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Donnine putride

Perché, a volte, ciò che minaccio lo realizzo. Purtroppo

Come si può facilmente evincere dal titolo il tema di questo post sono i personaggi femminili ormai annegati da un po’ di tempo che decidono di ripresentarsi anche se nessuno li ha invitati. Nel cinema, ma questo non si poteva evincere.

Il personaggio, da me personalmente ribattezzato donnina putrida (perché fa simpatia), non è dei più frequenti e non credo che possa assurgere a topos cinematografico a tutti gli effetti come il vampiro, lo zombi o il licantropo ma si è ritagliato comunque un suo ruolo di nicchia piuttosto interessante.

Non credo che ci sia un archetipo codificato e riconosciuto ma mi pare abbastanza evidente che il tutto possa essere fatto risalire ad Ofelia. La vicenda di Ofelia è abbastanza nota in quanto uno dei personaggi più belli dell’Amleto di Shakespeare. Ne riassumo brevemente la storia. La giovane Ofelia, figlia del consigliere del re di Danimarca, è innamorata ricambiata di Amleto, principe di Danimarca. I due giovani si sono promessi amore eterno e fedeltà ma le cose non andranno come entrambi auspicavano. Amleto finge la pazzia per vendicare la morte del padre e la sua messinscena comporta anche di tenere all’oscuro Ofelia del suo piano. La ragazza, inizialmente, non si rassegna al cambiamento avvenuto nell’innamorato e non si arrende di fronte al suo atteggiamento ostile né di fronte ai suoi rifiuti che la costringono ad allontanarsi, ma dovrà ricredersi quando Amleto ucciderà suo padre scambiandolo per l’assassino del re. A questo punto Ofelia impazzisce e comincia a vagare per il palazzo come un fantasma, perdendosi in un mondo di fantasie costruite dalla sua mente ormai vacillante. Ed è proprio un uno dei suoi vagabondaggi, mentre raccoglie dei fiori sulla riva del fiume, che la ragazza incontra la morte. Sarà una morte dolce che la vedrà sprofondare nell’acqua avvolta dai fiori senza che lei neppure se ne renda conto (e, infatti, se ne andrà sussurrando canzoni a mezza voce) fino a quando i suoi abiti, ormai zuppi, non la trascineranno a fondo.

Il personaggio di Ofelia risulta amatissimo anche nell’ambito delle arti figurative, soprattutto dai Preraffaeliti e, in generale, nella pittura vittoriana. Ed è facile anche capirne il motivo perché è una figura che simboleggia l’innocenza e la purezza, caratteristiche idolatrate da questi pittori. Inoltre, per quanto riguarda in particolare i Preraffaeliti, l’elemento naturalistico dei fiori di cui è cosparsa la fanciulla mentre annega e l’effetto dell’acqua sulle vesti bagnate sono due elementi ulteriori che hanno contribuito alla diffusione di questo soggetto nella loro produzione. Va detto che anche l’arte contemporanea non ha disdegnato il soggetto spesso attualizzandolo inserendolo in un contesto di vita quotidiana (come nel caso di Karin Andersen che sostituisce al fiume la vasca da bagno come luogo dell’annegamento della fanciulla) e traghettandolo direttamente al contesto cinematografico.

Ed è proprio al cinema che volevo arrivare.

Attenzione! Contiene spoiler

1. Shining di Stanley Kubrick

Ne abbiamo già parlato a lungo e non credo che ci sia bisogno di tornare sull’argomento. In questo contesto mi interessa solo dare un’occhiata alla donnina putrida della stanza 237 (non me ne faccio una ragione del fatto che Kubrick abbia voluto cambiare il numero della stanza rispetto al romanzo di King…). L’efficacia di questa figura, al di là della realizzazione in termini di trucco ed effetti speciali, è dovuta al fatto che Kubrick ce la presenta inizialmente come una bellissima e giovane donna che attrae Jack all’interno della stanza lusingandolo con chiare profferte sessuali salvo poi rivelarsi per quello che è nel momento in cui l’uomo si troverà avvinghiato a lei. Il contrasto tra il corpo perfetto della giovane donna che esce dalla vasca da bagno e si offre impudica a Jack e il corpo corroso dal tempo e dall’umidità della vecchia è la carta vincente di questa scena e Kubrick riesce, in questo modo, a disgustare e spaventare lo spettatore in maniera eccelsa. E fa riflettere che ancora una volta una delle scene più riuscite del film non sia affatto presente nel libro di King. Ma questa è un’altra storia.

