’inossidabile sostegno 😉
  • Qwertyminus: grazie per l’assenza ( 😉 )e gli alti e i bassi. Grazie per il darmi ascolto ogni volta che lo sostengo.
  • Ralph Magpie: grazie per l’estrema intelligenza, per l’elegante ironia, per la passione dilagante e per la presenza sempre significativa
  • Silver Arrow: grazie per la leggerezza e la simpatia. Ma anche per avermi spacciato un po’ di serie francamente cult!
  • Sipronunciaaigor: grazie… no, via, qui rischierei di iniziare una lista che non potrei chiudere. Comunque c’è una lista. Fate finta che ci sia una lista.
  • Sonja: grazie per aver condiviso un sacco di cose, anche personali, anche difficili. Ma grazie soprattutto per il bacio alla nonnina! Io l’adoro la nonnina 🙂
  • Suibhne: grazie perché a Parigi ci sta lui quando vorrei starci io. Perché un po’ lo invidio ma almeno mi risparmia i 15° a luglio! A parte gli scherzi grazie per il più bel complimento che mi sia mai stato fatto 😉
  • Viga1976: grazie per l’incazzatura, a costo di ripetermi. So che sembra una presa in giro ma è una cosa molto seria. Perché fa capire che ci sono ancora cose per cui vale la pena lottare e ci sono persone che hanno ancora voglia di farlo!

Livornesità

Difficile cogliere veramente il carattere di un luogo. Eppure ci sono luoghi che possiedono un grande carattere. Lo puoi cogliere solo se ci vivi dentro, se ci stai immerso per un po’ di tempo.

Se poi ci sei nato di quel carattere ti accorgi bene quando ti allontani. È strano ma a volte può fare molto di più la distanza che la vicinanza. Quando senti dentro di te un vuoto che non capisci da cosa è lasciato probabilmente ti stai consapevolizzando di qualcosa che rivestiva un’importanza fondamentale senza che tu te ne accorgessi. Io ho capito molto di più il carattere della mia terra d’origine da quando sto a Firenze di quanto lo capissi abitando nella provincia livornese. Perché riesco molto meglio a cogliere le differenze. È una consapevolezza per sottrazione.

Nessuno come Virzì è riuscito a rappresentare la livornesità. Nei suoi film c’è tutto il sapore della sua terra, l’amore ma, soprattutto, l’odio. Ma il capolavoro, in tal senso, è L’uomo che aveva picchiato la testa, il documentario da lui diretto nel 2009 che, con la scusa di parlare di Bobo Rondelli, parla, in realtà, della sua città. Ed è chiarissimo: Virzì la sua città la odia. E ti fa capire che chiunque sano di mente non può fare altro che odiarla. Ma quanto amore in questo odio! È un po’ come quando, in certi periodi della vita, si odiano i genitori. Si prova a dare la colpa a qualcun altro dei propri fallimenti. Per mettersi il cuore in pace e non prendersi le proprie responsabilità. Ma perché odiare Livorno? Per dirla con Vinicio Capossela:

perché Livorno dà gloria 
soltanto all’esilio 
e ai morti la celebrità 

Che poi è un po’ quello che dice anche Virzì. Livorno è ingrata. È una città che non ti offre nulla ma che ti imprigiona, ti impedisce di vivere, ti lascia invischiato in lei e non ti permette di esprimerti. C’è bisogno di andare, di partire, per cogliere lo struggimento che questa città ti trasmette. Non per niente i grandi personaggi legati a Livorno sono spesso pieni di livore ed assolutamente malinconici. Penso allo stesso Rondelli, cantautore irriverente capace di grande malinconia, a Modigliani (a cui mi ha fatto pensare lois), pittore di sguardi assenti, a Piero Ciampi, altro cantautore arrabbiato e profondamente triste.

Ma la Livorno che preferisco è un’altra. La Livorno che preferisco è quella splendidamente descritta da Giorgio Caproni, poeta che, personalmente, adoro. La Livorno di Caproni è luminosa, carica di quella malinconia dolce dei ricordi, è piena di vita e di giovinezza, profuma di mare. Caproni associa alla sua città soprattutto la figura della madre Anna che si figura da giovane, ancora prima che lui nascesse. Il poeta parla della madre come parlerebbe della donna amata e questa sua passione è commovente. Ho già citato una sua poesia che è quella che meglio descrive le sensazioni di cui parlavo. Ma ne riporto anche un’altra, più breve, altrettanto bella.

