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Al cinema con zio Stevie

Vorrei fare alcune riflessioni sulla filmografia derivata di libri di Stephen King. Innanzitutto vale la pena di notare che sono moltissimi gli adattamenti cinematografici dalle sue opere. E questo non è dovuto solamente alla sua prolificità di scrittore ma anche al fatto che il suo stile di scrittura è, di per sé, estremamente cinematografico. Leggendo molti dei suoi romanzi o racconti viene spontaneo immaginarsi i personaggi o gli episodi narrati. Il talento visivo di King è innegabile.

Molte pellicole cinematografiche tratte dalle sue opere, dicevamo. In realtà ce ne sono altrettante ispirate alle sue opere senza che ne siano tratte in nessun modo e altre che riportano solo lo stesso titolo offrendoci uno sviluppo completamente diverso (una su tutti, come ho già ricordatoIl tagliaerbe di Brett Leonard che all’epoca della sua uscita fece indignare enormemente il Re costringendolo a fare causa alla New Line, la casa produttrice). Al di là del discorso dello sfruttamento del nome a fini pubblicitari mi interessa il fatto che questa vicenda testimonia, inequivocabilmente, che il nome di King attiri e venda, soprattutto al cinema. Se mi soffermo a pensarci sono tantissime le produzioni cinematografiche che devono molto alle sue storie ed alle sue atmosfere. Per citarne solo alcune mi vengono in mente il bellissimo Frailty, convincentissimo esordio alla regia di Bill Paxton,  un film ingiustamente poco conosciuto che racconta delle conseguenze che avrà sui figli l’ossessione religiosa di un padre solo (i rimandi a Carrie sono innegabili), oppure il suggestivo (anche se non del tutto riuscito) Premonition di Mennan Yapo, in cui una donna si muove avanti e indietro nei giorni che preludono alla morte del marito per tentare di impedire l’incidente in cui verrà coinvolto (la trama è fortemente suggestionata da La zona morta, anche se lo sviluppo è completamente diverso), o, infine, lo spagnolo Rec di Jaume Balagueró, un horror claustrofobico ed inquietante che si svolge tutto in una notte all’interno di un palazzo sigillato dal quale è impossibile uscire (un po’ come l’Overlook Hotel di Shining dopo la caduta della neve). Ci potrebbero essere ancora tantissimi esempi del genere, questi sono i più significativi che mi sono venuti in mente ma tutto l’horror cinematografico contemporaneo si può dire che sia figlio di Stephen King.

Ma per tornare alla filmografia in oggetto si nota subito che il regista che ha curato il numero maggiore di realizzazioni dalle opere di King è Frank Darabont che ha cominciato girando un cortometraggio tratto dal racconto La donna nella stanza per poi passare ai lungometraggi con Le ali della libertà, Il miglio verde e l’irrisolto The mist. Pare che il sodalizio Darabont e King sia uno di quelli destinati a durare, pur non essendoci attualmente notizie di una loro futura collaborazione, ma il regista resta, sicuramente, uno degli interpreti migliori delle atmosfere e delle suggestioni dello scrittore del Maine. A mio avviso, però, i migliori film tratti dalle opere di king sono quelli girati da Rob Reiner, regista che personalmente apprezzo moltissimo. Le riduzioni cinematografiche de Il corpo e di Misery sono due film stupendi, con una loro dignità artistica indipendente dall’opera da cui sono tratti pur rimanendone particolarmente fedeli.

Per concludere vale la pena osservare che i film girati dai nomi più altisonanti e celebri tra quelli che si sono cimentati nell’opera del Re sono, forse, i meno riusciti. E non perché non siano dei bellissimi film ma perché questi registi hanno messo molte delle loro ossessioni nella riduzione dell’opera kinghiana, tradendo, chi più chi meno, l’idea originale del romanzo o del racconto da cui sono state tratte le rispettive pellicole. E, infatti, sono proprio queste opere quelle che non hanno del tutto convinto lo zio Stevie. Ma è innegabile che la potenza visiva di Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma, di Shining di Stanley Kubrick o de La zona morta di David Cronenberg restano impressi e, spesso, proprio per la loro forte personalità, rischiano di mettere in ombra anche il romanzo dal quale sono stati tratti. Sfido chiunque a leggere Shining senza pensare al sorriso mefistofelico di Jack Nicholson. Anche quello, come i migliori romanzi del Re, contribuirà ad alimentare i nostri incubi per molte notti a venire…

Aggiornamento

Per un confronto con quanto detto nel post date un’occhiata anche a questa classifica stilata da CineFatti. È utile per farsi un’idea ulteriore del rapporto tra zio Stevie e il cinema.

Ancora su Carrie

Questo post è dedicato ad alcune curiosità riguardo al primo romanzo pubblicato da Stephen King. Le riporto per punti perché penso che non abbiano bisogno di ulteriori riflessioni.

  • Sembra che il primo spunto per scrivere Carrie (concepito, inizialmente, come racconto, come già ricordato) sia venuto allo zio Stevie dal commento di una donna in riferimento ai racconti che pubblicava su riviste maschili negli anni 70. Pare che questa donna abbia detto a King che non sarebbe mai stato capace di scrivere qualcosa con una donna per protagonista perché incapace di descriverne la mentalità. E lo scrittore, attratto dalla sfida, avrebbe iniziato a concepire la storia di Carrie. Sarei curiosa di sapere se la signora, successivamente, avrà mai letto romanzi come Dolores Claiborne o Misery o i racconti di Notte buia, niente stelle e, nel caso, cosa ne avrà pensato.
  • Il personaggio della madre di Carrie sembra che sia stato ispirato a King dalla vecchia proprietaria della lavanderia industriale in cui aveva lavorato quando era giovane. Speriamo che la ex datrice di lavoro dell’autore non abbia mai letto il romanzo…
  • Il personaggio di Carrie, invece, gli sarebbe stato ispirato da due ragazze, una compagna di classe e un’allieva. La prima, in modo particolare, era una ragazza emarginata dai compagni e spesso derisa per la sua bassa estrazione sociale. Inoltre aveva una madre fissata con le raccolte punti che collezionava in maniera ossessiva. La ragazza portava lo stesso vestito tutto l’anno ed era timida ed impacciata.
  • Nella prima stesura Carrie era ambientato in Massachussets. Ma l’editore trovò l’ambientazione fuori luogo e non realistica dicendo a King che certi comportamenti e certe abitudini non erano assolutamente attendibili per il Massachussets. In realtà lo zio Stevie aveva già cominciato a descrivere il suo amato Maine, quasi senza rendersene conto. Aveva descritto comportamenti ed abitudini che osservava tutti i giorni fin dall’infanzia e che erano tipici dei luoghi in cui viveva. In pratica ne era così impregnato da considerarli universali! Alla fine l’ambientazione fu cambiata e il romanzo che conosciamo si svolge in una cittadina del Maine.