2. Le verità nascoste di Robert Zemeckis

Anche uno dei più innocui registi hollywoodiani ha riesumato (!) il personaggio della donnina putrida, inserendolo in uno dei suoi film migliori che risulta essere anche uno di quelli più atipici della sua produzione. Vien fatto di ricordare Robert Zemeckis per la serie di Ritorno al futuro, per la riuscitissima commistione di animazione ed attori in carne ed ossa di Chi ha incastrato Roger Rabbit? o per la favola ingenua e commovente di Forrest Gump ma si tende a dimenticare questa pellicola del 2001 che, pur non essendo originalissima, riesce a trasmettere la giusta dose di tensione nello spettatore.

La trama ci offre una classica storia di fantasmi che cominciano a manifestarsi in una casa al lago dove una coppia di coniugi passa le proprie vacanze. Queste presenze si cominciano ad avvertire con rumori improvvisi ed immotivati (il lavoro del dipartimento fonico è veramente eccezionale), con lo spostamento di oggetti ma, soprattutto, quando i protagonisti si trovano in prossimità della vasca da bagno. Ben presto si capisce che questa presenza misteriosa (chiunque essa sia) è indissolubilmente legata all’acqua. Qui l’apparizione della donnina putrida è abbastanza fugace e neppure tanto impressionante. Molto più interessante è il meccanismo psicologico dell’attesa messo in scena da Zemeckis che porta lo spettatore a prefigurare la scoperta del cadavere annegato tenendo sempre alta la tensione.

3. Dark Water di Hideo Nakata

Hideo Nakata è noto ai più come regista di The Ring (la versione originale giapponese del 1998 e non l’omonimo remake americano con Naomi Watts, per intenderci) e basterebbe questo particolare per concludere che le donnine putride devono essere proprio una delle sue ossessioni. Dark Water (anche questo con un remake americano dignitoso datato 2005 che vede protagonista Jennifer Connelly) è un horror genuino di quelli che spaventano davvero e ti si insinuano nella mente tanto che non puoi fare a meno di pensarci anche giorni dopo la visione. La donnina putrida che ne è protagonista è, in realtà, una bambina e questo porta lo spettatore ad immedesimarsi con la terribile storia della sua vita e della sua morte a mano a mano che questa viene fuori. Ma è un errore imperdonabile perché come quasi tutte le donnine putride che si rispettino neppure lei cerca la pace dell’eterno riposo ma, semplicemente, è in cerca di una mamma che le faccia compagnia nel buio in cui vive. E anche se si finisce per provare pena per lei non si può fare a meno di volerla vedere definitivamente annegata nella cisterna dal quale è emersa.

4. The Ring di Gore Verbinski

Con questa pellicola il topos della donnina putrida entra direttamente nell’immaginario collettivo. Samara è veramente un personaggio a tutto tondo e non un semplice espediente orrorifico messo lì per spaventare lo spettatore. Dietro questa donnina putrida c’è una storia ed è di quelle che non possono lasciare indifferenti. E’ di quelle che spaventano e commuovono allo stesso tempo. Samara si impossessa delle persone attraverso un video allucinato in cui, tra le altre immagini, la si vede uscire dal pozzo (il ring del titolo è proprio l’anello del pozzo) in cui è stata scaraventata ad annegare. Samara entra così nel mondo reale facendo letteralmente morire di paura chiunque entri in contatto con lei. Anche dietro la terribile furia di Samara, come in Dark Water, c’è una terribile storia di abbandono ma quasi mai si riesce a provare pena per lei nonostante tutto. Nella versione di Verbinski (che prediligo rispetto a quella di Nakata) sono magnifici i colori lividi e freddi che accomunano i palazzi e la natura così come i volti delle persone tanto da dare l’impressione che l’intera pellicola sia girata proprio sott’acqua, in un mondo sommerso distante dal reale benché fatto a sua immagine e somiglianza.

