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Gioco di ruolo

Molto spesso leggendo i libri di Stephen King mi capita di fare paragoni con altre forme d’arte come cinema, musica e pittura. Quando leggo mi viene automatico percepire determinate influenze perché ognuno di noi è lo specchio del mondo che lo circonda ed echi di ciò che ama e ammira si riflettono, inevitabilmente, in ciò che fa.

Ci sono diverse dichiarazioni di King medesimo riguardo ai suoi gusti musicali o cinematografici ma vorrei ignorarle, per il momento. In questo post mi interessa di più approfondire quella che è la mia personale percezione delle passioni del Re.

Musica → A mio parere la musica che più si avvicina al modo di scrivere di King, ai suoi personaggi, alle sue descrizioni è il folk, principalmente nell’interpretazione che ne dà Leonard Cohen.

Lo scrittore ha dichiarato, in più occasioni, il suo amore per il rock ma io lo associo molto più volentieri al folk di Cohen. La voce roca e la musica estremamente lirica ed incalzante mi fanno pensare ai personaggi di King, costretti ad agire in una quotidianità stravolta e ad affrontare i loro limiti e le loro paure.

Non posso fare a meno di associare Waiting for a Miracle a Il miglio verde. Sicuramente per il tema trattato (parlano entrambi della pena di morte) ma, soprattutto, per l’atmosfera che creano.

Pensandoci bene il rock è più affine al lato horror di King (che, paradossalmente, è quello che amo di meno pur adorandolo) mentre il folk mi sembra più affine al suo lato umano, se mi passate la definizione.

Arte → A livello di arti figurative, invece, l’associazione che mi viene più spontanea pensando alla scrittura di Stephen King e al suo modo di raccontare è con Hieronymus Bosch. Il pittore olandese de Il giardino delle delizie

Hieronymus Bosch Trittico del Giardino delle delizie, 1480-1490 circa, olio su tavola, 220x195 cm, Madrid, Museo del Prado

e de Le tentazioni di Sant’Antonio

Hieronymus Bosch Tentazioni di Sant'Antonio, 1500-1525 circa, olio su tavola, 70x51 cm, Madrid, Museo del Prado

con il suo mondo immaginifico popolato di personaggi fantastici e, talvolta, raccapriccianti mi ricorda molto il lato horror di King e le descrizioni degli incubi dei suoi personaggi (Penso ad Insomnia, Cose preziose o Duma Key). Il lato fantastico dello scrittore del Maine ben si sposa con la miriade di personaggi curiosi ed inquietanti che animano i bellissimi quadri di Bosch.

Ecco, nel caso dell’arte è proprio il lato horror quello che prevale, se ci penso. Se dovessi associarlo ad un pittore per le atmosfere di provincia che descrive tanto bene, invece, farei subito il parallelo con Grant Wood, soprattutto per il suo celeberrimo Gotico Americano

Grant Wood Gotico Americano 1930

ma anche per quadri come Il maglione scozzese

Grant Wood Il maglione scozzese 1931

, così ieratici nella loro immobilità ma che paiono nascondere sotto la superficie inquietanti segreti (come la Derry di It…).

Cinema → Sarebbe banale ricondurre il modo di scrivere di King al cinema horror. E’ indubbio che horror e fantascienza sono dei generi cinematografici che lo hanno influenzato fin dall’infanzia (e basta leggere un po’ della sua biografia per questo) ma questa non è l’associazione immediata che viene a me pensando ai suoi libri e a ciò che trasmettono.

Se penso alle atmosfere create da King nei suoi romanzi non posso far altro che collegarle a Una storia vera di David Lynch. Se non lo avete visto ve lo consiglio vivamente perché è un film che ti porta a scoprire personaggi della realtà di provincia americana così simili a tanti che si trovano nei libri del Re. Il Maine, tanto ben caratterizzato nelle descrizioni dei suoi romanzi, potrebbe essere benissimo il paese che Alvin Straight attraversa a bordo del suo tagliaerba. Il film di Lynch è un elogio alla lentezza e alla scoperta delle cose genuine della vita. E’ anche la riscoperta della centralità della persona perché è un film costellato di persone semplici e buone che imparano a conoscersi e, in qualche caso, a ritrovarsi.

E’ questa l’America vera e genuina che King celebra con i suoi personaggi la cui psicologia è sempre così ben descritta da farti capire immediatamente che lui, quella gente, la conosce da vicino.

Ecco, questo è ciò a cui mi fanno pensare i romanzi ed i racconti del Re. Queste sono le immagini ed i suoni che mi accompagnano spesso durante la lettura delle sue pagine.

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Come già accennato la linea di demarcazione della biografia kinghiana è l’incidente stradale del 1999 in cui il Re ha riportato gravi ferite, risolte solo dopo sette operazioni e una lunga convalescenza. L’episodio è abbastanza noto agli appassionati ma forse sconosciuto ai più. Vi rimando alla lettura dell’articolo apparso all’epoca su La Repubblica per approfondimenti mentre qui accennerò, a grandi linee, ai fatti.

Il 19 giugno del 1999, come è sua abitudine, King si trova a a camminare lungo la Route 5 nei pressi di Center Lowell nel Maine, dove la famiglia King trasferisce la sua residenza in estate (d’inverno risiedono a Bangor, sempre nel Maine), quando viene investito da un furgone il cui guidatore (Bryan Smith, con precedenti penali per guida pericolosa) si era distratto a causa della presenza del proprio cane nell’abitacolo. King riporta numerose fratture e lesioni tanto che si riprenderà completamente solo nove mesi dopo l’incidente.

Al di là dell’episodio è interessante osservare la reazione di King che, pare, avesse, inizialmente, perdonato il suo investitore per poi cambiare idea e denunciarlo. Servirà a poco perché Bryan Smith morirà di overdose 15 mesi dopo l’incidente.  E’ interessante però il fatto che la maggior parte delle fonti riportino che lo scrittore sarebbe stato intenzionato ad acquistare l’auto dell’incidente (un minivan Dodge blu) con il proposito di distruggerla con una mazza da baseball. In realtà sarebbe stata la moglie Tabitha a comprare il minivan per paura che qualcuno potesse avere l’intenzione di metterlo in vendita su EBay lucrando, quindi, sul terribile incidente occorso allo scrittore. E’ sempre curioso vedere come certe notizie vengano alterate per sottolineare quelle caratteristiche che si crede debbano appartenere ad uno scrittore horror.

Come è tipico di King lo scrittore tenterà in molti libri di esorcizzare l’incidente mettendo i suoi personaggi in situazioni analoghe a quella capitata a lui. E’ un modo come un altro per elaborare la paura. E in questo – si sa! – il Re è un esperto!

P.s. La frase che dà il titolo al post è tratta da Duma Key. So già che mi divertirò, durante la lettura delle sue opere, a cercare altri riferimenti a questo come ad altri avvenimenti biografici dello scrittore.

(to be continued…)