Tag Archive: Dolores Claiborne


Ancora su Carrie

Questo post è dedicato ad alcune curiosità riguardo al primo romanzo pubblicato da Stephen King. Le riporto per punti perché penso che non abbiano bisogno di ulteriori riflessioni.

  • Sembra che il primo spunto per scrivere Carrie (concepito, inizialmente, come racconto, come già ricordato) sia venuto allo zio Stevie dal commento di una donna in riferimento ai racconti che pubblicava su riviste maschili negli anni 70. Pare che questa donna abbia detto a King che non sarebbe mai stato capace di scrivere qualcosa con una donna per protagonista perché incapace di descriverne la mentalità. E lo scrittore, attratto dalla sfida, avrebbe iniziato a concepire la storia di Carrie. Sarei curiosa di sapere se la signora, successivamente, avrà mai letto romanzi come Dolores Claiborne o Misery o i racconti di Notte buia, niente stelle e, nel caso, cosa ne avrà pensato.
  • Il personaggio della madre di Carrie sembra che sia stato ispirato a King dalla vecchia proprietaria della lavanderia industriale in cui aveva lavorato quando era giovane. Speriamo che la ex datrice di lavoro dell’autore non abbia mai letto il romanzo…
  • Il personaggio di Carrie, invece, gli sarebbe stato ispirato da due ragazze, una compagna di classe e un’allieva. La prima, in modo particolare, era una ragazza emarginata dai compagni e spesso derisa per la sua bassa estrazione sociale. Inoltre aveva una madre fissata con le raccolte punti che collezionava in maniera ossessiva. La ragazza portava lo stesso vestito tutto l’anno ed era timida ed impacciata.
  • Nella prima stesura Carrie era ambientato in Massachussets. Ma l’editore trovò l’ambientazione fuori luogo e non realistica dicendo a King che certi comportamenti e certe abitudini non erano assolutamente attendibili per il Massachussets. In realtà lo zio Stevie aveva già cominciato a descrivere il suo amato Maine, quasi senza rendersene conto. Aveva descritto comportamenti ed abitudini che osservava tutti i giorni fin dall’infanzia e che erano tipici dei luoghi in cui viveva. In pratica ne era così impregnato da considerarli universali! Alla fine l’ambientazione fu cambiata e il romanzo che conosciamo si svolge in una cittadina del Maine.
Annunci

La notizia della collaborazione tra King e Spielberg per la realizzazione di un progetto tratto da The Dome è di qualche giorno fa. Ma non è nuovo l’interesse del regista americano nei confronti delle storie dello scrittore del Maine.

Spielberg, infatti, aveva già acquistato i diritti de Il Talismano con l’intenzione di trarne prima un film e poi una serie tv. Aveva già iniziato anche a lavorare al progetto ma i costi troppo elevati hanno fatto naufragare tutta l’operazione.

Altri sono i progetti falliti che i due avevano intenzione di realizzare insieme come, ad esempio, una pellicola sulle case infestate per la quale lo zio Stevie aveva già scritto la sceneggiatura ma che Spielberg giudicò troppo morbosa e disturbante. Il progetto sarà poi portato avanti dal solo King che, nel 2002, realizzerà Rose Red, miniserie per il canale televisivo ABC.

In pratica l’unica cosa che riusciranno a realizzare insieme è un episodio della serie Ai confini della realtà dove Spielberg è in veste di produttore e King in quella di sceneggiatore.

Ma perché questa volontà da parte di entrambi di collaborare insieme fin dall’inizio delle rispettive carriere? Perché due artisti, apparentemente così diversi, provano una tale attrazione reciproca? Questa domanda mi ha portata ad una riflessione molto personale su alcuni aspetti del cinema di Spielberg e su quelli che possono essere elementi in comune con i romanzi di King.

Prendiamo E.T. L’extraterrestre di Spielberg, ad esempio. Il film racconta in forma di favola il percorso di crescita di un bambino alle prese con un incontro che sconvolgerebbe qualsiasi adulto. Tale percorso di crescita lo porterà a scoprire il valore della vera amicizia e ad affrontare la propria vita in un modo diverso, con coraggio e consapevolezza, anche rispetto a temi importanti come la morte o l’assenza della figura paterna. Non vi ricorda qualcosa tutto questo? Elliot, il protagonista di ET non è altro che uno dei tanti bambini protagonisti dei libri del Re. La descrizione della famiglia americana degli anni ’80, retta da una madre sola, che vive in un quartiere residenziale di una tipica città statunitense è degna di molti dei romanzi di King così come la contrapposizione tra il mondo dell’infanzia (visto come periodo della vita in cui è ancora possibile credere ai sogni e a sentimenti potenti come l’amicizia) e quello degli adulti (che non sono più disposti a ‘credere’ ma solo intenzionati a ‘capire’ anche laddove questa comprensione significhi sacrificare qualcosa di grande ed importante come un rapporto affettivo o la vita stessa). Ed è così che seguire Elliot che pedala in bicicletta non può non richiamare le spedizioni dei ragazzi de Il corpo o lo smarrirsi de La bambina che amava Tom Gordon o, ancora, l’impresa che devono affrontare i Perdenti in It.

Elementi in comune con l’immaginario di King si ritrovano anche in altri film di Spielberg. Penso, ad esempio, a Duel, con la tensione palpabile che deriva dalla paura nei confronti di qualcosa che non si riesce a comprendere (e qui Spielberg si avvale della sceneggiatura di Richard Matheson che, non a caso, è uno degli scrittori più amati dal Re) o a Lo squalo, dove la vita di una tranquilla cittadina balneare della provincia americana è sconvolta dall’arrivo del più feroce predatore dei mari (e un uomo comune, per difendere la famiglia e la realtà quotidiana che ama, è costretto ad improvvisarsi eroe. E Roy Scheider -permettetemi di sottolinearlo- ci regala forse la più bella e misurata interpretazione della sua carriera) o, infine, Il colore viola, storia di una donna a lungo sottomessa ad uomini violenti e prevaricatori (come non pensare a Dolores Claiborne? Anche se la protagonista del film di Spielberg non ha certo lo stesso coraggio dell’eroina kinghiana).

Insomma, i parallelismi potrebbero continuare a lungo ma non voglio annoiarvi ulteriormente con un inutile elenco. Mi premeva sottolineare una serie di elementi in comune che possono servire a capire come due personalità apparentemente così distanti tra loro abbiano, in realtà, non pochi legami.

Detto questo spero proprio che il progetto The Dome vada avanti (anche se lo preferirei in forma di film per il cinema piuttosto che come serie per la televisione): sono proprio curiosa di vedere cosa potrà tirare fuori uno dei miei registi preferiti (pur con i suoi risultati discontinui e, ultimamente, piuttosto scadenti) da uno dei romanzi di King più riusciti (a mio parere).