Un incubo geometrico

Ad imperitura memoria di una serata a tre di condivisione a distanza del film di Kubrick

E veniamo a parlare di quello che è considerato da molti un capolavoro. Me compresa, sia chiaro. L’ho ribadito più volte su queste pagine e mi preme sottolinearlo nuovamente. Benché il film e il libro differiscano sotto molti punti di vista alla fine lo Shining di Kubrick è un capolavoro mentre quello di King è un buon romanzo ma con qualche riserva, come abbiamo già visto.

Shining

[The Shining, USA, Gran Bretagna 1980, Horror, durata 119′]   Regia di Stanley Kubrick Con Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers

Attenzione! Contiene spoiler.

In questa recensione non vorrei stare a spulciare le differenze tra film e romanzo, in parte l’ho già fatto e, comunque, è un’operazione che mi interessa relativamente. Come ho già avuto occasione di dire quanto più forte è la personalità del regista che dirige tanto maggiore è l’apporto che questo darà alla storia che sta raccontando. E in Shining delle ossessioni personali di Kubrick se ne trovano parecchie.

1. La geometria

Kubrick adorava la matematica e tutto ciò che ad essa è collegato come, ad esempio, la musica. O la geometria, che altro non è che la traduzione in immagini di principi matematici (perdonate la mancanza di scientificità di tale definizione ma mi serve per esprimere il concetto). Semplificando la geometria è la matematica del regista, che utilizza lo sguardo come tramite per esprimere i concetti che vuole trasmettere allo spettatore. E Shining è pieno zeppo di geometrie. E’ decorata da disegni geometrici la moquette dell’Overlook Hotel, specialmente i corridoi su cui si affacciano le camere dove con bellissimi dolly che si allontanano Kubrick evidenzia la presenza di esagoni sui toni del rosso e del marrone. E’ necessariamente geometrico il labirinto adiacente all’albergo in cui si svolge l’inseguimento finale tra la neve. E tale geometria è sottolineata da Kubrick da splendidi movimenti di macchina come quello con cui riprende Jack che contempla il modellino del labirinto da diverse angolature (salvo poi farci capire che il labirinto osservato da Jack è, in realtà, quello vero quando, riprendendolo dall’alto, vediamo Wendy e Danny che lo percorrono) oppure quello in cui pedina madre e figlio mentre passeggiano per il labirinto inquadrandoli a distanza ravvicinata e ad altezza d’uomo. Sono geometriche le due bambine che appaiono a Danny che si muovono sempre come se fossero due metà speculari di un unico corpo. E, ancora, sono geometrici i bagni degli uomini dove Jack e Grady si confrontano sulla necessità di sterminare la famiglia, come sottolinea l’alternarsi di elementi rossi e bianchi e la ripetitività degli arredi.

2. La musica

Come ricordato prima la musica è un’altra delle fissazione di Kubrick e in Shining è utilizzata in maniera extradiegetica per sottolineare i momenti di suspance e di orrore. La musica in Shining ha esattamente la funzione dell’architettura: riflette gli stati d’animo degli attori. Come tutta la scenografia dell’Overlook diventa personaggio del film, in quanto interagisce direttamente con i personaggi stessi influenzando i loro comportamenti (e questo è ciò che avviene esattamente anche nel romanzo dove l’Overlook diventa anche esso protagonista), così anche la musica si sostituisce al pensiero dei personaggi sottolineando il mutare dei loro stati d’animo (memorabile la scena in cui Jack Nicholson in piedi a lato della sua scrivania fissa lo sguardo davanti a sé e viene posseduto dall’albergo e dai suoi fantasmi attraverso un bellissimo commento musicale capace di produrre ansia in chi lo osserva).

