Be daring, be different, be impractical, be anything that will assert integrity of purpose and imaginative vision against the play-it-safers, the creatures of the commonplace, the slaves of the ordinary.

Sir Cecil Beaton

Capita che vedi un’immagine e ti colpisce in maniera quasi inesprimibile. Tra milioni di altre immagini simili spicca per un particolare. In pratica te ne innamori. E non puoi fare a meno di guardarla e riguardarla perché è come una calamita per il tuo sguardo. Non succede spesso ma quando succede è un’esperienza meravigliosa. Mi è successo recentemente con questa fotografia:

Elisabetta II fotografata da Cecil Beaton

Mi ha colpita quel sorriso timido, illuminato da una luce palpabile, l’atteggiamento umile e lo sguardo limpido. Mi ha colpita che fosse il ritratto fotografico di una regina. Mi ha colpita identificarla, infine, come Elisabetta II, abituata come sono a vederla anziana e fiera.

Mi ha fatto venire in mente, ancora una volta, che non c’è niente di oggettivo nella fotografia. Spesso caschiamo nell’errore di considerare la fotografia una rappresentazione della realtà per quella che è ma non è affatto così. Recentemente mi è capitato di fare una riflessione simile in merito ad un’altra fotografia e, allora come adesso, sono arrivata alla conclusione che è assolutamente vera la considerazione di Goethe per cui la bellezza è negli occhi di chi guarda. La sensibilità di chi sta dietro l’obiettivo è fondamentale. Ogni sguardo è unico e, proprio per questo, nessuna fotografia, anche se ritrae lo stesso personaggio, sarà mai uguale ad un’altra se i fotografi sono diversi.

Partendo da questo ritratto di Elisabetta II sono andata a spulciarmi altre foto di Cecil Beaton per arrivare a scoprire che da ognuna di quelle immagini emerge una sensibilità raffinata e profondissima. Di Cecil Beaton non sapevo proprio nulla fino a pochi giorni fa. E così, a partire dal post all’interno del quale mi ha catturato lo sguardo timido di Elisabetta mi sono messa ad approfondire.

Beaton (1904-1980) è stato, oltre che fotografo, diarista, costumista, interior design e pittore. Non mi interessa mai più di tanto la biografia di un personaggio quanto, piuttosto, conoscerlo attraverso la sua opera che, poi, è quello che ci rimane, la sua eredità. Di Beaton vale la pena segnalare solo un paio di cose (gli approfondimenti biografici li potete trovare all’interno dell’articolo linkato). Ha lavorato a lungo nel campo della moda, fotografando per Vogue e Vanity Fair. Inoltre ha disegnato i costumi per la rappresentazione teatrale di My Fair Lady, opera che personalmente adoro, e per la successiva trasposizione cinematografica con cui ha vinto un meritatissimo Oscar (il costume di Audrey Hepburn alle corse dei cavalli ha il potere di farmi rimanere a bocca aperta ogni volta che guardo il film per quanto è perfetto). Da segnalare sono anche i numerosi ritratti fotografici realizzati per la famiglia reale inglese di cui è stato ritrattista ufficiale. Infine non va dimenticato il lavoro come scenografo e costumista per la rappresentazione della Turandot di Puccini al Metropolitan di New York del 1963.

Al di là delle mille parole che si potrebbero usare per descrivere il suo talento credo che molto più significativo sia, sempre e comunque, lasciar parlare le immagini. Per cui ecco alcune delle sue fotografie che, in assoluto, mi piacciono di più. Perché sono immagini che hanno qualcosa da dire, non restano mute ma parlano a chi le osserva, raccontano una storia che avresti voglia di scoprire ancora un pezzettino di più.

Marlon Brando nel 1946 fotografato da Cecil Beaton

Marilyn Monroe fotografata da Cecil Beaton

Francis Bacon fotografato da Cecil Beaton

Mick Jagger fotografato da Cecil Beaton

Elizabeth Taylor fotografata da Cecil Beaton

Maria Callas nel 1957 fotografata da Cecil Beaton

Elisabetta II con il principe Andrea nel 1960 fotografata da Cecil Beaton

Questo ultimo bellissimo ritratto di Elisabetta non può non far pensare ad una delle tante immagini della Madonna con il Bambino che affollano la nostra storia dell’arte. Nella semplicità e nell’essenzialità di questa immagine Beaton è riuscito a rendere immortale la sovrana assimilandola all’icona della Vergine. Indubbia potenza di uno sguardo.

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