Sono donne che sanno
così bene il mare

che all’arietta che fanno
a te accanto al passare

senti sulla tua pelle
fresco aprirsi di vele

e alle labbra d’arselle
deliziose querele.

Le rime semplici e quasi infantili di Caproni si adattano perfettamente alla leggerezza della giovinezza che il poeta descrive con estrema passione. L’ideale sarebbe leggere i Versi livornesi camminando per le strade della città per assaporare veramente queste poesie e coglierne la profondità. E, magari, nel frattempo, ascoltando la più bella canzone scritta su questa città che è, senza ombra di dubbio, Madame Sitrì di Bobo Rondelli (sì, lo so che l’ho già citata nel meme ma, magari, a qualcuno era sfuggita 😉 ).

E voi? Quale è il carattere delle vostre città? Chi è che meglio lo ha rappresentato (in arte, musica, sport, cinema e tutto ciò che vi viene in mente!)? Potrebbe venirne fuori un bello scambio 😉

N.d.A. Pregasi i napoletani di trovare spunti più originali di Pino Daniele, Renato Carosone, Totò, Toni Servillo e simili! Ché voi ne avete così tanti di personaggi illustri che solo per elencarli tutti non basterebbe un post! (ma non ho dubbi sulla vostra originalità 😉 )

Quando c’è musica

Raccolgo con entusiasmo il meme di Gre che riguarda la musica. Dopo quello libresco è un’altra bella sfida ed un modo per conoscersi meglio. Oltre ai link delle singole canzoni ho riportato un link all’intera playlist da ascoltare su Grooveshark. Non si sa mai, se uno la volesse usare di sottofondo…
  1. La tua canzone preferita: già la prima difficoltà… Impossibile per me stabilire una preferenza in tal senso. Posso solo stabile quale è la canzone che preferisco da più tempo, semmai. In quel caso sarei costretta a dire Carlo Martello di Fabrizio De André che adoro fin da piccola. Ma è molto limitante doverne scegliere una. Troppo.
  2. La canzone che ti piace di meno: una qualsiasi di Vasco Rossi, direi. Probabilmente la peggiore di tutte è proprio Albachiara perché totalmente fraintesa, secondo me.
  3. Una canzone che ti rende felice: se per felice si intende appagata dall’ascolto credo che debba essere Cirano di Francesco Guccini che non mi stancherei mai di ascoltare nonostante la sappia a memoria!
  4. Una canzone che ti rende triste: non so se esiste una canzone che mi rende triste… Le brutte canzoni mi rendono tristi. Forse intendendola come una canzone che mi commuove potrei dire Non piangere Liù dalla Turandot di Puccini (vale come canzone? Ma sì…). Ah, cantata da Giuseppe Di Stefano, naturalmente.
  5. Una canzone che ti fa venire in mente qualcuno: sono tantissime le canzoni che mi legano a determinate persone. Le più importanti, però, sono tre. Le elenco ma non dirò chi mi fanno venire in mente 😉 Mille giorni di te e di me di Caludio Baglioni, Modì di Vinicio Capossela e Non so più niente di Piero Ciampi.
  6. Una canzone che ti fa venire in mente un certo luogo: direi senz’altro Vattene amore di Amedeo Minghi e Mietta che mi fa venire in mente la montagna e la casa che avevamo quando era piccola e quando, con mio fratello, cantavamo questa canzone facendo i sentieri 🙂
  7. Una canzone che ti fa venire in mente un certo evento: non è facile… Probabilmente Mia di Gatto Panceri che è legata al ricovero di un mio ex in ospedale per un’operazione. Ascoltavo quella canzone in quel periodo e, guarda caso, anche quella parla di un ricovero.
  8. Una canzone di cui conosci il testo a memoria: di tante canzoni conosco a memoria il testo. Se devo dirne una, però, è Geordie di Fabrizio De André perché mi misi lì ad impararla a memoria appositamente.
  9. Una canzone su cui puoi ballare: anche di queste ce ne sono tantissime. Forse quella che mi fa venire di più la voglia di ballare, però, è It’s Rainging Man di Geri Halliwell.