Tutte le visioni di Danny e di Jack all’Overlook sono sempre accompagnate da un commento musicale che contribuisce ad aumentare la tensione e ad incanalare lo sguardo dello spettatore su quello che il regista vuole mostrargli.

3. La filosofia (o, meglio, la psicologia in questo caso)

Questo è l’elemento più complesso da analizzare anche se è immancabile nelle pellicole del regista. L’universo cinematografico di Kubrick è costellato di simboli, metafore e rimandi che possono essere colti a più livelli di penetrazione a seconda della propria sensibilità e preparazione. I film di Kubrick, oltre che visti, vanno anche un po’ studiati per poterne cogliere la complessità. Nel caso di Shining è evidente che ciò che gli interessa è riflettere sul meccanismo della paura e su come questa si impossessa dei suoi personaggi e, nello stesso tempo, su come trasmetterla allo spettatore. Uno degli espedienti utilizzati per ottenere questo effetto è quello della musica, come già accennato. Un altro espediente è la scelta delle inquadrature. Kubrick quasi sempre pedina i suoi personaggi (l’esempio più evidente sono le corse in triciclo di Danny per i corridoi dell’Overlook), li inquadra ad altezza d’uomo e a distanza ravvicinata in modo da coinvolgere lo spettatore completamente ed immergerlo dentro ciò che sta per accadere creando quell’aspettativa necessaria all’imminente manifestazione dell’orrore. Una delle scene più belle, da questo punto di vista, è il piano lungo con cui il regista riprende Danny sul triciclo che corre per i corridoi dell’albergo fino a quando non si ferma improvvisamente all’apparizione delle bambine che gli chiedo “Vieni a giocare con noi?”. Stacco ed inquadratura delle stesse bambine trucidate nel medesimo corridoio. Altro stacco ed una serie di inquadrature alternate del primo piano terrorizzato di Danny, delle bambine in piedi nel corridoio riprese a distanza sempre più ravvicinata e delle stesse bambine morte ricoperte di sangue. E’ una scena ad effetto costruita in maniera perfetta che ha il potere di inquietare e terrorizzare al tempo stesso. L’orrore, in questo caso, ma anche in quasi tutti gli altri momenti del film, è generato anche da un senso di spaesamento che coglie lo spettatore che si trova costretto a collocare fisicamente personaggi in luoghi dove non dovrebbero essere. Le presenze che dimorano nell’Overlook spaventano proprio perché sono fuori posto (meccanismo ricorrente un po’ in tutti gli horror ma portato da Kubrick alla sua massima potenzialità espressiva) perché non sai spiegarti il motivo per cui si trovano dove il regista te le sta mostrando.

Da quanto detto fino ad adesso non ci si capacita delle ragioni per cui Stephen King abbia sempre osteggiato il film di Kubrick; non l’ha apprezzato al momento dell’uscita nelle sale e non ha mai mostrato di aver cambiato idea successivamente. In realtà la ragione è abbastanza evidente (e ne abbiamo già parlato): dalla pellicola di Kubrick vengono eliminati completamente tutti gli elementi di approfondimento psicologico tanto centrali nel libro di King. Il posto è lasciato alle ossessioni personali del regista ed alla sua necessità di indagare nei meccanismi dell’orrore. E questo proprio non poteva piacere al Re che ha scritto un romanzo imperfetto ma molto genuino dal punto di vista dei sentimenti raccontati. La freddezza intellettuale di Kubrick è quanto di più lontano si possa immaginare rispetto al modo di approcciarsi allo stesso tema da parte dello zio Stevie. E questa divergenza è, necessariamente, incolmabile.

A questo punto sono curiosa di vedere la realizzazione di Shining curata dallo stesso King nel 1997 e capire quanto del suo romanzo è invece presente lì e, parallelamente, quanta parte dell’immaginario creato dalla pellicola di Kubrick abbia influenzato la realizzazione kinghiana.

