Archive for agosto, 2012


Il timido sorriso di Elisabetta


Be daring, be different, be impractical, be anything that will assert integrity of purpose and imaginative vision against the play-it-safers, the creatures of the commonplace, the slaves of the ordinary.

Sir Cecil Beaton

Capita che vedi un’immagine e ti colpisce in maniera quasi inesprimibile. Tra milioni di altre immagini simili spicca per un particolare. In pratica te ne innamori. E non puoi fare a meno di guardarla e riguardarla perché è come una calamita per il tuo sguardo. Non succede spesso ma quando succede è un’esperienza meravigliosa. Mi è successo recentemente con questa fotografia:

Elisabetta II fotografata da Cecil Beaton

Mi ha colpita quel sorriso timido, illuminato da una luce palpabile, l’atteggiamento umile e lo sguardo limpido. Mi ha colpita che fosse il ritratto fotografico di una regina. Mi ha colpita identificarla, infine, come Elisabetta II, abituata come sono a vederla anziana e fiera.

Mi ha fatto venire in mente, ancora una volta, che non c’è niente di oggettivo nella fotografia. Spesso caschiamo nell’errore di considerare la fotografia una rappresentazione della realtà per quella che è ma non è affatto così. Recentemente mi è capitato di fare una riflessione simile in merito ad un’altra fotografia e, allora come adesso, sono arrivata alla conclusione che è assolutamente vera la considerazione di Goethe per cui la bellezza è negli occhi di chi guarda. La sensibilità di chi sta dietro l’obiettivo è fondamentale. Ogni sguardo è unico e, proprio per questo, nessuna fotografia, anche se ritrae lo stesso personaggio, sarà mai uguale ad un’altra se i fotografi sono diversi.

Partendo da questo ritratto di Elisabetta II sono andata a spulciarmi altre foto di Cecil Beaton per arrivare a scoprire che da ognuna di quelle immagini emerge una sensibilità raffinata e profondissima. Di Cecil Beaton non sapevo proprio nulla fino a pochi giorni fa. E così, a partire dal post all’interno del quale mi ha catturato lo sguardo timido di Elisabetta mi sono messa ad approfondire.

Beaton (1904-1980) è stato, oltre che fotografo, diarista, costumista, interior design e pittore. Non mi interessa mai più di tanto la biografia di un personaggio quanto, piuttosto, conoscerlo attraverso la sua opera che, poi, è quello che ci rimane, la sua eredità. Di Beaton vale la pena segnalare solo un paio di cose (gli approfondimenti biografici li potete trovare all’interno dell’articolo linkato). Ha lavorato a lungo nel campo della moda, fotografando per Vogue e Vanity Fair. Inoltre ha disegnato i costumi per la rappresentazione teatrale di My Fair Lady, opera che personalmente adoro, e per la successiva trasposizione cinematografica con cui ha vinto un meritatissimo Oscar (il costume di Audrey Hepburn alle corse dei cavalli ha il potere di farmi rimanere a bocca aperta ogni volta che guardo il film per quanto è perfetto). Da segnalare sono anche i numerosi ritratti fotografici realizzati per la famiglia reale inglese di cui è stato ritrattista ufficiale. Infine non va dimenticato il lavoro come scenografo e costumista per la rappresentazione della Turandot di Puccini al Metropolitan di New York del 1963.

Al di là delle mille parole che si potrebbero usare per descrivere il suo talento credo che molto più significativo sia, sempre e comunque, lasciar parlare le immagini. Per cui ecco alcune delle sue fotografie che, in assoluto, mi piacciono di più. Perché sono immagini che hanno qualcosa da dire, non restano mute ma parlano a chi le osserva, raccontano una storia che avresti voglia di scoprire ancora un pezzettino di più.

Marlon Brando nel 1946 fotografato da Cecil Beaton

Marilyn Monroe fotografata da Cecil Beaton

Francis Bacon fotografato da Cecil Beaton

Mick Jagger fotografato da Cecil Beaton

Elizabeth Taylor fotografata da Cecil Beaton

Maria Callas nel 1957 fotografata da Cecil Beaton

Elisabetta II con il principe Andrea nel 1960 fotografata da Cecil Beaton

Questo ultimo bellissimo ritratto di Elisabetta non può non far pensare ad una delle tante immagini della Madonna con il Bambino che affollano la nostra storia dell’arte. Nella semplicità e nell’essenzialità di questa immagine Beaton è riuscito a rendere immortale la sovrana assimilandola all’icona della Vergine. Indubbia potenza di uno sguardo.