  10. Una canzone su cui puoi addormentarti: anche qui c’è l’imbarazzo della scelta… Forse però Madame Sitrì di Bobo Rondelli. Del resto è quasi una ninna nanna quella canzone 😉
  11. Una canzone del tuo gruppo preferito: non credo di avere un vero e proprio gruppo preferito. Però istintivamente mi vengono in mente i Dire Straits e quindi direi Calling Elvis.
  12. Una canzone di un gruppo che non ti piace: non capisco bene il senso di indicare una canzone di un gruppo che non mi piace ma comunque… Non mi piacciono per nulla i Litfiba e l’unica loro canzone che mi viene in mente è Spirito, per cui quella.
  13. Una canzone che è un piccolo piacere: una canzone che mi fa sempre piacere ascoltare e che mi entusiasma ogni volta è Gethsemane da Jesus Christ Superstar di Andrew Lloyd Webber
  14. Una canzone che ti piace e ma nessuno si aspetterebbe da te: ah sì, questa è facilissima! Disponsable Teens di Marilyn Manson. In generale tutte ma grazie a quella l’ho conosciuto 🙂
  15. Una canzone che ti descrive: credo che le canzoni che mi descrivono di più siano quelle di Vecchioni, in generale. Probabilmente Voglio una donna. In effetti mi sento una donna un po’ così, come quella descritta da lui 😉
  16. Una canzone che ti piaceva e adesso non sopporti più: difficile che mi capiti di odiare una canzone che invece prima amavo, è molto più facile il contrario. Diciamo che un tempo c’erano canzoni di Raf che mi piacevano molto, adesso decisamente meno. Una? Sei la più bella del mondo.
  17. Una canzone che senti spesso alla radio: non sento quasi mai la radio adesso che in macchina posso ascoltare i cd, per cui non so neppure più cosa passano adesso! Quindi salto 😉
  18. Una canzone che ti piacerebbe sentire spesso alla radio: Idem come sopra.
  19. Una canzone dal tuo album preferito: allora, il mio album preferito è senz’altro Anime salve di De André. Se devo scegliere una canzone direi Dolcenera.
  20. Una canzone che ascolti quando sei incazzato/a: ecco, diciamo che quando sono parecchio arrabbiata non mi sfogo con la musica ma con il cinema per cui un bell’horror è la soluzione giusta in quei casi. Però una canzone che mi dà una certa carica anche eversiva, se vogliamo, è Roxanne. Se proprio devo dire la verità, però, più nella versione di Moulin Rouge che in quella dei Police…
  21. Una canzone che ascolti quando sei felice: non ce n’è una in particolare, dipende dai momenti. Adesso ascolterei Le cose che abbiamo in comune di Daniele Silvestri.
  22. Una canzone che ascolti quando sei triste: premetto che io quando sono triste ho bisogno di ascoltare canzoni tristissime. Che ci posso fare se sono fatta al contrario? Per cui ritorna sicuramente la già citata Mille giorni di te e di me di Claudio Baglioni, per forza…
  23. La canzone che vorresti suonassero al tuo matrimonio: più che una canzone direi un brano, il Concerto per pianoforte n 1 di Tchaikovsky: lo adoro!
  24. La canzone che vorresti suonassero al tuo funerale: anche qui vado sulla musica classica e direi l’Adagio di Albinoni che mi fa sempre commuovere.
  25. Una canzone che ti fa ridere: più di tutte direi La paranza di Daniele Silvestri ma tanto anche Boombastic di Shaggy 🙂
  26. Una canzone che sai suonare: so suonare è una parolona perché sono proprio fuori allenamento con il pianoforte… Direi la classica Per Elisa del buon Ludwig Van (come direbbe Alex) 😉
  27. Una canzone che ti piacerebbe saper suonare: per rimanere sempre su Beethoven direi il Concerto per pianoforte n 3, soprattutto il secondo movimento.
  28. Una canzone che ti fa sentire colpevole: nessuna canzone mi fa sentire colpevole, di cosa poi?