P. s. Per stemperare l’apparente serietà di questa analisi vi consiglio caldamente la visione dei due doppiaggi del Nido del Cuculo tratti da due scene del film che trovate di seguito. E poi fatemi sapere se riuscirete ancora a guardare Shining seriamente la prossima volta 😉

Al cinema con zio Stevie

Vorrei fare alcune riflessioni sulla filmografia derivata di libri di Stephen King. Innanzitutto vale la pena di notare che sono moltissimi gli adattamenti cinematografici dalle sue opere. E questo non è dovuto solamente alla sua prolificità di scrittore ma anche al fatto che il suo stile di scrittura è, di per sé, estremamente cinematografico. Leggendo molti dei suoi romanzi o racconti viene spontaneo immaginarsi i personaggi o gli episodi narrati. Il talento visivo di King è innegabile.

Molte pellicole cinematografiche tratte dalle sue opere, dicevamo. In realtà ce ne sono altrettante ispirate alle sue opere senza che ne siano tratte in nessun modo e altre che riportano solo lo stesso titolo offrendoci uno sviluppo completamente diverso (una su tutti, come ho già ricordatoIl tagliaerbe di Brett Leonard che all’epoca della sua uscita fece indignare enormemente il Re costringendolo a fare causa alla New Line, la casa produttrice). Al di là del discorso dello sfruttamento del nome a fini pubblicitari mi interessa il fatto che questa vicenda testimonia, inequivocabilmente, che il nome di King attiri e venda, soprattutto al cinema. Se mi soffermo a pensarci sono tantissime le produzioni cinematografiche che devono molto alle sue storie ed alle sue atmosfere. Per citarne solo alcune mi vengono in mente il bellissimo Frailty, convincentissimo esordio alla regia di Bill Paxton,  un film ingiustamente poco conosciuto che racconta delle conseguenze che avrà sui figli l’ossessione religiosa di un padre solo (i rimandi a Carrie sono innegabili), oppure il suggestivo (anche se non del tutto riuscito) Premonition di Mennan Yapo, in cui una donna si muove avanti e indietro nei giorni che preludono alla morte del marito per tentare di impedire l’incidente in cui verrà coinvolto (la trama è fortemente suggestionata da La zona morta, anche se lo sviluppo è completamente diverso), o, infine, lo spagnolo Rec di Jaume Balagueró, un horror claustrofobico ed inquietante che si svolge tutto in una notte all’interno di un palazzo sigillato dal quale è impossibile uscire (un po’ come l’Overlook Hotel di Shining dopo la caduta della neve). Ci potrebbero essere ancora tantissimi esempi del genere, questi sono i più significativi che mi sono venuti in mente ma tutto l’horror cinematografico contemporaneo si può dire che sia figlio di Stephen King.

Ma per tornare alla filmografia in oggetto si nota subito che il regista che ha curato il numero maggiore di realizzazioni dalle opere di King è Frank Darabont che ha cominciato girando un cortometraggio tratto dal racconto La donna nella stanza per poi passare ai lungometraggi con Le ali della libertà, Il miglio verde e l’irrisolto The mist. Pare che il sodalizio Darabont e King sia uno di quelli destinati a durare, pur non essendoci attualmente notizie di una loro futura collaborazione, ma il regista resta, sicuramente, uno degli interpreti migliori delle atmosfere e delle suggestioni dello scrittore del Maine. A mio avviso, però, i migliori film tratti dalle opere di king sono quelli girati da Rob Reiner, regista che personalmente apprezzo moltissimo. Le riduzioni cinematografiche de Il corpo e di Misery sono due film stupendi, con una loro dignità artistica indipendente dall’opera da cui sono tratti pur rimanendone particolarmente fedeli.