Tempo di bilanci

Chissà perché mi ero convinta da sola di aver cominciato il blog alla fine di agosto mentre mi accorgo adesso che il primo post reca la data del 9 agosto 2011. Poco male. Per quanto sia fissata con compleanni e quant’altro quello del blog lo considero superfluo sebbene in molti lo festeggino. Però mi interessa da un altro punto di vista. Mi interessa, a poco più di un anno di distanza, capire se i motivi per cui decisi di imbarcarmi in quest’avventura sono ancora gli stessi adesso e, nel caso in cui non lo siano più, come e perché sono cambiati.

Il motivo per cui ho messo mano a questo progetto (e questo lo sanno anche i muri…) era quello di condividere con altri la lettura dell’opera omnia di Stephen King in modo da avere un riscontro ed uno stimolo per portare avanti la cosa. In realtà, al di là di questa dichiarazione d’intenti, e anche se non si dovrebbe dire, a molto è valso anche il fatto di avere davvero pochissimo da fare al lavoro in quel periodo per cui era anche un modo per tenermi occupate le ore passate in ufficio (e molte di quelle passate a casa in effetti, vista la mole del lavoro di ricerca che ha accompagnato i primi mesi dell’impresa…).

Di solito capita così (ed è il bello della vita!): cerchi qualcosa e trovi qualcos’altro. Ed ho trovato davvero un sacco di cose da un anno a questa parte. Più che altro un sacco di persone che ho già avuto occasione di ringraziare e che mi hanno veramente spinto a condividere sempre più in queste pagine virtuali. Ma ho trovato anche un sacco di stimoli a fare di più e a fare meglio sia per quanto riguarda gli argomenti principali del blog ma anche tutti quelli collaterali che, alla fine, sono principalmente le mie passioni. Ho sempre sostenuto che il confronto con gli altri, la pluralità di idee e punti di vista, lo scambio di opinioni siano alla base della crescita di ogni individuo e, per me in particolare, sono un vero e proprio bisogno, una necessità. Quando ho cominciato l’avventura del blog non nego che speravo di trovare lettori (altrimenti mi sarei limitata a scrivere un diario) ma non credevo che sarei riuscita ad instaurare un dialogo aperto che da queste pagine si è poi ampliato e trasferito in altri luoghi più o meno virtuali (Twitter, Pinterest, altri blog etc…).

Insomma, ad un anno di distanza mi viene da chiedermi perché non ci ho pensato prima di aprire un blog ma poi penso anche che ogni cosa ha il suo momento e che c’è un momento per ogni cosa. Penso che le cose capitino quando è il momento giusto per capirle ed apprezzarle e credo che anche in questo caso sia così. Ed essere ancora qui a scrivere ad un anno di distanza, pur con gli inevitabili rallentamenti, i momenti di silenzio, la disorganizzazione totalmente anarchica di questo spazio è la cosa che mi rende più orgogliosa.

E adesso, a maggior ragione, sono curiosa di vedere cosa mi riserverà il futuro e se a distanza di un altro anno sarò ancora qui, su queste pagine, a parlarne 🙂 E c’è un altra cosa di cui sono curiosa. Ed è capire quali sono stati di vostri di motivi per aprire un blog. Come è che un bel giorno avete deciso di mettere on line i vostri pensieri, le vostre opinioni, i vostri scritti, le vostre riflessioni? Perché penso che ognuno abbia i suoi motivi e che per nessuno di noi siano gli stessi. Ma, soprattutto, mi piacerebbe sapere se avete trovato anche altro che non vi aspettavate di trovare proprio come è capitato a me. E so che la fine di agosto non è proprio il momento migliore per porre domande del genere vista l’assenza dei più da spazi virtuali e reali ma tanto se non vado controcorrente non sono contenta, si sa…