  29. Una canzone della tua infanzia: sono costretta ancora una volta a citare De André ma, stavolta, direi Il testamento. Perlomeno quella la capivo!
  30. La tua canzone preferita l’anno scorso a quest’ora: non ne ho assolutamente idea! Come faccio a ricordarmelo? L’hanno scorso in questo periodo non mi sembra che avessi nessuna fissa in particolare. Sicuramente ascoltavo Vedi cara di Guccini, tanto l’ascolto sempre 😉 Vale?
  31. La canzone che vorresti fosse stata scritta per te: non ho dubbi: Patrizia di Eugenio Finardi (a parte il fatto che ce n’è più di una di canzoni scritte per me davvero ma non fanno testo dato che sono inedite)
  32. Un gruppo che ascolti spesso: i gruppi non sono il mio forte ma direi che il gruppo a cui sono più legata sono i Quintorigo. Una canzone che mi piace particolarmente? La nonna di Frederick lo portava al mare. Se non la conoscete ascoltatela ché vale la pena.
  33. La canzone con cui vorresti svegliarti: diciamo che già mi sveglio con la Sinfonia concertante di Mozart e va bene così 😉
  34. La canzone che ascolti più spesso in questo periodo: ecco, adesso sarei assolutamente in loop con Il cielo di Austerlitz di Vecchioni…
  35. Una canzone che ti fa pensare al sesso: per rimanere su Vecchioni probabilmente Il tuo culo e il tuo cuore. Più che per la canzone per il video.
  36. La canzone perfetta per viaggiare: per viaggiare torno su Guccini, forse anche perché ultimamente in macchina ce l’ho fisso nel lettore? Comunque Don Chisciotte.
  37. La canzone che ti fa pensare alla solitudine: probabilmente il maggior senso di solitudine mi deriva da Un bel dì vedremo della Madama Butterfly di Puccini, cantata per forza da Maria Callas. E’ straziante e già preannuncia una sciagura finale.
  38. La canzone con il migliore inizio: tante. Ma per non ripetermi con artisti già inseriti direi Jenny’s Lullaby di Cho Youg-wook dalla colonna sonora di Lady Vendetta di Park Chan-Wook. Peccato che non ci sia il link su Grooveshark perché l’inizio cantato dalla voce della bambina senza musica è stupendo.
  39. La canzone che ti fa scatenare non appena la senti: non so in che senso scatenare ma forse Thriller di Michael Jackson.
  40. La migliore colonna sonora: e qui sono indecisa da morire perché di colonne sonore stupende ce ne sono tantissime. Ad istinto vado su Philip Glass e, quindi, direi quella di The Hours.
  41. La canzone su cui fare l’amore: nessuna. Meglio il silenzio. Al limite qualcosa di classico tipo i Concerti Brandenburghesi di Bach.
  42. La canzone col titolo più bello: ora come ora mi viene Like a Virgin di Madonna: semplicissimo ma denso di significati. Magari se me lo chiedete tra una settimana sarà un’altra.
  43. La canzone sull’amore vero: senza dubbio Insieme di Daniele Silvestri. È la visione dell’amore con cui mi sento più in sintonia. E, chiaramente, su Grooveshark non c’è 😦
  44.  La canzone col miglior testo: tutte quelle di De André vale come risposta? No, ok… Dovendo scegliere La guerra di Piero perché descrive la paura come nessun’altra.
  45. La canzone che ti fa riflettere: in questo momento storico ho riflettuto un sacco su Il pensionato di Guccini. Ma, anche lì, vado molto a momenti.
  46. La canzone che preferisci della collezione dei tuoi genitori: ce ne sono molte. Probabilmente L’uomo nasce nudo, una canzone vecchissima di Adriano Celentano.
  47. La canzone che non conosceresti se non fosse per un tuo amico: un mucchio! Tutto Capossela, per esempio. Tipo Che cossè l’amour.
  48. Una canzone che odiavi ed ora ami: odiavo Mina un tempo. Ora adoro Anche un uomo, per esempio.

Non so se avete avuto la pazienza di arrivare fino in fondo perché questo meme è lunghissimo! Se l’avete avuta complimenti e passo il testimone a chiunque si voglia cimentare in una bella lista musicale 😉