Per concludere vale la pena osservare che i film girati dai nomi più altisonanti e celebri tra quelli che si sono cimentati nell’opera del Re sono, forse, i meno riusciti. E non perché non siano dei bellissimi film ma perché questi registi hanno messo molte delle loro ossessioni nella riduzione dell’opera kinghiana, tradendo, chi più chi meno, l’idea originale del romanzo o del racconto da cui sono state tratte le rispettive pellicole. E, infatti, sono proprio queste opere quelle che non hanno del tutto convinto lo zio Stevie. Ma è innegabile che la potenza visiva di Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma, di Shining di Stanley Kubrick o de La zona morta di David Cronenberg restano impressi e, spesso, proprio per la loro forte personalità, rischiano di mettere in ombra anche il romanzo dal quale sono stati tratti. Sfido chiunque a leggere Shining senza pensare al sorriso mefistofelico di Jack Nicholson. Anche quello, come i migliori romanzi del Re, contribuirà ad alimentare i nostri incubi per molte notti a venire…

Aggiornamento

Per un confronto con quanto detto nel post date un’occhiata anche a questa classifica stilata da CineFatti. È utile per farsi un’idea ulteriore del rapporto tra zio Stevie e il cinema.

Bibliografia kinghiana

Come promesso ecco finalmente l’esposizione della produzione di Stephen King in ordine cronologico, ovvero lo stesso ordine con cui affronterò le letture.

Come potete vedere il primo libro è Carrie che risale al 1974. Ho già letto il romanzo (più un racconto lungo che un romanzo vero e proprio, in realtà) diverso tempo fa, ai tempi del liceo. In effetti è stata una delle prime letture di King che ho intrapreso  quando ancora lo conoscevo poco. Da allora non mi è più capitato di rileggerlo  ma lo ricordo piuttosto bene anche grazie alle immagini del film che Brian De Palma ha tratto dal romanzo nel 1976. Come è noto il Re ha sempre rifiutato le trasposizioni cinematografiche delle sue opere, eppure dai suoi libri sono stati tratti tanti capolavori e davvero non si capisce come possa non averli apprezzati. Ma, probabilmente, la paternità dell’opera gli impedisce di amare ciò che, inevitabilmente, la snatura, anche se solo parzialmente.

In realtà penso che i migliori film tratti dai suoi libri possano essere considerate opere autonome, tale è la coerenza narrativa e l’efficacia della messa in scena. Basta pensare a Shinig di Kubrick o a Le ali della libertà di Frank Darabont  senza dimenticare il citato Carrie, lo sguardo di Satana di Brian De Palma o il riuscitissimo L’ultima eclissi di Taylor Hackford. Ho visto anche molti dei film tratti dalle opere di King ma mi riservo di rivederli e di recuperare quelli che mi sono persa durante questa impresa in modo da poter valutare e commentare anche le eventuali attinenze/differenze con le fonti letterarie da cui sono stati tratti.

Ed ora, bando alle ciance! Eccovi la lista.

Titolo Titolo originale Anno Pagine Note
Carrie Carrie 1974 174
Le notti di Salem Salem’s Lot 1975 441 Nominato ai World Fantasy Award 1976
Shining The Shining 1977 429 Originariamente intitolato in italiano Una splendida festa di morte
Ossessione Rage 1977 233 Pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman
L’ombra dello scorpione The Stand 1978 929 Nominato ai World Fantasy Award 1979. Pubblicato in edizione integrale nel 1990.
A volte ritornano Night Shift 1978 20 racconti brevi Nominato ai World Fantasy Award 1979
La zona morta The Dead Zone 1979 428 Nominato ai Locus Award 1980
La lunga marcia The Long Walk 1979 384 Pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman
L’incendiaria Firestarter 1980 426 Nominato ai British Fantasy Award 1981
Cujo Cujo 1981 319 Vincitore del British Fantasy Award 1982
Uscita per l’inferno Roadwork 1981 274 Pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman 
Danse macabre Danse Macabre 1981 400 Studio sul genere horror in letteratura, cinema e televisione
L’uomo in fuga The Running Man 1982 219 Pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman 
L’ultimo cavaliere The Dark Tower I: The Gunslinger 1982 224 Una versione rivista ed estesa è stata pubblicata nel 2003
Stagioni diverse Different Seasons 1982 4 racconti lunghi Nominato ai World Fantasy Award 1983. Il racconto Il metodo di respirazione è stato nominato ai World Fantasy Award 1983 e ha vinto il British Fantasy Award mello stesso anno
Christine – La macchina infernale Christine 1983 526
Pet Sematary Pet Sematary 1983 416 Nominato ai World Fantasy Award 1984
Il talismano The Talisman 1984 646 In coppia con Peter Straub. Nominato ai World Fantasy Award 1985. Nominato ai Locus Award 1985.
L’occhio del male Thinner 1984 309 Pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman. In seguito alla pubblicazione, la vera identità di Bachman venne smascherata e il personaggio “fatto morire”
Unico indizio la luna piena Cycle of the Werewolf 1983 127 Illustrato da Bernie Wrightson
Scheletri Skeleton Crew 1985 1 racconto lungo, 19 racconti brevi e 2 poesie Nominato ai World Fantasy Award 1986. Il racconto La ballata della pallottola flessibile è stato nominato ai World Fantasy Award1985. Il racconto Il braccio ha vinto il World Fantasy Award 1982. Il racconto La nebbia è stato nominato ai World Fantasy Award 1981
It It 1986 1142 Vincitore del British Fantasy Award 1987. Nominato ai World Fantasy Award 1987. Nominato ai Locus Award 1987
Gli occhi del drago The Eyes of the Dragon 1984 326
Misery Misery 1987 320 Nominato ai World Fantasy Award 1988
Tommyknocker – Le creature del buio The Tommyknockers 1987 558
La chiamata dei tre The Dark Tower II: The Drawning of the Three 1987 400
Nightmares in the Sky Nightmares in the Sky 1988 128 Fotografie di f-stop Fizgerald. Viaggio per immagini di doccioni e gargoyles
La metà oscura The Dark Half 1989 431
Quattro dopo mezzanotte Four Past Midnight 1990 4 racconti lunghi
Cose preziose Needful Things 1991 690
Terre desolate The Dark Tower III: The Waste Lands 1991 512
Il gioco di Gerald Gerald’s Game 1992 352
Dolores Claiborne Dolores Claiborne 1992 305
La sfera del buio The Dark Tower IV: Wizard and Glass 1997 787 Nominato ai Locus Awards 1998
Incubi & deliri Nightmares and Dreamscapes 1993 22 racconti brevi e 1 poesia Il racconto La fine del gran casino è stato nominato ai World Fantasy Award 1987
Insomnia Insomnia 1994 832
Mid-Life Confidential: The Rock Bottom Reminders Tour America With Three Chords and an Attitude Mid-Life Confidential: The Rock Bottom Reminders Tour America With Three Chords and an Attitude 1994 Raccolta di aneddoti
Rose Madder Rose Madder 1995 432
Il miglio verde The Green Mile 1996 400 Originariamente pubblicato in sei volumi: Le due bambine scomparse, La tana del topo, Le mani di Coffey, La strana morte di Eduard Delacroix, Viaggio nella notte e L’ultimo viaggio di Coffey dal marzo all’agosto 1996. La versione completa è stata pubblicata negli Stati Uniti nel 2000
Desperation Desperation 1996 704 Nominato ai Locus Awards 1997. Il libro condivide gli stessi personaggi del romanzo I vendicatori di Richard Bachman.
I vendicatori The Regulators 1996 480 Pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman. Il libro condivide gli stessi personaggi di Desperation. Primo libro di Bachman pubblicato dopo la “morte” dell’autore. Al momento della pubblicazione gli editori comunicarono che questo libro era stato trovato dalla vedova Bachman tra le carte del marito.
Six Stories Six Stories 1997 6 racconti brevi Edizione limitata di 1100 copie firmate e numerate che include storie poi ripubblicate inTutto è fatidico e Cuori in Atlantide
Mucchio d’ossa Bag of Bones 1998 529 Vincitore del British Fantasy Award 1999
La tempesta del secolo Storm of the Century 1999 400
La bambina che amava Tom Gordon The Girl Who Loved Tom Gordon 1999 224
Cuori in Atlantide Hearts in Atlantis 1999 2 racconti lunghi e 3 racconti brevi Nominato ai World Fantasy Award 2000
Riding the Bullet – Passaggio per il nulla Riding the Bullet 2000 Fu, inizialmente, un racconto multimediale dello scrittore americano Stephen King che propose l’iniziativa, per i suoi lettori, di metterlo a disposizione su Internet, potendolo scaricare liberamente gratis. Questo romanzo/racconto fu pubblicato in Italia nel 2000 dalla Sperling & Kupfer e messo in rete nel 2001; successivamente fu integrato nella raccolta di racconti del 2002 Tutto è fatidico.
On Writing: Autobiografia di un mestiere On Writing: A Memoir of the Craft 2000 288 Autobiografia e manuale di scrittura
Secret Windows: Essays and Fiction on the Craft of Writing Secret Windows: Essays and Fiction on the Craft of Writing 2000 Raccolta di articoli e interviste
L’acchiappasogni Dreamcatcher 2001 620
La casa del buio Black House 2001 625 Sequel di Il talismano, scritto in coppia con Peter Straub
Buick 8 From a Buick 8 2002 368
Tutto è fatidico Everything’s Eventual 2002 14 racconti Il racconto L’uomo vestito di nero ha vinto il World Fantasy Award 1995
I lupi del Calla The Dark Tower V: Wolves of the Calla 2003 714 Nominato ai Locus Awards 2004
La canzone di Susannah The Dark Tower VI: Song of Susannah 2004 432 Nominato ai Locus Awards 2005
La torre nera The Dark Tower VII: The Dark Tower 2004 845 Nominato ai Locus Awards 2005. Vincitore del British Fantasy Award 2005
Faithful Faithful 2004 432 Con Stewart O’Nan
Colorado Kid The Colorado Kid 2005 184
Futuro dizionario d’America The Future Dictionary of America 2005 Co-compilatore
Cell Cell 2006 355
La storia di Lisey Lisey’s Story 2006 528 Nominato ai World Fantasy Award 2007
Blaze Blaze 2007 304 Pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman. Contiene i racconti Memoria, che ha ispirato il romanzo Duma Key e Torno a prenderti ripubblicato nella raccolta Al crepuscolo
Duma Key Duma Key 2008 611
Al crepuscolo Just After Sunset 2008 13 racconti
The Dome Under the Dome 2009 1074
Stephen King Goes to the Movies Stephen King Goes to the Movies 2009 2 racconti lunghi e 3 racconti brevi Contiene racconti già pubblicati nelle antologie A volte ritornano, Stagioni diverse, Cuori in Atlantide e Tutto è fatidico
Blockade Billy Blockade Billy 2010 2 racconti brevi Edizione limitata contenente i racconti Blockade Billy e Morality
Notte buia, niente stelle Full Dark, No Stars 2010 4 racconti lunghi
Mile 81 Mile 81 2011 E-Book. E’ un racconto lungo uscito solo come e-book. Uscita italiana prevista per il 22/11/11, sempre in formato elettronico tramite Sperling&Kupfer.
22/11/’63 11/22/63 2011
The Wind Through the Keyhole The Wind Through the Keyhole 2012 Annunciato. Romanzo della serie de La Torre nera, collocato tra la fine di La sfera del buio e l’inizio di I lupi del Calla
Doctor Sleep Doctor Sleep 2013 Annunciato. E’ il seguito di Shining.

N.d.A. Ho aggiornato la lista delle pubblicazioni di King in ordine cronologico perché mi sono accorta che conteneva alcuni (piccoli!) errori, soprattutto per quanto riguarda le datazioni di alcune opere. Lo farò anche in futuro se mi dovessi accorgere che ne contiene altri o dovessi ricevere segnalazioni in merito. Ho preferito modificare questo post già scritto piuttosto che pubblicarne uno nuovo con le correzioni, anche perché vorrei che questo rimanesse il post di riferimento per la bibliografia. Le parti corrette sono segnalate in rosso.